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Ricordo di Andrea Fanelli (1947-2016)

 

Nei primi giorni del mese mariano dell’Anno Santo della Misericordia, è improvvisamente “tornato nella Patria Trinitaria” il prof. Andrea Fanelli (Conversano, 31 gennaio 1947; Carbonara, 6 maggio 2016), illustre “intellettuale cattolico” del sud-est barese e fine grecista e latinista, formatosi alla prestigiosa scuola della Facoltà di Lettere classiche dell’Ateneo di Bari, degli anni sessanta del ‘900, e dell’erudita scuola superiore  di Conversano, illuminata dal faro meridionale e meridionalista del geniale professor Mons. Luigi Gallo (1882-1973), acuto docente di lingue e letterature classiche e profondo conoscitore della teologia mistica e della musica sinfonica internazionale.  

La liturgia esequiale è stata presieduta, sabato 7 maggio 2016, nella Cattedrale della “città dei Conti”,  da don Gaetano Amore Luca (Arciprete-Parroco di Polignano a Mare, già Rettore del Seminario Vescovile e già Collega del prof. Fanelli, presso lo storico Liceo classico “D.Morea” di Conversano (1861: “tempio della cultura pugliese ed extraregionale”, diretto, negli  ultimissimi decenni, dal competente,  lungimirante ed encomiabile prof. Vito Luigi Campanella): alla solenne celebrazione eucaristica ha partecipato, oltre alla famiglia (stretta e allargata) di Andrea, un’affollata porzione dell’intero popolo di Dio della diocesi di Conversano-Monopoli, accolta, con generosa e amorevole sensibilità ecclesiale, da don Felice Di Palma (Arciprete-Parroco della Cattedrale), da don Giuseppe Goffredo (Vice-Parroco della Cattedrale) e da Mons. Pasquale Cantalupo (Arciprete emerito della Zona Pastorale della “cattedra episcopale”).

Andrea Fanelli nasce, nel 1947, da genitori molto umili e laboriosi: nella sua “Chiesa domestica” fa tesoro della prima educazione spirituale, morale e religiosa, che, ben presto, lo conduce a frequentare gli ambienti ecclesiali delle parrocchie della città, animate, soprattutto dai fedeli laici dell’Azione Cattolica Italiana (ACI-AC). In appena un quarto di secolo, Andrea ricopre quasi tutti gli incarichi, di responsabilità, parrocchiali e diocesani delle articolazioni (interne ed esterne) della più antica e vivace aggregazione laicale (1868) della Chiesa postunitaria e del movimento cattolico italiano, non disgiunto dal più generale movimento cattolico europeo. Dopo aver conseguito, in modo brillante, la Laurea in Lettere classiche – con una tesi su un testo raro di un monaco del basso medioevo della Toscana – il Dott. Andrea Fanelli è, nel 1970, componente del Consiglio Diocesano e figura di spicco del Movimento Laureati dell’ACI, guidato, quest’ultimo e a livello di Chiesa locale, dalle  presenze spirituali e verticali di Mons. Domenico De Tomaso, Mons. Luca Innamorato, Mons. Martino Scarafile e dal prof. don Angelo Fanelli (noto medievista di caratura internazionale, Docente  di Storia della Chiesa – nonché Collega di Andrea - all’Istituto di Scienze Religiose di Conversano, riconosciuto, a livello accademico, dalla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli, dove chi scrive, Dottore di Ricerca in Sacra Teologia, ha altresì insegnato  per circa un ventennio, collaborando, a livello di Teologia Sistematica e di Dottrina sociale della Chiesa, alla pubblicazione dei  “quaderni dell’Istituto”, ospitati dall’Editrice “La Scala” dei Benedettini di Noci-Ba).

