La mariologia di Luigi Sturzo

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La figura e l’opera di don Luigi Sturzo (Caltagirone, 26 novembre 1881; Roma, 8 agosto 1959) sono state, quasi sempre considerate, dagli addetti ai lavori (De Rosa, 1982), nei loro risvolti spirituali, familiari, morali, sociologici e politologici: risvolti, anche teologici, documentati dallo stesso “prete di Caltgirone”, in provincia di Catania, nella sua vasta produzione letteraria e saggistica.

Un aspetto poco esplorato del suo pensiero è comunque la sua mariologia ovvero la sua interpretazione storico-concreta e storico-salvifica di Maria di Nazareth, Madre di Dio (325), sempre Vergine (431) Immacolata (1854) e Assunta, in corpo ed anima (1950). Ebbene, le “spie critiche” della sua mariologia si trovano in una celebra pubblicazione della sua “opera omnia” (cf Problemi spirituali del nostro tempo, Bologna 1961): le note “Perché piange la Madonna (1954; pp.197-198)” e “La Madre di tutti” (ivi, pp.202-203) esplicitano la sua riflessione sulla Vergine e la sua teologia sul Mistero della “beata tra tutte le donne”.  Intersecando il contenuto delle due note, scaturiscono le seguenti sottolineature mariologiche, sempre relazionate al Mistero di Cristo e al Mistero della Chiesa.

La prima sottolineatura  di Sturzo riguarda la maternità universale di Maria: in quanto Madre di Dio fattosi uomo, “Gesù – dice il fondatore del Partito Popolare Italiano (18 gennaio 1919) – ci ha dato una Madre, che non porta né desta invidia alla madre di ciascuno di noi, né disturba le famiglie, né fa differenza tra figli né crea dissenso tra gli sposi. Questa Madre (che noi siciliani chiamiamo la ‘bella Madre’) è presente a noi, e noi possiamo sentirci a lei presenti, come conforto nelle pene, sicurezza nei dubbi e nelle paure, aiuto nelle tentazioni e nelle lotte” (p.202). La certezza teologica della maternità universale di Maria fa dire a Sturzo che la Madonna è sia prototipo della famiglia unita sia presenza efficace nella storia individuale e sociale (Turi, 2009). La Madre del Signore è, quindi, Madre generosa e misericordiosa, compagna di viaggio dei momenti buoni e meno buoni dell’esistenza comune: la maternità divina di Maria s’estende, sulla terra, a tutte le maternità umane e a tutte le nuove creature che abitano il mondo. Maria, cioè, è vicina, in tutto e per tutto, a tutte le donne e a tutti gli uomini che formano la Chiesa e il genere umano. Fidarsi a Lei è affidarsi alle sue grazie e alle sue intercessioni cristiche.

La seconda sottolineatura di don Luigi concerne l’efficacia corredentrice di Maria. Maria non è una fantasia, “[…] Loreto, Lourdes, Fatima, Pompei, Siracusa…(sono:nda) nomi a tutti noti, ma ogni nazione, ogni paese, ogni provincia ha i suoi nomi famosi e venerati. Molti ci dicono ogni giorno la realtà di tale presente: ciechi, sordi, muti, storpi, infanti poliomielitici, giovani tubercolotici, vecchi corrosi da cancrene o paralitici, ce ne attestano la presenza con i fatti più che con le parole” (pp.202-203). In virtù della sua partecipazione diretta all’opera salvifica del Figlio eterno di Dio, incarnatosi per noi e per la nostra salvezza, l’Immacolata, in quanto Madre gloriosa, assume nella storia una presenza analogica a quella del Redentore: per questo motivo i santuari mariani sparsi in tutto il mondo stanno a significare l’efficacia corredentrice di Maria. Efficacia che continua, in modo permanente, soprattutto nella vita dei più poveri e dei più bisognosi: i miracoli della grazia salvifica del Signore si moltiplicano, attraverso la mediazione della Vergine, senza sosta. In tal senso, la popolarità diffusa della devozione mariana altro non è che la stessa traduzione localistica della maternità universale dell’Assunta: maternità che si fa prossimità soave e tenera, reale e sostanziale, mistica e ascetica, spirituale ed eucaristica.

La terza sottolineatura di don Luigi Sturzo attiene all’enigma del pianto della Madonna. Certo ai piedi della croce del Calvario, anche Maria piange (cf  19,25-26): invece, ciò che non tanto  si riesce a comprendere teologicamente è come mai la Vergine gloriosa possa piangere ancora oggi. Ebbene, Sturzo afferma che “La risposta ovvia e spiritualmente significativa viene alla mente dei fedeli, dotti e ignoranti, tiepidi e fervorosi; il richiamo alla fede, ai buoni costumi, alla pietà; richiamo eccezionali in tempi di rilassatezza di molti, anzi di moltissimi cristiani, e di aperta apostasia dalla fede cattolica che si diffonde anche presso le masse. E proprio dove non arriva la voce del predicatore né è sentito l’ammonimento del vescovo, penetra soavemente il pianto della Madre degli uomini, o folgora la grazia della Madre di Dio. Più le folle la invocano, madre di grazie e di misericordie, più i fatti meravigliosi eccitano alla fede e al pentimento” (p.197). Maria piange perché i cristiani non credono o non credono più a Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio, morto per noi e risorto dal Padre in virtù dello Spirito Santo: l’enigma del pianto di Maria è congiunto al rifiuto della salvezza da parte dei cristiani, dei non cristiani e degli atei. Maria piange (a Siracusa, come altrove; cf pp.198-199) a causa dei peccati gravi e dell’allontanamento da Cristo di gran parte degli uomini e delle donne del nostro tempo.

La quarta – e ultima – sottolineatura mariologica di Sturzo afferisce alla cifra escatologica dell’Assunta. “Nessuno creda – conclude don Luigi – che l’aiuto della Vergine, anche con i più strepitosi miracoli, abbia lo scopo di attaccarci a questa valle di lacrime. Ella conobbe il dolore e si gloria del titolo di Mater dolorosissima, e con la sua assunzione in cielo, anima e corpo uniti, con il Figlio suo Gesù, nella visione beatifica di Dio” (p.203). Per Sturzo, Maria non è soltanto la via che conduce a Cristo ma è soprattutto la via che conduce alla vita eterna: con Lei, l’escatologia cristiana viene aperta a nuovi sentieri di perfezione della carità o santità. Alla luce del mistero del dolore gesuano e mariano, i cristiani sono invitati a cercare la santità nella vita secolare e laicale di tutti i giorni: la gloria passa attraverso l’esperienza del dolore dal cui amore nasce un amore sempre più grande: la mistica mariana è, così, l’anticipazione della gloria nella storia e dell’eternità nel tempo.

Concludendo, possiamo dire, con ragionevole empatia sturziana, che “il prete di Caltagirone” ci ha lasciato delle autentiche “gemme mariologiche” che risultano molto utili per la spiritualità cristiana dell’odiernità, segnata dall’emotivismo, dall’indifferentismo, dal relativismo e dall’individualismo del “dio denaro”.

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