La Madonna nel magistero di don Tonino Bello

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La relazione mistica e radiosa di Maria di Nazareth nella vita episcopale di don Tonino Bello (Alessano, 18 marzo 1935; Molfetta, 20 aprile 1993) è stata una relazione teologale di rara finezza contemplativa e attiva. Infatti, don Tonino (Palese, 1997), soprattutto nella sua pubblicazione intitolata Maria donna dei nostri giorni (1993), canta e propone una mariologia vissuta, che si fa esperienza quotidiana a servizio soprattutto degli ultimi e delle “pietre di scarto”. La prima pietra miliare della mariologia di don Tonino (Perrella, 2014) attiene alla popolarità di Maria: popolarità sia di natura ecclesiologica sia di natura religiosa.  

Maria, oltre ad appartenere al nuovo Popolo di Dio, è, in effetti, donna decisiva e unica nella trama della storia della salvezza. Dando vita umana al Redentore del mondo, Maria incarna la forma plenaria dell’umanità della Chiesa e del discepolato cristiano: Madre di Dio, Vergine, Immacolata e Assunta, in corpo ed anima (Solle, 1981), Maria è sia la via della comunità ecclesiale sia la via della comunità civile. Don Tonino Bello sostiene, cioè, la cifra trasversale della storicità e della salvezza di Maria: la sua popolarità va da un punto all’altro della vita planetaria e della vita universale della Chiesa di Cristo. A questa popolarità di natura ecclesiologica, a servizio della comunità cristiana e della comunità civile, don Tonino unisce la popolarità di natura religiosa di Maria: popolarità che è capace di avvicinare, a livello orante e devozionale (Paolo VI, 1974) i confini della terra a quelli del cielo, i confini del finito a quelli dell’infinito, i confini del “penultimo” a quelli dell’”ultimo”, i confini della storia a quelli della gloria. In quanto donna dei nostri giorni, Maria è, altresì, la genesi spirituale e morale sia intrapersonale sia interpersonale: è la “donna nuova”, che porta nel suo grembo l’”uomo nuovo” ovvero Gesù Cristo che rivela il mistero di Dio Padre, di Dio Spirito Santo e rivela il mistero dell’uomo all’uomo (cf Gaudium et spes n.22). In questo senso, Maria è la strada privilegiata dell’umanizzazione integrale e solidale e porta aperta alla divinizzazione trinitaria dell’uomo, il cui nome proprio è l’accettazione del dono della santità cristiana.

La seconda pietra miliare della mariologia di Mons. Bello (Perrella, 2014) concerne la profezia di Maria: profezia che annuncia la Via, la Verità e la Via (cf Gv 2,1-5; 14,6), che smaschera il peccato e i potenti dei troni (cf Lc 1,52) e che proclama la giustizia nei confronti dei ricchi (cf Lc 1,53). Per vivere la profezia, Maria incorpora le virtù teologali (fede, speranza e carità), le virtù cardinali (temperanza, fortezza, giustizia e prudenza) e le virtù umane (semplicità, umiltà, onestà, sobrietà, prossimità e solidarietà): non si tratta, tanto, di praticare le opere di misericordia spirituale e di misericordia corporale quanto di testimoniare l’essenza del cristianesimo nella vita quotidiana. La vera profezia di Maria è, perciò, il suo totale abbandonarsi alla volontà divina della Santissima Trinità, esplicitata dall’amore pasquale: la profezia cristiana dell’amore gratuito è, allora, lo specifico cristico della vita della donna di Nazareth: specifico che non si riduce al valore teologico del “femminile” (Militello, 2014) ma s’espande a tutta la cifra antropologica e umanistica. Per don Tonino. “Maria donna dei nostri giorni” è il prototipo della pienezza umana sia delle donne sia degli uomini: la “Figlia di Sion” (Mori, 1985; Bartolini, 2009) è, pertanto, presente in tutti i tratti  psicologici, sociologici, culturali e politici della vita personale e comunitaria. Non è soltanto “donna del mediterraneo” (De Fiores, 2006) e donna della “sintesi dei valori” ma è sposa, madre, sorella, casalinga, educatrice, lavoratrice, imprenditrice, impiegata nella pubblica amministrazione; è operaia dei moderni settori  economici e dirigente dei nuovi settori del mondo telematico e tecnologico. In poche parole è compagna e ausiliatrice dell’umanizzazione cristiana di ogni persona umana che abita il pianeta.

La terza pietra miliare della mariologia di don Tonino (Masciarelli, 1985: Turi 2016) ha a che fare col fatto che Maria è la prima cristiana laica della Chiesa cattolica: la sua secolarità (Lazzati, 1953) caratterizza, dopo il Verbo eterno di Dio, il profilo peculiare del dato incarnazionista della vita cristiana. “Essere nel mondo” senza “essere del mondo” è, in Maria, la categoria teologica esemplare di santificarsi nel mondo perché il mondo creato è buono e bello. La bontà e la bellezza del mondo creato da Dio è, in Cristo, il capolavoro dell’Amore che unisce l’eterno Amante all’eterno Amato. Maria è icona della Trinità, così come lo sono sia la Chiesa sia il genere umano. La mistica mariana viene, di conseguenza e per don Tonino, prima dell’ascetica e della prassi di purificazione, del mondo, dal peccato e dalle sue strutture. Su questo piano l’umile laicità di Maria è la struttura portante del rispetto delle creature e del riconoscimento delle loro leggi: avendo anche la società le sue leggi (cf Gaudium et spes n.36), i cristiani – imitando l’esistenza della laica di Nazareth – sono chiamati ad essere “tabernacolo eucaristico”, che cammina tra le strade del mondo per liberare la libertà umana, attraverso la Via, la Verità e la Vita marianizzata.

La quarta – e ultima – pietra miliare della mariologia di Mons. Bello (Turi, 2009) è l’estetica teologica di Maria, raccontata dalla grande tradizione cristiana della Chiesa, attraverso la liturgia mariana e l’arte della poesia, della letteratura, della pittura e della scultura. Anche nel dolore, Maria è sempre “la stella del mare”, illuminata e vivificata dal Sole che non conosce tramonto. In merito, nel magistero mariano di don Tonino sono ricorrenti queste parole di Lazzati (1909-1986): “Maria ha dato al mondo Gesù e per volontà di Gesù ella è fatta nostra madre, come colei che genera ciascuno di noi a Cristo o genera Cristo in ciascuno di noi. Di qui la posizione centrale di Maria nell’opera di redenzione; così centrale che ella appare corredentrice, da Betlem, dove ci dona Gesù…al Calvario, ove ella offre Gesù e si offre con lui crocifissa nello spirito per la redenzione del mondo” (1953). La bellezza totale di Maria di manifesta dopo la risurrezione di Gesù Cristo: bellezza che rimanda, sempre, all’Oltre e al soffio balsamico dello Spirito Santo. In Maria, tutta bella, è presente, in nuce, ogni bellezza umana e ogni bellezza dell’opera umana: Maria ispira la bellezza del mondo e del mondo. La sua dolcezza misericordiosa e le sue carezze graziose altro non sono che le due ali che portano alla verità di ogni bellezza maschile e femminile e alla bontà di ogni azione degna dell’uomo e della sua vocazione storica e trascendente.-

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