Marino Gentile e il giusto equilibrio tra la passione per il suo lavoro e l'amore per le proprie origini

03 30 marino gentileNOCI (Bari) – Il forte desiderio di migliorare se stesso e soprattutto di non accontentarsi hanno spinto Marino Gentile a intraprendere un percorso impegnativo ma sicuramente carico di esperienze in grado di soddisfare la sua esigenza di crescere.

 

 

Seppure persiste il rammarico di non poter vivere quotidianamente a stretto contatto con le proprie origini, oggi Marino lavora in Belgio dove affronta ogni giorno sfide diverse e dove, mettendo alla prova se stesso e affrontando non poche difficoltà, accresce sempre di più il suo bagaglio culturale. Il suo obiettivo resta quello di poter tornare a casa, sfida che accoglierà solo quando potrà davvero sentirsi “pronto dal punto di vista professionale e se ci saranno le condizioni lavorative per poterlo fare”.

Come è iniziata la tua esperienza lontano da Noci?

La mia vita lontano da Noci inizia nel 2012, subito dopo aver conseguito la laurea di primo livello in Economia e Gestione aziendale e aver lavorato alcuni anni nel settore turistico alberghiero. Al termine del mio percorso universitario avevo come la sensazione che gli studi effettuati non fossero abbastanza per la formazione che volevo raggiungere. Una necessità primaria che realizzai fu il dover affinare il mio livello di lingua inglese, che, accompagnata da un desiderio di mettermi alla prova e poter scoprire nuove realtà, mi portò a trasferirmi a Londra dove ho lavorato come stagiaire presso MSC Crociere.
Questa avventura è stata fondamentale oltre che dal punto di vista formativo anche dal punto di vista umano; mi ha forgiato e reso più forte oltre che consapevole di poter affrontare parecchie sfide. In una parola sola, più maturo e deciso a migliorarmi ancora di più.

Dopo questa seppur breve ma significativa esperienza lavorativa all’estero, ritorni in Italia dove prosegui il tuo lavoro nel settore alberghiero…

Dopo sei mesi a Londra e un'estate trascorsa lavorando sempre nell'hôtelière in Italia, ho intrapreso un ennesimo percorso di studi, di un anno, presso l'Ecole Hôtelière de Lausanne, conseguendo un master in Hospitality Administration. Volevo migliorarmi e non accontentarmi. Negli ultimi tempi più volte mi è stato chiesto quali fossero le ragioni che mi hanno spinto a riprendere gli studi ed ho sempre risposto che ho voluto dar ascolto alla grande considerazione che ho nei miei mezzi e nelle mie qualità, che, a mio avviso, potrebbero darmi soddisfazioni professionali elevate solo se abbinate alle giuste competenze ed esperienze. La mia ereditaria passione per il settore alberghiero ha fatto il resto.

Conseguito il Master, dopo quanto tempo hai ottenuto la tua stabilità professionale e qual è il tuo ruolo attuale nello specifico?

Devo premettere che i due mesi successivi al conseguimento del master sono stati ancora un momento di riflessione e ricerca della rotta migliore da intraprendere. A 26 anni so che sacrifici e avventure del genere sono più semplici da affrontare rispetto ad un età più adulta, quindi se avessi avuto voglia di crescere e apprendere ancora avrei dovuto farlo ora. Infatti così è andata, scegliendo di sviluppare le mie conoscenze nel reparto ristorativo, perno fondamentale dell’industria turistico-alberghiera, e di coniugare l’apprendimento di una terza lingua quale il francese.
Tutto questo mi porta in Belgio a far parte della “Dolce Hotels & Resorts”, compagnia alberghiera americana purtroppo non presente in Italia, con il ruolo di assistente di direzione Food & Beverage. Il mio ruolo è basato sul coordinamento delle attività di “pianificazione e controllo” dei vari punti ristorativi quali bar, ristorante “à la carte”, ristorante buffet, banqueting, etc. Grazie a questa varietà di compiti sento che il mio bagaglio professionale va arricchendosi continuamente, migliorando anche nella lingua locale grazie ad un ambiente di lavoro esclusivamente in lingua francese.
La fortuna inoltre di far parte di una società internazionale e quindi non vincolata esclusivamente a culture locali, mi permette di apprendere procedure e metodi di lavoro riconosciuti a livello internazionale.

