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01 19 elisabetta miccolisNOCI (Bari) – La strada percorsa, gli ostacoli affrontati e superati, le difficoltà incontrate e i traguardi raggiunti. Tutto è il frutto di una serie di scelte, spesso fatte con convinzioni maturate in un preciso momento e che cambiano nel corso del tempo. Ma ciò che è più giusto fare è non precludersi mai nulla, provare, affrontare, talvolta rischiando, ma farlo traendo da ogni esperienza sempre il meglio. Questo è quanto Elisabetta Miccolis ha sempre fatto sin dal conseguimento della laurea. Oggi a Milano, Elisabetta è stata a Cambridge dove, oltre a perfezionare la lingua inglese, ha anche scoperto nuovi lati della sua personalità; ha vissuto realtà difficili come quella de L'Aquila e del grave sisma che l'ha colpita, potendo giungere a nuove consapevolezze e trarre importanti insegnamenti. Oggi Elisabetta vive e lavora presso uno studio di archittetura a Milano, senza però escludere alcuna possibilità nel suo futuro.

Dopo aver conseguito la laurea in Architettura, nel 2010 hai vissuto per un breve periodo a Cambridge. Esperienza che però si è conclusa con il ritorno a Noci. È stata questa una scelta improvvisa o già esistente al momento stesso della tua partenza?

Ho da sempre considerato estremamente importante la possibilità di andare all'estero per studio o per lavoro. Quando si è presentata l'occasione l'ho colta al volo, senza esitazioni. Ed è stato così che, a distanza di circa due mesi dalla mia laurea e grazie anche al sostegno della mia famiglia, mi sono trasferita a Cambridge, in Inghilterra. Al momento della mia partenza, non avevo solo il biglietto di andata ma anche quello di ritorno: avevo programmato sin da subito il mio periodo di permanenza lì.
Il motivo principale per cui avevo deciso di partire era perché volevo perfezionare la conoscenza dell'inglese. Ero ad un passo dal mondo del lavoro dove, come tutti oramai sanno, la mancata conoscenza dell'inglese può con tutta facilità diventare motivo di esclusione.
In secondo luogo, c'era la curiosità di vedere posti nuovi, di conoscere nuove realtà e di capire cosa accade al di là dei confini nazionali.
In sostanza, questa esperienza si è rivelata profondamente entusiasmante, al di sopra di ogni mia aspettativa. Sotto il punto di vista linguistico, i progressi sono stati innegabili: stando lì, il mio apprendimento è stato continuo, in qualsiasi momento e circostanza; assimilavo tutto molto più in fretta. Sotto il profilo interpersonale, l'incontro con ragazzi figli di culture e di storie differenti dalla mia ha rappresentato un momento di grande crescita: non solo mi ha aiutato a capire meglio gli altri ma anche a cogliere molte sfumature di me stessa.

A Noci hai avuto la possibilità di svolgere un tirocinio di un anno presso l'ufficio tecnico del Comune. Qualora fosse stato possibile, avresti valutato l'idea di poter vivere e lavorare stabilmente nel tuo paese d'origine?

Sono sempre stata combattuta: da una parte c'è il paese d'origine con tutti i suoi vantaggi e, soprattutto, con le persone care che mi hanno visto crescere e che rappresentano i miei maggiori punti di riferimento; dall'altra la possibilità di misurarsi con ambienti ed esperienze lavorative sempre nuove e stimolanti. Credo che sia molto difficile, visto anche i tempi particolarmente delicati che stiamo vivendo, ottenere entrambe le cose, molto spesso una esclude l'altra e ci si trova davanti ad un bivio. Probabilmente in quel momento particolare avrei fatto un po' di fatica a scegliere di tornare in maniera definitiva a Noci, precludendomi sin da subito la possibilità di vedere altre realtà. Poi si cresce, si diventa più consapevoli e i punti di vista cambiano. Fino ad ora ho cercato di sfruttare tutte le possibilità che mi sono state offerte, sia a Noci che fuori, senza troppi vincoli o pregiudizi. Quando c'è stata la possibilità di svolgere il tirocinio presso il Comune, ho subito accettato, consapevole del fatto che potesse essere (e lo è stata) un'opportunità preziosa per una neolaureata. Di conseguenza, credo che non si debba mai escludere nulla, soprattutto quando si fa una scelta di vita. Occorre considerare tutte le possibilità, non solo alla luce del "dove si andrà" ma anche sulla base di tutti quei fattori che contribuiscono a formare la propria professionalità e personalità.

