“Diaconato femminile” e vita della chiesa cattolica, oggi

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Papa Francesco annuncia la costituzione di una commissione ufficiale che possa studiare la questione del primo grado del sacramento dell’ordine alle donne  

 

Il 12 maggio 2016, nell’Aula “Paolo VI”, in Vaticano, Papa Francesco ha incontrato, nell’Anno Santo della Misericordia, l’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG). Ebbene, nel dialogo tra il Santo Padre e alcune rappresentanti delle ottocento superiore degli istituti femminili di vita apostolica (cf L’Osservatore Ronamo, 13.5.2016,1) sono stati sottolineati, dal Santo Padre, alcuni princìpi cristiani ed ecclesiologici assolutamente innovanti per la Chiesa cattolica e per le comunità diocesane e parrocchiali (cf Papa Francesco, Discorso all’UIGS, in Google, Santa Sede): princìpi, inoltre, molto importanti per l’immagine pubblica del “ministero del Vescovo di Roma” e molto rilevanti dal punto di vista sociale, culturale e valoriale.

Papa Bergoglio, alla luce dell’esistenza cristiana raccontata dal Nuovo o Secondo Testamento e del vissuto contemporaneo di gran parte del popolo di Dio, dice che le fedeli donne del laicato femminile non possono più essere emarginate dal processo di discussione, di elaborazione e di decisione delle azioni ecclesiali: ciò non significa che il ministro ordinato (=diacono, presbitero, vescovo, tutti “al maschile”; Castellucci; Romanello; Maffeis; Petrà; Citrini; Mazzolato; Dianich; 2004) debba subire un ridimensionamento funzionale ma significa, invece, arricchire il loro servizio (=diaconìa, in lingua greca; ministero, in lingua latina) affinché la Chiesa del nostro tempo sia più conforme alla Chiesa apostolica delle origini e sia più capace d’affrontare le sfide globali, educative, economiche, politiche e telematiche dell’odiernità planetaria. Da questo principio, d’apertura decisiva nei confronti della presenza della donna nella vita della Chiesa cattolica (Galot, 1977; Congar, 1973; Goldie, 1983), deriva il convincimento che, nel nuovo popolo di Dio del terzo millennio cristiano, bisogna stare lontani sia dal femminismo sia dal clericalismo, che finiscono per estremizzare e vanificare la verità sulla ministerialità comunionale di tutte le componenti vive della struttura unitaria del “corpo di Cristo e del tempio dello Spirito Santo” (Ratzinger, 1971; De Lubac, 1982; Forte, 1988; Montan, 2000; Militello, 2003).

La liceità e la legittimità del  processo di decisione della donna nella vita della “vigna del Signore” non può, quindi, limitarsi a livello di chiese particolari e parrocchiali ma deve estendersi pure alla Chiesa universale tant’è che di recente, è stata costituita, d’intesa, col Santo Padre, la Consulta femminile del Pontificio consiglio per la Cultura: Consiglio presieduto dal Card. Gianfranco Ravasi, che guarda con attenzione pure al nuovo mensile de L’Osservatore Romano, intitolato significativamente Donne-Chiesa-Mondo. Lungo questo versante generale, il Pontefice ha altresì evidenziato che, spesso, si verifica una strana forma d’aiuto delle religiose nei confronti dei preti: la stranezza consiste nel confondere, sul piano della Rivelazione, il servizio con la servitù: servitù che degrada la vocazione e la missione della donna nella Chiesa e nella società e compromette il necessario discernimento comunitario, che tutto il laicato adulto nella fede ha il dovere di coedificare (Marinelli, 1981, in collaborazione con lo Spirito del Risorto, coi ministri ordinati (Noceti, 2010). Dalla confusione tra la servitù e il servizio scaturisce, dice Papa Bergoglio, un altro grave fenomeno anticristiano che ha a che fare, nella Chiesa cattolica, con  il commercio dei soldi: la vita cristiana, invece, è gratuita come la salvezza ovvero come l’annuncio della Parola, la celebrazione eucaristica e la carità dell’Amore pasquale.

Il carisma delle religiose implica, tra l’altro, anche  il voto della povertà che, è bene ribadirlo, continua il Papa, non s’immedesima con la miseria: “Se la povertà diventa miseria – suggerisce il Vescovo di Roma – anche questo fa male” (p.8) perché è vero che la vita religiosa è un cammino di povertà ma questo non significa che tale cammino debba trasformarsi in un cammino verso il suicidio. La prova provata di questi enunciati magisteriali di Papa Francesco, che si collega direttamente ai suoi predecessori, è, soprattutto, la constatazione storico-salvifica che la Chiesa è donna perché la donna consacrata è un’icona di Maria di Nazareth. “La Chiesa è femminile – sostiene Francesco -; la Chiesa è donna; non è ‘il Chiesa’, è ‘la Chiesa’”(p.10).

Sono queste, allora, le cause cristiane ed ecclesiali dell’apertura del Sommo Pontefice al “diaconato femminile” (Goldie, 1984; Tardoni, 2002; Hauke, 2010). Diaconato già adombrato dal Concilio Vaticano II (Messaggio del Concilio alle donne, 8.12.1965; Apostolicam actuositatem n.9;32; Ad Gentes n.17; Gaudium et spes n.8;9;29;31;49;60), da Paolo VI (Ministeria qaedam, 1972; Evangelii nuntiandi, 1975) e da Giovanni Paolo II (Mulieris dignitatem, 1988; Christifideles laici, 1988). Si tratta, in sostanza, di ripristinare un’antica tradizione cristiana (Concilio di Nicea, 325; Concilio di Calcedonia, 451) che sia nella Chiesa ortodossa (Gerardi, 2002; Malnati, 2008) sia nella Chiesa cattolica porterà benefici sostanziali.

Per pura informazione canonistica (1983) è bene ricordare, infine, che prima di giungere al “diaconato femminile”, analogo a quello maschile, è necessario superare  la mascolinità esclusiva anche dei due ministeri istituiti del “lettorato” e dell’”accolitato” che, prima del Vaticano II, appartenevano ai cosiddetti “ordini minori”. Inoltre, dal punto di vista della teologia cattolica aperta ai “segni dei tempi” e dell’ecclesiologia cattolica di tipo storico-dinamico, si comincia a parlare,  sempre più e da qualche decennio, di sacerdozio battesimale (o comune e matrimoniale)) e di  sacerdozio ministeriale (riservato agli uomini per quanto concerne l’episcopato e il presbiterato; riservato, fino ad oggi, ai soli uomini e, forse, esteso anche alle donne, nel futuro prossimo venturo, per quanto concerne il diaconato).- 

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