Agli inizi della sua quarantennale carriera professionale – distribuita nelle Istituzioni scolastiche dello Stato – il prof. Fanelli, per ragioni lavorative ed economiche, si reca nel nord-est del Paese e sposa, a Conversano (1972), la cortese e riservata Mimina Marchitelli che gli dona due angeli biondi ovvero Stefano (1974; oggi, specialista in Ingegneria) e Fiorenza (1977; oggi, specialista in Chimica). In certo senso, i due angeli biondi nascono durante le esperienze associative dei “campi scuola estivi” per i dirigenti parrocchiali, per gli aderenti al Settore Giovanile e per gli educatori dell’Azione Cattolica dei Ragazzi (ACR), che Andrea – da Presidente Diocesano dell’AC (1974-1980) – promuove,  col determinante sostegno orante di Vittoria Dell’Edera e Melina Primavera e col decisivo sostegno organizzativo di Carmela Monopoli e Carla Laruccia, in seguito, graziosa moglie (2001-2011) di chi scrive. Sono gli anni, delicati e difficili, della trascrizione diocesana della “scelta conciliare” (AA 20; CD 17; AG 15) e della cosiddetta “scelta religiosa “ dell’ACI (Statuto, 1969): scelte operate direttamente dal colto Santo Padre Paolo VI, dall’ispirato e attrattivo Mons. Franco Costa e dal prudente e valoroso prof. Vittorio Bachelet, generatore dei “tempi nuovi e delle terre nuove” nella Chiesa cattolica dello Stivale e nello Stato della Repubblica italiana.  La nostra “amicizia ravvicinata” (nata e coltivata permanentemente nell’AC diocesana e in alcuni Istituzioni Scolastiche di Conversano, dal 1974 al dies natalis) ci fa incontrare con i vertici regionali e nazionali dell’Associazione: vertici che concorrono alla formazione  della nostra coscienza cristiana e civile, a servizio permanente effettivo del bene apostolico della Chiesa e del bene comune della società. Mons. Clemente Riva, Mons. Fiorino Tagliaferri, Mons. Pino Scabini, Mario Agnes, Alberto Monticone, Achille Ardigò, Adriano Bompiani, Francesco Paolo Casavola, Paola Bignardi, Rosy Bindi e, negli ultimi anni, Mons. Ignazio Sanna e Renato Balduzzi  fanno volare il nostro cuore prossemico al di là del cielo azzurro e ossigenato, dove si contempla il volto del Signore e di Maria di Nazareth, assunta, in Paradiso, in corpo e anima.

Quest’intensa contemplazione attiva (Maritain; Frassati; Rahner; De Chardin; La Pira; Dossetti, Lazzati, Barelli, Carretto, ecc.) viene sublimata, nella vita di Andrea e della sua famiglia (nucleica  ed estesa), grazie alla fluente  “spiritualità radicale e del vissuto evangelico”: spiritualità veicolata dalle vibrazioni commoventi  del magistero orante di Mons. Scarafile e dagli impulsi taglienti del magistero senza ma e senza se di don Giovanni Battista Martellotta, Assistente Ecclesiastico Unitario dell’ACI diocesana e instancabile “asino di lavoro” sul terreno esigente della Parola di Dio e della presenza reale del Signore nell’eucaristia. L’ascesi spirituale,  intellettuale ed etica di Andrea lo colloca, secondo il nostro osservatorio laicale, ancorato al valore, non negoziabile, della laicità conciliare - che si nutre del magistero pastorale di Mons. Falconieri, Mons. D’Erchia, Mons. Padovano e Mons. Favale  -, nel firmamento ecclesiale ed etico-civile del sud est-barese, della seconda metà del XX secolo  e del primo quindicennio del XXI secolo: firmamento stellare, abitato da personaggi, di grandissime qualità mistiche, intellettuali, morali ed istituzionali,  come, per esempio, Vincenzo Russo, Vito Sante Longo, Matteo Fantasia, Peppino Giacovazzo, Maria Miccolis, Maria Boccardi, Felice Laforgia, Angelo Menga, Pierino Mezzapesa, Matteo Pugliese, don Agostino Bagordo e le eccezionali sorelle  Marangelli di Conversano.

Ebbene, se il limite della vita è la morte, il limite della morte è la fede rivelata nella Risurrezione del Maestro e Figlio di Dio che, con la sua incarnazione messianica e liberante, si è, in certo senso, unito ad ogni donna e ad  ogni uomo di ogni tempo. Teologicamente e trinitariamente, ciò dice che la morte di una persona esplicita “tre sentimenti di Cristo, fortemente  pasquali” ovvero la memoria, la compagnia e la profezia (Mons.Forte).

