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05 13 disegna la vitaNOCI (Bari) –Stai vivendo esattamente la vita che avresti disegnato per te?
Possiamo chiamarlo esperimento sociale o ricerca, eppure quello che ne è emerso può essere racchiuso in una semplice parola: vita.
Quando  ho posto questa domanda a Maria, con gli occhi di chi ha vissuto, mi ha guardata e mi ha detto: “Figlia mia, sei così giovane e hai ancora tanto da vivere, nel bene e nel male. Io oggi ho quasi 80 anni e se devo dirti di aver vissuto come volevo la mia risposta è ‘si’. Ho avuto una famiglia, un marito che mi ha amata ogni giorno trascorso insieme, tre figli che hanno intrapreso strade diverse ma ognuno, a suo modo, ci ha regalato piccole o grandi soddisfazioni. Ricordo che quando avevo poco meno della tua età, alla domanda ‘cosa vuoi fare da grande’ non ho mai risposto con grandi pretese, chiedevo solo serenità. Ho avuto il dono di quella serenità e oggi a 80 anni posso dirti che io ho vissuto la vita che avrei disegnato per me stessa”.


Ho rivolto la stessa domanda a una persona che conosco da una vita, una persona che ha gli occhi felici, che sa sempre sorridere davanti a qualsiasi cosa, che ha affrontato ogni prova con quella forza che l’ha resa ai miei occhi da sempre un modello da seguire. Eppure davanti a queste semplici parole, anche lei si è fermata. “Ho imparato che spesso le cose non procedono nel verso che noi vorremmo e quando seguono questa direzione, l’unica soluzione è adattarsi ad essa. Non c’è tempo per abbattersi, per rinunciare, per forzare le circostanze nella direzione in cui vorremmo. Vivo la vita per quello che mi da, non credo al disegno del destino perché se così fosse oggi sarei amata da quella persona che il destino aveva messo sulla mia strada o, ancora più probabilmente, vivrei dove sono cresciuta, dove ho sempre voluto vivere. La vita, invece, a volte non si incastra perfettamente con quello che chiamano destino: cambia le cose, ne distrugge alcune e ne crea delle altre e anche se io avessi voluto disegnare la mia vita così come l’avevo prevista, non è stato possibile e quindi ho imparato a vivere senza previsioni, senza aspettative. Semplicemente vivendo”.

Le cose sono cambiate quando una ragazza mi ha chiesto di fare a lei quella domanda. Ero seduta in sala d’attesa di un ospedale, con il pc sulle gambe che lavoravo a questa ricerca. Lei al mio fianco, mi ha chiesto cosa stessi facendo e se poteva partecipare al mio “esperimento sociale”. Non ho potuto dirle di no, nonostante avessi visto nei suoi occhi quella fragilità di chi di certo non aveva previsto per se stessa tutto quello che lei stava vivendo.

Mi chiamo Francesca e ho 35 anni. Sono qui dentro da circa due mesi e non so ancora per quanto tempo ci dovrò restare. A casa il mio compagno mi aspetta, ogni giorno viene a trovarmi e quando può si ferma a dormire con me. Nonostante il sondino che ho al naso, nonostante i miei 40 kg lui mi guarda e mi dice che sono bellissima. Se vuoi sapere se dieci anni fa mi sarei aspettata di essere qui oggi, a dire a te queste cose, a vivere questo ‘inferno’ la mia è risposta è NO. Non sto vivendo la vita che avrei disegnato per me. Penserai che infondo è una mia scelta, che nessuno mi ha obbligata ad arrivare a questo punto e che solo io sono padrona della mia vita e delle mie scelte. E forse hai ragione, non sono stata in grado di gestire tutto questo, di tenere ben salde tra le mani le redini della mia vita e sto pagando per questo. Lo pago ogni volta che guardo negli occhi il mio compagno, ogni volta che dice di amarmi e di voler stare accanto a me. Questa non solo non è la vita che avrei voluto per me, ma non è neanche la vita che avrei voluto donare alla persona che amo”.

Tra le tante storie che ho avuto l’onore di ascoltare e che forse un giorno riuscirò a raccontare, una di quelle che mi ha lasciata senza parole – ed è difficile che possa capitare a me – è quella di Andrea.

Andrea è un ragazzo di 28 anni, un bel ragazzo di 28 anni. Innamorato della vita, del suo lavoro, della sua famiglia e più di ogni altra cosa, Andrea è un ragazzo innamorato del suo compagno. Ci siamo incontrati per caso pochi giorni fa in un negozio. Stavo cercando un regalo, lui lavorava e così, senza molte spiegazioni, ci siamo ritrovati a parlare di tutto tranne che di quello per cui ero lì. All’inizio è stato Andrea a farmi mille domande, ho persino pensato che fosse uno scrittore curioso, in realtà era semplicemente un ragazzo interessato a sapere perché passeggiavo o entravo nei negozi sorridendo con le mie inseparabili cuffie. Ci siamo raccontati un po’ a vicenda e quando mi ha chiesto se “avessi qualcuno a cui augurare il buongiorno o la buonanotte”, mi ha lasciata così spiazzata la delicatezza della sua domanda che ho capito che avrebbe avuto molto da raccontarmi. Gli ho chiesto se lui aveva quella persona e la sua risposta è stato per me come un arcobaleno dopo una tempesta. “Si, io ho quella persona. Quella persona è al mio fianco da più o meno tre anni e sono tantissime le difficoltà che abbiamo avuto prima di poter contare su quel buongiorno e quella buonanotte. Essere due uomini innamorati l’uno dell’altro non è semplice come se fossimo stati un uomo e una donna. Nonostante siamo nel 2018, oggi quando per strada camminiamo mano nella mano qualcuno ancora si gira a guardarci con occhi che sono tutto all’infuori che felici per noi. Eppure io nella mia storia, nel mio amore per lui, non sento alcuna differenza di quello che prova mia sorella per il suo compagno. Litighiamo come loro, ci amiamo come loro, ci desideriamo come loro. Il nostro amore forse è solo più difficile da accettare, ma non ha niente di meno degli altri, anzi forse in più ha il coraggio. Io ogni giorno auguro il buongiorno a lui con un messaggio, con una chiamata, con una citazione, ogni giorno trovo un modo per sorprenderlo, per fargli capire quanto sia importante per me, quanto sia felice di averlo accanto e soprattutto quanto l’unica cosa a spaventarmi non è il giudizio della gente, gli occhi critici e a volte malevoli degli altri. L’unica cosa che mi fa paura è perderlo”.

Sarebbe bello dire che ognuno di noi vive la vita che avrebbe disegnato per se stesso quando si era bambini, inconsapevoli che la vita non può essere decisa a tavolino: puoi dargli una mano, una direzione ma poi il resto va da sé. Puoi decidere cosa studiare ma può capitare di non avere il lavoro dei tuoi sogni. Puoi amare una città ma puoi non avere la possibilità di viverci. Puoi incontrare persone ma non puoi stabilire di chi innamorarti. E quando capita che ti innamori non puoi decidere di non essere ferito. Può accadere e tu hai una sola scelta: vivere quello che viene e cercare di affrontarlo anche se non era nel tuo disegno.
Una cosa puoi farla: se niente è andato secondo i tuoi piani, strappa quel disegno, prendi una matita – magari più di una, tutte colorate – e ricomincia a disegnare.

 

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