Nel 2012 ha avuto inizio per te un'esperienza interessante sia dal punto di vista professionale che personale, avendo contribuito alla ricostruzione dell'Aquila dopo i danni provocati dal sisma. Di cosa ti sei occupata nello specifico e quanto vivere a stretto contatto con tali problematiche ha potuto influenzare la tua personalità?

Per alcuni mesi mi sono trasferita in un paese vicino Pescara dove lavoravo presso uno studio di architettura che si occupava della ricostruzione di alcuni edifici a L'Aquila dopo il sisma avvenuto nel 2009.
Nello specifico ho seguito progetti di restauro di alcune chiese aquilane e ho collaborato ad uno studio più generale sugli effetti che il sisma aveva provocato sul patrimonio storico e architettonico della città.
Anche durante gli ultimi anni di università ho avuto modo di conoscere più da vicino l'impatto che il sisma ha avuto sulla città, le difficoltà della ripresa e gli errori della ricostruzione.
Durante i sopralluoghi fatti appena dopo il terremoto, non solo a L'Aquila ma anche in alcuni paesi limitrofi che conoscevamo già da prima del sisma, mi sono subito resa conto che non erano stati danneggiati solo i palazzi e le chiese ma si erano spezzati il senso di comunità e la socialità tra le persone. È davvero toccante passeggiare per le vie del centro e avvertire immediatamente il senso di vuoto e di silenzio, la cosiddetta "città fantasma". Un evento così drammatico mi ha reso più sensibile a temi che prima consideravo con più distacco perché non mi interessavano in maniera diretta ed è stata una ulteriore testimonianza di come la vita possa essere assolutamente imprevedibile, nel bene e nel male... ma alla fine c'è sempre un modo per rialzarsi e ricominciare.

Da L'Aquila a Milano. Quali sono stati i più importanti cambiamenti che hanno caratterizzato questo tuo nuovo trasferimento?

Sono due città estremamente diverse e i cambiamenti sono stati molti: in primo luogo i ritmi di vita. Milano è di certo più frenetica, tutto viaggia ad una velocità più elevata, bisogna fare tutto nel più breve tempo possibile. Allo stesso modo, però, offre molte opportunità e molti stimoli. Inoltre, ritengo che a Milano i rapporti interpersonali si costruiscano più lentamente, che occorra più tempo per approfondire un rapporto, soprattutto per il fatto che una città più grande aumenta le distanze. Tra le differenze, ci metterei anche il diverso rapporto con il cibo che è uno dei principali aspetti che ci legano al territorio: qui c'è meno attaccamento per la cucina tradizionale ma anche più possibilità di scoprire gusti e sapori delle cucine internazionali.

Di tutte le esperienze vissute sino a questo momento e delle realtà sino ad oggi vissute e conosciute, quali sono i ricordi, positivi e non, che mantieni più vivi nella tua mente?

Tra i ricordi positivi sicuramente i sorrisi delle persone che ho conosciuto e le tracce che queste persone hanno lasciato dentro di me e che hanno comunque contribuito a formare la mia personalità. Tra quelli negativi, c'è qualche delusione che però rientra tra le cose naturali della vita.

Attualmente vivi e lavori a Milano, presso uno studio di architettura. Ad oggi puoi affermare di aver trovato la tua stabilità o, al contrario, non escludi un nuovo cambiamento e, perché no, un possibile "ritorno alle origini"?

Premettendo che al momento ho trovato un mio equilibrio qui, come ho già detto in precedenza, non ho mai escluso nulla in passato e continuerò a non escludere nulla in futuro, neanche un "ritorno alle origini". Chissà.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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