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GiovedÌ, 16 Luglio 2020 - 14:56

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Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2016

Nell’Anno Giubilare della Misericordia, Papa Francesco ha inviato a tutti i cattolici del mondo un importante messaggio, datato, non a caso  4 ottobre 2015 (=festa liturgica di san Francesi d’Assisi), per la Quaresima 2016, incentrata sulle opere di misericordia, che esigono una vera “conversione ecclesiale” e un’autentica “solidarietà fraterna”.

Il Messaggio è diviso in tre corposi paragrafi, che hanno, rispettivamente, i seguenti titoli: Maria, icona di una Chiesa che evangelizza perché evangelizzata; L’alleanza di Dio con gli uomini: una storia di misericordia; Le opere di misericordia.

Nel primo paragrafo, il Santo Padre mette in luce la necessità, per la comunità cristiana e segnatamente per i fedeli laici e per le aggregazioni laicali dell’”ascolto orante della Parola di Dio”. “La misericordia di Dio è infatti – dice il Pontefice – un annuncio al mondo: ma di tale annuncio ogni cristiano è chiamato a fare esperienza in prima persona. E’ per questo che nel tempo della Quaresima invierò i Missionari della Misericordia perché siano per tutti un segno concreto della vicinanza e del perdono di Dio”. E’ un invito, quindi, alla conversione orante della Parola di Dio, che si trasforma in azione missionaria ricca di misericordia ecclesiale e sociale il cui fine è quello d’instaurare una rocciosa solidarietà fraterna. L’esemplarità di questo paradigma evangelico è, certamente, Maria di Nazaret: “Per aver accolto la Buona Notizia – continua Papa Bergoglio - a lei rivolta dall’arcangelo Gabriele, Maria, nel Magnificat, canta profeticamente la misericordia con cui Dio l’ha prescelta. La Vergine di Nazaret, promessa sposa di Giuseppe, diventa così l’icona perfetta della Chiesa che evangelizza perché è stata ed è evangelizzata per opera dello Spirito Santo, che ha fecondato il suo grembo verginale”. L’atto della “conversione all’ascolto profetico della Parola di Dio” attiva un’evangelizzazione nuova e grintosa, che, a sua volta, veicola la grande realtà della riconciliazione, del perdono e della misericordia ecclesiale e divina. Il fine ultimo dell’evangelizzazione del popolo di Dio è l’annuncio della misericordia salvifica del Signore; l’icona di questa dinamica “in uscita” è la Madre di Dio.

Nel secondo paragrafo, Papa Francesco dilinea il profilo dell’alleanza tra Dio con gli uomini, che s’esplicita in una e vera e propria storia di misericordia. “Il mistero della misericordia divina – sottolinea il Vescovo di Roma – si svela nel corso della storia dell’alleanza tra Dio e il suo popolo Israele. Dio, infatti, si mostra sempre ricco di misericordia, pronto in ogni circostanza a riversare sul suo popolo una tenezza e una compassione viscerali, soprattutto nei momenti più drammatici quando l’infedeltà spezza il legame del Patto e l’alleanza richiede di essere ratificata in modo più stabile nella giustizia e nella verità…Questo dramma d’amore raggiunge il suo vertice nel Figlio fatto uomo. In Lui Dio riversa la sua misericordia senza limiti fino al punto di farne la ‘Misericordia incarnata’ (Misericordiae Vultus, 8)”. L’alleanza tra Dio e l’umanità e tra Cristo e la Chiesa è un’alleanza unilaterale, discendente e compassionevole, che inizia con la creazione e finisce con la redenzione: non è corretto, in teologia cristiana, affermare che l’alleanza è duale. E’ sempre la Trinità che prende l’iniziativa e permette all’umanità e alla Chiesa d’inserirsi nell’orbita coinvolgente e avvolgente della misericordia: misericordia che è dramma d’amore (cf Os 1-2; Dt 6,4-5) perché essa appare, alle persone con una “fede tiepida”, come la “contraddizione interna della carità” poiché più aumenta il peccato e più aumenta la grazia. L’amore, la grazia e la misericordia sono atti unilaterali di Dio che, in Cristo e in virtù dello Spirito Santo, portano la luce nelle tenebre, la gioia nel dolore e la letizia nella sofferenza: la “quaresima” ha senso soltanto se prende corpo una convincente “conversione ecclesiale” e una conseguente “fraternità umana” poiché questi due poli rappresentano il perdono di Dio che si trasfigura, per l’uomo e per il cristiano, nel dono sincero di sé nei confronti del prossimo.

Il terzo paragrafo, infine, si concentra, propriamente, sulle opere di misericordia, che basate sulla Rivelazione, devono aprirsi alle nuove esigenze della Chiesa contemporanea e dell’odiernità sociale e macrosociale. “La misericordia di Dio – conclude “il Papa venuto dalla fine del mondo” – trasforma il cuore dell’uomo e gli fa sperimentare un amore fedele e così lo rende a sua volta capace di misericordia. E’ un miracolo sempre nuovo che la misericordia divina si possa irradiare nella vita di ciascuno di noi, motivandoci all’amore del prossimo e animando quelle che la tradizione chiama le opere di misericordia spirituale e corporale”. Ebbene, queste opere – oltre a quelle indicate dal Catechismo della Chiesa Cattolica – vanno aggiornate dal punto di vista del “mutamento culturale che connota il mondo globalizzato del nostro tempo”. L’aggiornamento riguarda, soprattutto, le pietre di scarto, le periferie esistenziali e gli avanzi urbani.  Le pietre di scarto sono tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle che hanno perso la dignità della loro umanità in quanto la loro vita s’è trasformata in una “prolungata e nefasta sopravvivenza”: si tratta d’intere popolazioni che migrano da una parte all’altra del pianeta per cercare un lavoro, un futuro, una famiglia, una casa. Sono “pietre di scarto” perché “la quarta rivoluzione industriale” le ha espulse dalla convivialità del’esistenza e dalla vita quotidiana: sono le vite di scarto, individuate da Bauman (1925). Le periferie esistenziali sono i poveri e i miserabili: essi non hanno niente e nessuno, vivono la solitudine dell’indifferenza altrui e l’isolamento emarginante dell’economia idolatrica e disumana: queste periferie esistenziali, spesso, sono anche i nuovi cercatori di Dio, i miserabili della speranza e i disperati del nulla di ogni giorno. Gli avanzi urbani sono, in conclusione, i vagabondi delle megalopoli e delle metropoli, che non hanno nulla da mangiare e da bere, che non hanno un letto e un tetto per dormire, che non hanno più parenti, né fratelli, né sorelle. Di fronte a questo “dramma esistenziale”, non basta l’aiuto sporadico delle comunità ecclesiali e dei fedeli laici più avvertiti: è necessaria, per i cristiani, l’urgente sintonizzazione con la persona e la sostanza dello Spirito del Risorto, che, con la sua brezza, leggera leggera, converte il cuore e porta “al largo” la Chiesa della misericordia, che è, in sintesi, il sacramento dell’unità del genere umano, dove non esistono più uomini e cittadini, dove non esistono più i trattati internazionali sulla cittadinanza ma esistono soltanto fratelli e sorelle che portano i pesi gli uni degli altri.-

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