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NOCI24.it

Quotidiano on-line della città di Noci (Bari)

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TEMPERAMENTE - La prima cosa che mi ha colpito di questo libro di Alessandro Abbate, intitolato Paradossi della scrittura, è la copertina: la libreria dalla forma cilindrica ricolma di un’acqua che è tinozza, piscina, ma anche lago, da cui parte o forse arriva un fiume, un’acqua sfiorata da foglie che mirano ad un paesaggio più lontano accecato dal sole. Al di sotto del mondo esterno si staglia un parquet, coperto da un tappeto su cui poggia una poltrona, un poggiapiedi, un tavolino con una radio e un lume.

Tra il mondo che è lì e il mondo che è qui solo file e file di libri che agevolano il contatto, allungano lo sguardo e permettono il sogno. Una copertina che soddisfa, riempie ed incanta, così come la sua larghezza, che obbliga l’uso di entrambe le mani per poter apprezzare il peso del volume.
Procedo, quindi, a scoprire la biografia dello scrittore: Napoli, classe 1973, insegnante di estetica cinematografica e letteratura inglese a Sydney, fondatore della Flat Animation, finalista al Premio La Giara con il suo romanzo In piena libertà e ora completamente votato alla scrittura.

In seconda battuta, anche il titolo mi è sembrato interessante: Paradossi della scrittura, la scrittura che si interroga sulla scrittura stessa, quasi metaletteratura. Il romanzo di Abbate si presenta come una raccolta di racconti dai titoli che evocano in un certo modo le novelle pirandelliane: L’inetto alla resa dei conti, Concorso in suicidio, Deve esserci un motivo.

Mi aggiro liberamente fra le pagine, per immergermi a caso nelle storie descritte dall’autore e che a volte toccano il tema del lavoro meccanico e alienante come in Deve esserci un motivo, in cui due impiegati decidono di opporsi allo sfibrante e sistematico impilamento quotidiano di cartoncini colorati, senza sapere il perché il loro lavoro consista soltanto in quello, ogni giorno: una routine che logora i personaggi e li conduce alla pazzia, all’evasione e al rischio. Il germe della follia a portata di mano. Scelgo un altro racconto, Matinée, una storia che viaggia fra il realismo magico e il ricordo di un dolore insopportabile, il tutto visibile attraverso una finestra ritagliata su un mondo che una volta era luminoso, un uomo che saluta un amore andato via, un eterno amore spiegato attraverso un processo psicologico. Cambio ancora con Star System: un mondo rovesciato in cui le very important people si trovano fra la gente comune, che ogni giorno è costretta ad affrontare disgrazie, mentre il ricco protagonista sente invidia e gelosia proprio nei loro confronti: “Diventare ricchi: è una cosa così difficile da fare? Voglio dire, non è nemmeno lontanamente paragonabile al problema che avrei io se volessi entrare a far parte dello star system, ovvero separarmi dal lusso a cui sono mio malgrado assuefatto”. Mi sono incuriosita leggendo Ricorrenza, un rapido viaggio nella vita di un uomo, scandito da quel “tanti auguri a te” che diventa sempre più pesante, più mesto, perché anche in questa storia che è la vita, si percepisce quel velo di tristezza che è la morte, una tristezza che aleggia quasi sempre nei racconti di Abbate. Nei Paradossi della scrittura si scorge spesso un germe macabro, terrificante, negativo, un ghigno funesto che ammicca alla vita, la quale non può che avvertire un fremito di paura. Anche il racconto da cui prende il nome la raccolta denuncia una certa frustrazione, una sofferenza che danneggia un protagonista che non riesce ad andare oltre la scrittura di frammenti, che non riesce a raggiungere l’ampio respiro del romanzo poiché la sua “fantasia non è capace di reggerne il peso”.

Le storie raccontate nei Paradossi della scrittura possiedono un germe di novità che potrebbe esplodere con tutta la forza che porta con sé, se non fosse rallentato nella sua corsa dalle pesanti radici che affondano in una salda letteratura nel ‘900 che vede tra gli altri svettare Pirandello e Bontempelli. Inoltre, si sente la mancanza di un’adeguata caratterizzazione linguistica dei personaggi, non si avverte, infatti, la velocità tipica dell’oralità nei dialoghi, né una differenziazione di vocabolario fra i personaggi, i quali tendono ad essere tutti troppo eloquenti. A volte l’impressione che ne deriva è molto simile ad uno spinto esercizio di stile. Nonostante ciò, le storie e gli spunti immaginati da Alessandro Abbate sono dei congegni particolari, oliati con immaginazione e lucidati con una massiccia dose di amara realtà.

Glenda Gurrado

Alessandro Abbate, Paradossi della scrittura e altri racconti, Meridiano Zero, Bologna, 286 pp., euro 18,00

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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