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01 05 francesca daddabboNOCI (Bari) – Vivere percorrendo una strada ben precisa e credendo in un progetto definito e improvvisamente prendere coscienza di una consapevolezza di se stessi da sempre esistita ma mai realmente perseguita è quello che ha segnato il percorso di Franscesca d'Addabbo. Oggi docente nelle scuole di lingua tedesca dell'Alto Adige, Francesca e la sua famiglia hanno lasciato Noci 4 anni fa, rivelandosi una scelta difficile soprattutto per chi, come lei, ha da sempre vissuto a stretto contatto con il proprio paese natio e con i propri affetti. Ma nonostante le indiscusse difficoltà, oramai brillantemente superate, e la convinzione di scelte non sempre fatte tempestivamente, oggi Francesca può ben dire di aver raggiunto il suo obiettivo e di aver dato voce alla sua innata vocazione, l'insegnamento.

Cresciuta con la passione per le lingue straniere, il tuo sogno di diventare un interprete si è tramutato in quello di dedicarti all'insegnamento. A cosa è dovuto questo cambio di prospettiva?

È vero che la mia grande passione è sempre stata quella per le lingue straniere, ma credo di aver avuto sin da bambina la vocazione per l'insegnamento. Mi ricordo ancora che, in prima elementare, volevo condividere i miei apprendimenti con una signora analfabeta nostra vicina di casa: passavo pomeriggi interi a casa sua a scrivere con lei paginette di letterine e ripetere quello che avevo imparato in classe.
Finito il liceo mi sarebbe piaciuto studiare in Germania, dove avevo già fatto dei viaggi studio in estate, o frequentare la scuola interpreti di Trieste, ma nessuna delle due opzioni era attuabile e così mi sono iscritta alla facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell'università di Bari.
Già ai tempi della scuola, però, mi era capitato di aiutare saltuariamente alcuni miei compagni e conoscenti nello studio e ho proseguito questa attività durante gli studi universitari, rendendomi conto che era quella la mia strada. Mi veniva così facile e naturale aiutare gli altri, chiarire i loro dubbi, mettere a disposizione le mie competenze, e la loro soddisfazione per il mio intervento mi convinceva sempre di più che avrei potuto realizzarmi seguendo questo percorso. In seguito, ho avuto diverse occasioni di seguire bambini più piccoli e ho maturato il desiderio di coniugare le mie grandi passioni insegnando lingua straniera nella scuola primaria.

Sempre più spesso oggi la conoscenza delle lingue straniere è considerata fondamentale per accedere al mondo del lavoro. Quanto effettivamente i tuoi studi e le tue competenze hanno facilitato il tuo percorso professionale?

Io sono più che convinta che la conoscenza delle lingue straniere sia fondamentale non solo per accedere al mondo del lavoro, ma per essere cittadini del mondo, e oggigiorno questo è più che mai vero. Una lingua in più ti apre un universo che mai potresti conoscere senza: non è solo comunicare, ma anche conoscere una cultura diversa, comprenderla, pur magari non condividendola, e trovare dei punti d'incontro, ragionare senza confini e pregiudizi; conoscere un'altra lingua ti rende più ricco, aperto al confronto, teso al miglioramento.
Per quanto riguarda la mia esperienza personale, posso dire che sono felicissima di parlare più lingue e anzi, ho sempre l'interesse a migliorare quelle che già conosco e a impararne di nuove (ora mi cimento con il dialetto sudtirolese).
La maggior parte delle esperienze lavorative che ho avuto a Noci e dintorni sono certamente arrivate grazie a queste mie competenze: ho lavorato come guida turistica, ho insegnato inglese e tedesco, e ho eseguito traduzioni.
Quando abbiamo deciso di trasferirci, la scelta di venire proprio in Alto Adige è scaturita dalla volontà di mettere a frutto queste mie competenze. Così facendo, saremmo rimasti, io e la mia famiglia, in territorio italiano dove i miei non avrebbero avuto difficoltà linguistiche e avrebbero anzi avuto occasione di apprendere una nuova lingua, e io avrei potuto cogliere, finalmente, i frutti dei miei studi e delle mie capacità. Grazie alla conoscenza del tedesco ho superato subito l'esame di bilinguismo e questo, insieme all'abilitazione all'insegnamento, mi ha permesso di accedere al posto di ruolo nella scuola in lingua tedesca.

Secondo la tua opinione, decidere di lasciare il proprio paese e i propri affetti e arrivare al punto di concretizzare una tale scelta è più semplice quando si è ormai in età adulta o, al contrario, è una decisione che un giovane affronta con maggiore leggerezza e predisposizione?

