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Videomessaggio del Papa al quarto incontro ecumenico di Insieme per l’Europa 

Insieme per l’Europa è un movimento laicale, ecumenico e internazionale, nato nel 1999, nella capitale belga. Oltre ad alcune attività intermedie su temi settoriali, l’organismo ha organizzato, sino ad oggi, quattro grandi incontri unitari, a Stoccarda (2004; 2007), a Bruxelles (2012) e a Monaco di Baviera (2016). La finalità principale del grande movimento laicale ed ecclesiale (che conta oltre 400 aggregazioni e comunità) è quella di concorrere alla formazione integrale dell’unità europea: formazione da realizzare, anche col contributo particolare delle 33 aggregazioni italiane, attraverso le pratiche dell’ integrazioni solidale con i più deboli, della riconciliazione economica ed ecumenica, della tutela e della promozione della famiglia (fondata sul matrimonio), del dialogo intergenerazionale ed interreligioso e, infine, attraverso “il primo annuncio” e “ la nuova evangelizzazione”.

Ebbene, per il quarto incontro di Monaco di Baviera (30 giugno-2 luglio), Papa Francesco ha fatto pervenire, all’assemblea dei delegati, un videomessaggio, incentrato sui caratteri peculiari dell’identità europea (cf L’Osserarore Romano, 03.07.2016, 7): identità plasmata, nei secoli, dalle culture d’ispirazione cristiana, tese a costruire, sotto la guida e l’azione dello Spirito del Risorto, l’unità sostanziale dell’antico continente e, più in generale, l’unità del genere umano, intesa come unica famiglia delle cinque famiglie continentali del pianeta.

Nell’oggi della vita reale dell’Europa, “Oltre ad alcuni muri visibili – ha esordito in Santo Padre -, si rafforzano anche quelli invisibili, che tendono a dividere questo continente. Muri che si innalzano nei cuori delle persone. Muri fatti di paura e di aggressività, di mancanza si comprensione per le persone di diversa origine o convinzione religiosa. Muri di egoismo politico ed economico, senza rispetto per la vita e la dignità di ogni persona. L’Europa si trova in un mondo complesso e fortemente in movimento, sempre più globalizzato e, perciò, sempre meno eurocentrico”. La cifra spirituale, personale, sociale, culturale e morale di questo brano profetico di Papa Bergoglio è una cifra assolutamente nitida e realistica: essa dice, in sostanza, che ogni muro interiore, comunitario, statuale e nazionale dei Paesi europei è destinato a negare il lungimirante ideale umanistico, fraterno e pacifico, sancito coi Trattati di Roma, nel 1957, da parte dei primi Stati membri. Non riconoscere “lo straniero”, “il diverso”, “il povero”, “il profugo” e l’”emigrante” significa chiudere il cuore, l’intelligenza, la volontà e l’affettività nei confronti di chi bussa alla porta della casa per chiedere aiuto, accoglienza, sostegno e condivisione. In questo senso, se la vecchia Europa perde i suoi valori di uguaglianza, di libertà, di fraternità e d’amore caritatevole allora essa perde la sua stessa identità più profonda, che, a volte, sembra rarefarsi e degradarsi anche a causa del vastissimo e inedito orizzonte della globalizzazione dei mercati economici, finanziari, telematici, tecnologici ed energetici.

“Siete radunati – continua il Pontefice – per affrontare assieme queste sfide aperte in Europa, e per portare alla luce testimonianze di una società civile che lavora in rete per l’accoglienza e la solidarietà verso i più deboli e svantaggiati, per costruire ponti, per superare i conflitti dichiarati o latenti. Quella dell’Europa è la storia di un continuo incontro tra Cielo e terra”. Qui, in breve, il Vescovo di Roma richiama tutti i cristiani europei e segnatamente tutti i laici cattolici impegnati nelle istituzioni civili e pubbliche alle proprie responsabilità vocazionali e missionarie: in altre parole, l’Europa contemporanea ha bisogno di strutture sociali aperte, disponibili all’accoglienza dei fratelli bisognosi e competenti nel condividere una dignitosa solidarietà, soprattutto nei confronti di chi non ha più niente e nessuno. Lavorare in rete non è, quindi, una strategia per conquistare “spazi di potere” ma è, invece, una pratica per “servire di più e meglio”: costruire ponti d’amicizia fraterna coi “puri di cuore” è, di conseguenza, ricostruire continuamente e permanentemente l’autentica e vera Europa il cui ponte ontologico è dato proprio dall’incontro tra la storia e la gloria, tra l’esperienza e la trascendenza, tra la giustizia e la carità, tra la libertà e la liberazione, tra l’unità orizzontale e la verità verticale.

“Il vostro stile di vita – conclude il Papa – si fonda sull’amore reciproco, vissuto con radicalità evangelica. Una cultura della reciprocità significa confrontarsi, stimarsi, accogliersi, sostenersi a vicenda. Significa valorizzare la varietà dei carismi, in modo da convergere verso l’unità e arricchirla. La presenza di Cristo fra voi, trasparente e tangibile, è la testimonianza che induce a credere”. L’edificazione di un’Europa credibile passa, perciò, attraverso la conversione, dei fedeli laici, da un cristianesimo creduto e celebrato a un cristianesimo vissuto e attrattivo: quest’azione contemplativa va condivisa, comunque, anche sul piano ecclesiale poiché essa non è un’azione vagamente pre-politica ma è un’azione efficace e a forte valenza civile e civica. L’avviamento della convergenza dei diversi doni specifici dello Spirito Santo (=carismi) permetterà a Insieme per l’Europa di lavorare a favore delle “pietre di scarto” e delle “periferie esistenziali” del nostro tempo: l’estroversione della reciprocità e delle relazioni d’interdipendenza significano, dal punto di vista del Vangelo della vita, che il Dio di Gesù Cristo non è lontano dall’esistenza comune dei cittadini e dei popoli. Il vissuto quotidiano abitato dalla “comunione coi poveri” è la forma storica più adeguata per immettere una nuova anima etica alle culture e alle politiche d’integrazione degli attuali Paesi europei: il cimitero del Mediterraneo grida vendetta al cospetto di Dio ed i cristiani europei non possono più continuare a vivere nell’ozio dell’indifferenza borghese.-

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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