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01 12 francesca mastropasquaNOCI (Bari) – Per quanto si possa trascorrere gran parte della propria vita lontani dal paese d'origine, nessuna distanza può intaccare il legame che si crea nel momento in cui in quella piccola realtà si racchiudono e si custodiscono ricordi importanti per ciascuno di noi. A dimostrarlo è Francesca Mastropasqua che, se pure da sempre residente a Roma, ancora oggi dimostra quanto indelebili nella sua mente siano tutti quei momenti, i profumi, i colori e i sapori della nostra piccola Noci. Infatti, pur con la consapevolezza di quanto la vita in una grande città possa essere ben lontana (sia in senso positivo che negativo) dalla piccola realtà di un paese, i ricordi restano parti indelebili che completano la vita di una persona, ovunque sia e qualunque cosa faccia.


Nata a Noci ma da sempre residente a Roma. Eppure, nonostante la distanza fisica dal tuo paese natio, il tuo rapporto con Noci è sempre stato molto solido. Quali i ricordi più importanti che conservi sul nostro paese?

I ricordi? I ricordi sono tantissimi, iniziando da dove sono nata e dove hanno vissuto i miei nonni fino agli anni '60, in Via Principe di Napoli; il convento di Sant'Anna (dove sono stata battezzata e mia madre non si ricorda il perché io sia stata battezzata là e non alla Chiesa Madre) dove mia nonna si ostinava a mandarmi ad imparare a ricamare dalle suore l'estate, le estati che trascorrevo a Noci presso i miei nonni, ed immancabilmente scappavo e tutt'ora, se vedo mia madre lavorare all'uncinetto, provo un certo rifiuto (non so tenere l'ago in mano); il carretto che vendeva il ghiaccio e quello che raccoglieva i capelli, quello che "rilegava" i piatti di coccio rotti....i giochi sotto casa: i quattro cantoni, ruba bandiera, campana...i primi "filarini". Potrei dire tanti nomi, ma che non sono molto noti. Ricordo il panino che costava 10 lire comprato dall'alimentare sotto casa, il forno vecchio con il profumo della focaccia, quando mi svegliavo alle 5 di mattina perché la zia faceva il pane (il pane si faceva una volta alla settimana e si conservava nella madia) e con i "rimasugli" ci faceva le frittelle che si passavano poi nello zucchero, il festival della canzone napoletana: mio nonno era l'unico a Via Principe di Napoli a possedere la tv...e, quindi, quando c'era il festival tutto il vicinato saliva nella nostra casa e mia nonna offriva a tutti il rosolio....potrei continuare all'infinito.

Proprietaria di una delle più belle gnostre del nostro paese, in diverse occasioni hai contribuito a condividere tale "ricchezza" con i tuoi concittadini...

Mi ritengo fortunata, ho sposato un romano di sette generazioni, ma la prima volta che l'ho portato a Noci nell'anno 1970 se ne è innamorato. Proprio per questa ragione non appena abbiamo avuto la possibilità, abbiamo comprato la piccola casa nella gnostra ed è per questo che, quest'anno, ho scritto un ringraziamento al mio vicinato che, grazie ad un caro amico nocese, è stato pubblicato sul Gazzettino Nocese nel mese di novembre scorso.

Considerato il forte legame con il nostro paese e le tradizioni che questo conserva, cosa ti ha spinta a decidere di trascorrere comunque la tua vita nella Capitale?

Ho vissuto la maggior parte della mia vita a Roma, perché i miei si sono trasferiti appena sposati. Mio padre era in polizia e mia madre ha deciso di seguirlo. Quindi io a Noci sono solo nata nel mese di febbraio di tanti anni fa e di conseguenza studio, lavoro e matrimonio a Roma dove vivo tutt'ora.

La vita a Roma e la vita nella realtà di un piccolo paese. Quali i pro e i contro di entrambe queste prospettive?

Quali sono i pro di vivere in una grande città? Che qui ti senti libera su ogni fronte, esci vestita come ti pare, parli con chiunque, puoi salire in macchina tranquillamente con un amico sapendo che nessuno ti "additerà" che fai come ti pare, pur nel rispetto delle regole cittadine, ti muovi liberamente pur non possedendo una macchina, vai alle mostre, al cinema a piedi, con la metro ti muovi ovunque. Ma nonostante tutto questo ho le inferiate alle finestre, mi chiudo a chiave e quando vado in metro tengo ben stretta la borsa e dopo le 20 (specialmente d'inverno) quando esco dalla metro, se posso, mi affianco a qualcuno per fare il tragitto metro-casa. Ovviamente a Noci é tutto al contrario, esco da casa tranquilla (sarà che vivo nel centro storico), non ho sbarre alle finestre, conosco tutti, mi sento tranquilla, eppure, stando alle regole del paese, dovrei vestirmi a festa la domenica o nelle feste patronali, ma la mia mente cittadina mi porta a non prestare attenzione a queste abitudini...(avrei anche scritto un bel pezzo intitolato "I Minghiarili": secondo il mio punto di vista" ma sfido chiunque a pubblicarmelo...è un po' "forte").

Quale nello specifico il ruolo professionale che hai ricoperto sino al 2011, anno del tuo pensionamento?

Fino al 2011 ho lavorato al Dipartimento della Pubblica Sicurezza, presso il Servizio Concorsi.

Ad oggi un numero sempre più elevato di giovani nocesi, decide di lasciare il nostro paese che non sempre è in grado di garantire appaganti prospettive future. Secondo il tuo punto di vista, in che modo Noci potrebbe far fronte a questa dispersione di giovani e abili menti?

Per quanto riguarda i giovani nocesi che lasciano il paese, credo che sia un problema italiano e non soltanto nocese. Secondo il mio modesto punto di vista? Sarebbe facile dire "non mollate", ma io ho avuto la fortuna di nascere nei primi anni cinquanta e di conseguenza il lavoro c'era e potevi anche permetterti il lusso di lasciare il tuo posto di lavoro per trovarne un altro più soddisfacente. Oggi è tutto cambiato: forse riprovare a fare dei mestieri antichi (per esempio nel mio quartiere non c'è un calzolaio); non vivo a Noci tutto l'anno quindi non so cosa rispondere con precisione. Ci sono molte cose che mancano, per esempio se hai problemi per raggiungere un paese vicino non c'è nessuno che offre un servizio di ... vogliamo chiamarlo taxi?....Manca un centro servizi...servizi di qualsiasi genere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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