Non credo ci possa essere una risposta definitiva a questa domanda. Sono convinta che la decisione di lasciare il proprio paese natio non sia mai semplice, né possa esser presa a cuor leggero.
Un giovane l'affronta, probabilmente, con più entusiasmo e ha tutta la vita davanti per rivedere le proprie scelte. Immagino, però, che avvertirà maggiormente la solitudine e in alcuni momenti si sentirà perso, senza la vicinanza dei propri cari e senza poter condividere ed elaborare quotidianamente con loro le proprie esperienze, sia quelle positive che, a maggior ragione, quelle negative.
Intraprendere, invece, questo passo in età più avanzata e avere accanto i propri cari è più rassicurante dal punto di vista affettivo, ma il dubbio se la scelta operata sia giusta per tutti i membri della famiglia è molto forte e la responsabilità per le sofferenze dei più piccoli, di coloro che hanno dovuto subire quella scelta, non può essere sottovalutata. Come non è da sottovalutare il fatto che proprio i più piccoli non avranno la possibilità di condividere la loro crescita con nonni, zii e cugini. Noi possiamo anzi ritenerci fortunati, perché abbiamo la possibilità di tornare a casa ogni due mesi e passare a Noci quasi tutta l'estate.

Attualmente vivi e lavori in Alto Adige, decisione presa dopo un iniziale periodo di difficoltà. Cosa questa realtà è riuscita a darti in più rispetto al nostro paese?

In Trentino-Alto Adige ci siamo arrivati dopo tre anni dalla chiusura dell'azienda in cui lavorava mio marito, anni passati nella sua vana ricerca di un lavoro stabile. Tenuto conto che anche io avrei certamente migliorato la mia posizione lavorativa trasferendomi, abbiamo deciso di fare questo passo. Lui ha partecipato a concorsi in Trentino e in breve tempo è stato assunto a tempo indeterminato. Anche io ho trovato subito il lavoro che cercavo: dopo appena un mese dal mio arrivo ho ottenuto una supplenza che si è poi prolungata per quasi tutto l'anno scolastico e nel settembre successivo ho firmato un contratto a tempo indeterminato. Ora vivo e lavoro a Brunico, una piccola cittadina dell'Alto Adige davvero deliziosa e a misura d'uomo. Qui vige un rispetto per la persona, l'ambiente e il bene comune che altrove sembrano utopia: le regole vengono rispettate, gli sprechi di energia e risorse sono per quanto possibile evitati, il benessere psico-fisico della persona è molto importante e il riposo o lo svago sono le giuste ricompense per l'impegno profuso nel lavoro, non vizi e/o perdite di tempo. Ci sono bellissime piste ciclabili, i parcheggi in città sono tutti a pagamento e nessuno se ne lamenta: chi non vuole pagare va a piedi o in bici: fa bene all'ambiente, alla salute e al portafoglio. I trasporti pubblici funzionano e si può arrivare praticamente dappertutto. Inoltre qui ho trovato finalmente il mio clima ideale, fresco, a volte forse troppo, e asciutto.

Docente nelle scuole di lingua tedesca dell'Alto Adige, ti ritieni completamente soddisfatta del ruolo ottenuto o aspiri ancora oggi a raggiungere nuovi traguardi?

Sono arrivata in Alto Adige con l'intento di insegnare seconda lingua nelle scuole in lingua tedesca e sono riuscita in breve tempo a realizzare questa aspirazione. Devo ammettere però, a malincuore, che la situazione che mi ero prefigurata non è propriamente quella che ho trovato, perciò penso che per il prossimo anno scolastico chiederò il trasferimento verso la scuola in lingua italiana, sempre qui a Brunico, che in realtà è una scuola bilingue e mi permetterà di lavorare a contatto con entrambe le lingue/culture.

Potendo rivalutare tutte le scelte fatte sino ad oggi, quali non rifaresti e quali, invece, ripeteresti nello stesso identico modo?

Il mio errore più grande è stato quello di aver perso tempo e di non aver avuto abbastanza fiducia in me stessa. Ho riconosciuto troppo tardi la mia vera vocazione e probabilmente per questo sono anche andata a rilento negli studi. Sì, le lingue sono la mia passione e sono più che contenta, anche alla luce della mia situazione attuale, di averle studiate e approfondite; sul fronte tipo di studi quindi nessun ripensamento o rimpianto, però avrei dovuto capire prima che lavorare come interprete presuppone una serie di condizioni che io non sono pronta a soddisfare e che insegnare era quello che avrei fatto meglio e con più motivazione. Avevo avuto due volte l'occasione di conseguire l'abilitazione all'insegnamento per la scuola primaria e me le sono lasciate sfuggire per concentrarmi sull'università, che mi avrebbe, certo, consentito di tenere aperte più possibilità, ma che mi sembrava sempre troppo grande per me, nonostante i continui ottimi risultati. Poi mi è toccato prendere una seconda laurea per raggiungere il mio vero obiettivo, ci ho messo pochissimo tempo e ho capito che avrei sempre dovuto andare dritta per il mio scopo senza lasciarmi fuorviare da pensieri e giudizi negativi.
Tutto sommato, non mi sembra di aver fatto scelte completamente sbagliate, solo che qualcuna avrei dovuto farla molto prima e con più coraggio e convinzione...ma, che dire... sarè acc'ssì er' a sci'.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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