Prima Londra e poi Bruxelles. Regno Unito e Belgio, inglese e francese, due diverse realtà che ti hanno permesso di approfondire in egual misura le tue conoscenze linguistiche. Quanto pensi che le esperienze all’estero possano giovare al futuro di noi giovani?

Nelle mie due esperienze fuori sede ho avuto la fortuna di incontrare giovani come me, molti anche provenienti da Noci, con i quali abbiamo condiviso le motivazioni che ci avevano spinto ad essere lontani da casa. In molti casi le motivazioni erano diverse dalle mie, non una scelta formativa e a breve termine, ma una scelta di vita forzata alla ricerca di lavoro e diritti che in Italia non gli erano garantiti. Per me è una grave ingiustizia che l’Italia e nello specifico Noci, debbano spingere i propri figli ad andar via, lontano da affetti e ricordi della propria terra.
Esperienze estere oltre a formare da un punto di vista professionale formano dal punto di vista caratteriale e della personalità, io nello specifico sono una persona diversa rispetto al 2012 quando ho intrapreso le mie esperienze lontano da casa. Qualunque persona con la quale relazionarsi all’estero difficilmente avrà la tua cultura e il tuo modo di pensare e questo rende tutto più difficile ma al tempo stesso ti rende più forte, soprattutto se magari in queste esperienze sei solo, come è capitato a me.
Io spero che in futuro i giovani italiani abbiano sempre meno la necessità di dover lasciare il proprio Paese, ma che comunque abbiano la forza ed il coraggio di mettersi alla prova per migliorare se stessi.

Osservando il percorso da te intrapreso finora, quali pensi possano essere le difficoltà incontrate e quali invece gli aspetti da potersi considerare positivi?

La difficoltà principale è stata di certo la lontananza dagli affetti. L’entusiasmo di affrontare nuove esperienze mi ha aiutato a mascherare e a negare a me stesso quanto comunque è dura essere lontano dalle persone care. Ma al tempo stesso questa lontananza ha rafforzato la sicurezza in me stesso, ho imparato a cavarmela da solo in ogni situazione e questo sicuramente è un aspetto positivo della vicenda.
Ovviamente altre difficoltà che ho parzialmente menzionato in precedenza sono il relazionarsi con persone di estrazione culturale, sociale e linguistica diversa dalla tua, ma anche ciò ha il proprio lato positivo nell’aprirti la mente a realtà diverse dalle tue. Un esempio è stata una visita ricevuta da due miei amici orientali, attratti dalle lodi che loro facevo della mia terra, i quali hanno scelto di trascorrere una settimana qui a Noci la scorsa Pasqua. Il vedere gente provenire da così lontano nel tuo piccolo paese di provincia, credo sia qualcosa di veramente eccezionale e che riconosco come qualcosa di veramente positivo del mio percorso.

Nonostante la tua giovane età, hai maturato esperienze molto significative sia in Italia che all’estero. Come credi di poter “sfruttare” in futuro il tuo background turistico/alberghiero?

Quello che ho sempre sperato è di poter vivere la mia vita dove sono nato, vicino alle persone che amo, negli ambienti che conosco sin da bambino, mangiando i prodotti con i quali sono stato cresciuto.
Il mio obiettivo è di poter tornare a casa e lo farò nel momento in cui sentirò di esser pronto dal punto di vista professionale e se ci saranno le condizioni lavorative per poterlo fare.
Credo di essere cittadino del più bel Paese al mondo, che potrebbe sfruttare il proprio potenziale turistico ancor meglio di come fa oggi. Mi auguro che le mie esperienze e conoscenze possano essere utili non solo a me, ma anche alla comunità di cui faccio parte permettendo alla nostra industria turistica di poter crescere. Purtroppo credo che in Italia ci sia un grande senso di ospitalità ma una scarsa visione del turismo come impresa, con spesso tanti piccoli attori incapaci di vendere prima che i propri servizi, la propria destinazione.
Spero che i miei progetti non restino tali, di certo ci metterò tutto il mio impegno in quello che mi sono prefissato.

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