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Incontro di Papa Francesco
con l’Organizzazione Medici con l’Africa

Per la Chiesa cattolica, i più poveri del mondo sono anche gli esseri umani a cui viene negata la salute: è questo il fulcro cristiano, morale e missionario attorno al quale  Papa Francesco ha articolato il suo discorso nei confronti dei fedeli laici appartenenti all’Organizzazione Medici con l’Africa-Collegio universitario aspiranti e medici missionari (Cuamm), ricevuti sabato mattina 7 maggio 2016 nell’Aula Paolo VI, in Vaticano (cf L’Osservatore Romano, 8 maggio 2016, 8).

Il Santo Padre s’è soffermato su tre punti cristologici ed ecclesiologici non disgiunti dall’etica teologica e dal dato dottrinale e apostolico che, nell’oggi della storia, esige una “comunità eucaristica” che sia “in uscita  nell’ospedale da campo”.

Il primo punto evidenziato dal Pontefice concerne la realtà cristologica del fatto che Gesù vuole essere trovato in ogni angolo della terra. “Sono lieto, cari fratelli e sorelle – esordisce il Papa – di dare il benvenuto a ciascuno di voi, ‘Medici con l’Africa CUAMM’, che operate per la tutela delle popolazioni africane: e più lieto ancora dopo aver ascoltato le parole che mi hanno avvicinato tanto a quei  posti lontani, la testimonianza di questi medici ha portato il mio cuore laggiù, dove voi andate semplicemente per trovare Gesù. E questo mi ha fatto tanto bene. Grazie”. Ciò dice che il Signore vuole essere riconosciuto in ogni angolo del mondo, abitato dalle donne e dagli uomini: non si tratta, quindi, per i fedeli laici professionisti, di evangelizzare attraverso la cura, fisica e psichica, dei più poveri e bisognosi dei cinque continenti ma si tratta, invece, di essere semplicemente cristiani attratti dallo Spirito del Risorto, che è presente, soprattutto, nelle “pietre di scarto” e nelle “periferie esistenziali” di ogni latitudine e di ogni longitudine del pianeta. “Amare come ha amato Gesù” ed “evangelizzare ogni popolo” sono due imperativi categorici dello statuto ecclesiologico di ogni tempo. L’odiernità delle condizioni personali e sociali delle sorelle e dei fratelli dell’Africa impone una rinnovata grinta missionaria, che veicola, con la testimonianza concreta, il volto del Vangelo che si fa vita, che si fa incarnazione di unione e di comunione prossemica, innanzitutto nei confronti dei bambini e delle ragazze che, senza volerlo, sono costrette a vivere in condizioni sub-umane e al limite dell’umanesimo naturale e cristiano. Guarire gli infermi, sempre e dovunque, (cf Mt 10,8) è un’opera privilegiata e suprema dell’amore pasquale, rivelato da Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo.

Il secondo punto messo in luce da Papa Francesco riguarda il fatto che essere curati è un diritto umano e universale. Per l’etica teologica e cristiana, ogni diritto umano è universale, inviolabile, inalienabile e indivisibile ma il diritto ad essere curati è, in certo senso, un diritto intrinsecamente legato allo stesso diritto alla vita: diritto che esplicita, garantisce, tutela e promuove la dignità della vocazione storica e trascendente di ogni creatura che è “immagine di Dio”. “La salute – continua il Vescovo di Roma – non è un bene di consumo, ma un diritto universale per cui l’accesso ai servizi sanitari non può essere un privilegio”. Privilegio dei popoli ricchi nei confronti dei popoli poveri, dei popoli opulenti nei confronti dei popoli affamati, dei popoli della medicina migliorativa nei confronti dei popoli della medicina inesistente: curarsi e curare è avere a che fare con la vita e non con la morte delle persone, col mondo del vissuto e non col mondo virtuale, col mondo dell’antropologia integrale e solidale e non col mondo della tecnocrazia e della burocrazia. In merito, è del tutto evidente, che Papa Francesco solleciti i governi nazionali e la comunità internazionale a farsi carico di assicurare una corretta alimentazione dei popoli bisognosi e una specifica attenzione per non negare, a nessun essere umano, il diritto alle cure sanitarie, l’accesso ai farmaci e alle varie forme riabilitative delle persone “ferite nella carne” che vivono “negli ospedali da campo” ovvero nel buio e nel freddo delle metropoli africane e delle loro inumane periferie urbane.

Il terzo – e ultimo – punto che il Pontefice mette a fuoco attiene all’importanza umanistica dell’autosviluppo dei popoli. “Siete medici ‘con’ l’Africa e non ‘per’ l’Africa – conclude Papa Bergoglio -, e questo è molto importante. Siete chiamati a coinvolgere la gente africana nel processo di crescita, camminando insieme, condividendo drammi e gioie, dolori ed entusiasmo. I popoli sono i primi artefici del proprio sviluppo, i primi responsabili! So che affrontate le sfide quotidiane con gratuità e aiuto disinteressato, senza proselitismi e occupazioni di spazi”. La Chiesa cattolica contemporanea, alla luce del mistero trinitario e del mistero pasquale, è a favore della globalizzazione dell’impegno dei fedeli laici al fine di globalizzare la solidarietà e la carità: la Chiesa non vuole occupare spazi (di potere, di privilegi, di comando, ecc.) ma vuole offrire servizi a favore del’uomo, di ogni uomo e di tutti gli uomini. La Chiesa del Vaticano II è una Chiesa sinodale e solidale col genere umano: ogni popolo, quindi, ha il diritto naturale e divino di autodeterminarsi, secondo verità, giustizia, libertà e amore: su questo piano tutti i politici cattolici e tutti i professionisti cattolici sono chiamati a fare delle scelte globali per promuovere l’autosviluppo dei popoli poveri e lontani dalle “multinazionali economiche e finanziarie” del potere reale e planetario. Rispettando i diritti umani e favorendo l’instaurazione di sistemi democratici, soprattutto in Africa, è la priorità valoriale di ogni Stato democratico e avanzato dell’Occidente mondiale ed è l’urgenza storica per prevenire lo scontro di civiltà. La Chiesa cattolica ripudia la guerra e “la guerra mondiale a pezzi”: gli artefici, però, della pace universale sono i fedeli laici e le loro organizzazioni sociali e civili: cercare il Regno di Dio (= santità), trattando e ordinando secondo Dio (=laicità), le cose temporali (=secolarità) è, infatti, la vocazione propria dei fedeli laici (cf Lumen gentium n.31).- 

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