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Papa Francesco e il giubileo dei ragazzi

La felicità non coincide con una vita mediocre, esclusivamente legata all’uso di internet: è questa la sostanza cristocentrica e misericordiosa messa  in luce da Papa Francesco durante l’omelia della celebrazione eucaristica giubilare col movimento laicale dei ragazzi, svoltasi domenica mattina 24 aprile 2016, in Piazza San Pietro. Il Santo Padre ha evidenziato, nell’oggi della fede cristiana, cinque dimensioni essenziali della vocazione e della missione dei ragazzi battezzati: vocazione e missione da praticare nella storia della Chiesa, della famiglia e della società.

La prima dimensione concerne lo specifico dell’evangelizzazione cristiana che postula la testimonianza e la missione dell’amore pasquale (cf Gv 13,35). “Cari ragazzi e ragazze – esordisce il Pontefice - …oggi…il Signore…Ci dice che la gente riconoscerà i discepoli di Gesù da come si amano tra di loro. L’amore, in altre parole, è la carta d’identità del cristiano, è l’unico ‘documento’ valido per essere riconosciuti discepoli di Gesù”. L’amore cristiano è, perciò e ieri come oggi, ciò che identifica ogni battezzato missionario: la vocazione cristiana, essendo per sua natura apostolica, sta a significare che ogni ragazzo ed ogni ragazza del movimento laicale del nostro tempo non possono separare la propria fede dalla propria vita personale e comunitaria. Rimettere al centro della propria esistenza l’amore cristiano è, di conseguenza, rimettere in circolazione la carità che tutto sopporta e tutto spera (cf 1 Cor 13,7).

La seconda dimensione riguarda “il proprium” della testimonianza e della missione dell’amore pasquale che veicola lo stupore della bellezza misericordiosa”. “Anzitutto – continua il Santo Padre -, amare è bello, è la via per essere felici…Questa è la concretezza dell’amore. Amare, infatti, vuol dire donare, non solo qualcosa di materiale, ma qualcosa di sé stessi: il proprio tempo, la propria amicizia, le proprie capacità”- La peculiarità cristiana del dono sincero di sé crea lo stupore della bellezza della misericordia che, in ultima istanza, rimanda all’amore pasquale che testimonia e annuncia la risurrezione, la speranza e il futuro affidabile: in un mondo segnato dall’indifferenza e dalla disperazione, le ragazze e i ragazzi cristiani sono chiamati a non essere soggetti passivi ma soggetti attivi e corresponsabili dell’essere e dell’agire della Chiesa. Soggetti, ancora, direttamente chiamati dal Signore a “prendere il largo” e a “gettare le reti”.

La terza  dimensione attiene alla realtà cristiana del voler bene, rispettando la libertà di sé e del prossimo. Il Signore e la Sua Chiesa sono lontani dal proselitismo: soltanto con un pieno atto di libertà si può credere nell’incarnazione salvifica del Figlio di Dio. “Il Signore…- prosegue il Vescovo di Roma - …Vi insegnerà a rendere più belli anche l’affetto e la tenerezza. Vi metterà nel cuore un’intenzione, quella di voler bene senza possedere, di amare le persone senza volerle come proprie, ma lasciandole libere. Perché l’amore è libero! Non c’è vero amore che non sia libero!”. Con queste parole meravigliose, il Papa esplicita la verità della libertà religiosa e quella dell’amore responsabile poiché la libertà autentica non coincide con il libertarismo ma con la responsabilità morale ovvero con la scelta del bene sul male e con la scelta del primato della libertà del prossimo sulla libertà egoista: proponendo l’amore cristiano, i ragazzi e le ragazze del movimento laicale propongono una fede libera e liberante. E’ la fede in Gesù che rende felici: è dalla fede in Gesù che scaturisce la gioia di vivere la vita umana nella pienezza di tutte le sue espressioni estetiche ed etiche. “La vostra felicità – chiosa il Papa – non ha prezzo e non si commercia: non è una app che si scarica sul telefonino”.

La quarta dimensione ha a che fare con l’impegno cristiano  nella vita quotidiana poiché non esiste un cristianesimo della domenica o dei giorni festivi: è nella perseveranza del servizio quotidiano, infatti, che s’instaura il Regno di Dio e si riconosce il dono della santità. “Poiché l’amore è il dono libero di chi ha il cuore aperto; l’amore è una responsabilità, ma una responsabilità bella, che dura tutta la vita; è l’impegno quotidiano di chi sa realizzare grandi sogni!”. Il Pontefice non fa un discorso sdolcinato ai ragazzi e alle ragazze: egli, invece, esibisce il profilo di un “cristianesimo esigente” che va al di là delle mediocrità, dei relativismi, degli impegni occasionali, episodici e rapsodici. La bellezza, la tenerezza nel prendersi cura delle “pietre di scarto” è un’esperienza attrattiva poiché in ogni fratello e in ogni sorella si riconosce il Signore sofferente, che chiede aiuto al Padre e allo Spirito Santo. Questa quarta dimensione è, pertanto, la dimensione cristiana che mette alla prova la solidità della fede trinitaria e, soprattutto, la fede nel Redentore dell’uomo e del genere umano. Vivere l’amore pasquale significa vivere l’amore umano nella sua verità oggettiva: verità che cammina con le gambe della Chiesa cattolica e con tutti i suoi figli, giovani e meno giovani.

La quinta – e ultima – dimensione afferisce alla ricerca della perfezione cristiana: il pressappochismo, il qualunquismo, la testimonianza tiepida e accidiosa non appartengono allo statuto apostolico e missionario del cristiani. La costanza dell’ascolto e dell’annuncio della Parola di Dio, del nutrimento e della vita eucaristica, della formazione e della prassi caritativa sono l’alimento spirituale per poter concorrere a costruire, nella storia, la comunità ecclesiale e la comunità civile. “Il vostro programma quotidiano – conclude il Santo Padre - siano le opere di misericordia: allenatevi con entusiasmo in esse per diventare campioni di vita, campioni di amore! Così sarete riconosciuti come discepoli di Cristo”. La ricerca della perfezione, nel cristianesimo, non ha età perché la santità è unita alla maturità e la maturità evangelica abita nella vita dell’amore: essere amati gratuitamente ed amare gratuitamente è, infine, la cifra esemplare ed eroica dell’esistenza plenaria e “afferrata da Cristo”.

In sintesi, il discorso presentato dal Papa al giubileo dei ragazzi e delle ragazze è un “discorso profetico” rivolto anche alle famiglie cristiane e agli “adulti” nella fede.- 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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