La memoria di Andrea (2016) riposa, soprattutto, nella sua intelligenza briosa e popolare: soltanto l’intelligenza coltivata e diffusa è capace di ascoltare tutti e di farsi ascoltare da tutti. Essere “intellettuali cattolici” è, infatti, un dono speciale dello Spirito del Risorto poiché l’intelletto umano  accede, attraverso la fede in Cristo, alla realtà di conoscere come conosce Dio. Anche il mistero del mondo e della vita umana è conoscibile, per mezzo della Rivelazione, tant’è che essa è, nel Figlio umanizzato, la stessa autocomunicazione personale del Sommo Bene, ricco di Misericordia: Andrea Fanelli, inabitato dalla vita divina, cioè dalla grazia battesimale, matrimoniale ed eucaristica, ci ricorda che la ragione e la fede non sono antitetiche ma sono, in modo esemplare, le due ali dello spirito umano il cui soffio vitale è capace di schiudere lo scrigno e il tabernacolo della Verità. Verità che egli ha seminato in lungo e in largo a migliaia di soci dell’ACI diocesana e a migliaia di studenti e studentesse, soprattutto durante il suo lungo periodo d’insegnamento valoriale e disciplinare, intriso da un vivo personalismo comunitario, molto vicino all’umanesimo costituzionale.

La compagnia di Andrea riposa, invece, nella sua “presenza attuale”, che continua a svelare la verità della Verità: la verità, infatti, non è un valore che si può sposare con la superbia dell’intendere, con l’arrivismo dell’avere e col delirio dell’innipotenza gnoseologica, etica, economica, culturale e politica. In Andrea Fanelli, il valore della verità della Verità è un principio ineludibile della vita umana e della vita degli intellettuali, cattolici e no: principio, che è all’unisono, personale, familiare, sociale, civile e politico: dire e dare la verità significa dire e dare l’essenziale cristocentrico dell’esistenza, degna di essere vissuta con pienezza e in modo solidale. La compagnia della verità di Andrea è, di conseguenza, la stessa compagnia della virtù primordiale del cristianesimo che, alla luce del “mistero pasquale”, fa dire a Gesù le famose parole, scolpite nell’anima dell’apostolo Tommaso, “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6). Dire e dare la verità è, ancora, dire e dare la vita per l’amico: Andrea Fanelli, col suo inaspettato volo in Cielo, ci lascia l’integrità e la lezione etica e professionale della sua vita, modellata sulla vita del Maestro e della Madre di Dio e modulata sull’accettazione del dono gratuito e irrevocabile della santità cristiana dei giorni feriali e non dei giorni festivi. Durante i suoi prolungati colloqui intimi con “Gesà sacramentato” l’ho visto  – come il Venerabile Giuseppe Lazzati –  librarsi insieme a un’aquila silente, rapiti dalla terra e innamorati  del tempo senza tempo, sede della verità, della libertà, della giustizia, della carità, della pace  e dell’eternità.

La profezia di Andrea riposa, infine, nel lascito della sua eredità, tutta rosminiana, della “carità intellettuale”: ci sono alcuni che confondono, ancora oggi, l’intelligenza con la razionalità e questa con lo scientismo. La carità intellettuale di Andrea è, invece, la razionalità aperta dall’Amore  e infusa dell’Amore:  si tratta, cioè, della “saggezza mite e serena”, che unisce il sapere alla virtù della Bellezza eccedente, tracimante, incontenibile e senza perimetrazioni matematiche e geometriche. La carità intellettiva, incarnata e testimoniata, con elegante discrezione, da Andrea, è, così, la fonte sorgiva dell’acqua pura che santifica la coscienza morale del cuore trasparente, nel tempo della società opulenta, consumista e liquida (Bauman) e del suo nefasto esito comunitario, popolato dalle “pietre di scarto” (Mons. Bello) e dalle “periferie esistenziali” (Papa Francesco). Con la carità intellettuale, Andrea Fanelli ci regala, senza pretese escatologiche, il sogno e l’arte della speranza attendibile, per un futuro laborioso e onesto delle giovani generazioni: un futuro rigorosamente  marcato dal “principio del non appagamento” (don Sturzo, De Gasperi, Moro), che è il locomotore storico  che sfida la possibilità di ogni possibilità: Andrea, con la sua vita cristiana e laicale, ci lascia, pure, il dono del coraggio creativo e innovativo che annulla ogni sentimento di rassegnazione e ogni presenza stolta dei “profeti di sventura” (Giovanni XXIII).

La nostra cristallina amicizia cristiana è stata ed è un’amicizia solare e irretrattabile,  senza rimpianti e senza confini, che è andata e va oltre il comune tempo del vivere e del morire.- 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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