Il figlio maschio

temTEMPERAMENTE - Al contrario di quanto lascia supporre il titolo, Il figlio maschio è un romanzo che prima di ogni altra cosa parla di donne, e non di donne qualsiasi; i personaggi femminili ritratti dalla scrittrice siciliana Giuseppina Torregrossa sono figure indomite che dedicano anima, corpo, mente ed energie ai due grandi amori che le accomunano tutte di generazione in generazione: gli uomini della famiglia e i libri.

L’ambientazione del romanzo è dilatata tanto nello spazio quanto nel tempo; da Palermo a Catania passando per Caltanissetta, davanti agli occhi del lettore scorre quasi un secolo di storia italiana, soprattutto meridionale, in un viaggio temporale che ha inizio nel 1924. Ma gli anni che attraversano fascismo, secondo dopoguerra, boom economico e crisi moderna non sono gli unici a vantare il titolo di Storia, quella dove la esse maiuscola sta per garanzia di autenticità; sono Storia, infatti, anche le vicende della famiglia Ciuni-Cavallotto, stirpe di librai tuttora esistente che ha promosso e partecipato alla rivoluzione culturale della Sicilia nel Novecento e ancora oggi.

Il figlio maschio è una saga familiare in cui si alternano numerosi personaggi, tutti densi di pensiero, sentimenti e peculiarità; Giuseppina Torregrossa dedica un capitolo a ciascuno balzando di anno in anno, persino di decennio in decennio senza che il lettore perda le fila della grande famiglia che dal contadino nisseno Don Turiddu Ciuni passa per i figli e i nipoti fino ad arrivare alle Cavallotto, libraie e imprenditrici tuttora viventi e attive nel settore. Quasi ogni capitolo, dunque, svela un personaggio nuovo, ma senza perdere di vista tutti gli altri; le vicende di tutti continuano a caricarsi di significato nel momento in cui si intrecciano, si scontrano e corrono parallele per un tratto di vita.

Le figure del romanzo sono tratteggiate con brevi ma precise pennellate: l’essenza di ogni personaggio è schiusa al lettore tramite la descrizione di un difetto, di un desiderio, di un segreto o, in più di un caso, della prima notte di nozze; sì, perché la sensualità è una delle cifre caratteristiche del romanzo, elemento imprescindibile dell’anima siciliana che è pura e semplice passione e mai volgarità.

La passione della carne, però, non è l’unica a riempire le pagine de Il figlio maschio: il vero motore della storia, infatti, è quella per i libri.
Ai libri sono consacrate tutte le vite dei personaggi, schiavi entusiasti dell’odore della carta, del fruscio delle pagine, della consistenza delle copertine, delle storie racchiuse in quelli che non sono oggetti, ma perle di pensiero; e non importa se a sfogliare le pagine di Anna Karenina è la tutto sommato poco acculturata Concettina Ciuni, sorella del primo libraio della famiglia, perché “la ragazza pensò quasi di conoscerla da tempo quella sventurata russa, sposata senza amore e del tutto estranea al marito. E poi a ogni rigo aveva l’impressione di imparare un po’ di più anche di se stessa”. La letteratura ha il potere di arrivare dritta all’anima senza intermediari.

A differenza di Concettina, colma di sensibilità ma priva di spirito critico, il fratello Filippo è il primo figlio maschio ad abbracciare la vocazione di libraio, e non sarà l’ultimo; circondati dal supporto e dalla devozione di madri, sorelle, mogli e figlie, i maschi della famiglia procedono nella missione della loro vita, resa possibile però solo grazie alle donne.

Già, le donne. Siciliane al cento per cento, tradizionali e sensuali, le donne della famiglia Ciuni-Cavallotto sono la colonna portante di un romanzo che ha un titolo al maschile ma una forza tutta femminile. Nonostante la vera e propria adorazione per i (pochi) maschi di casa, nonostante le vite senza l’ombra di una trasgressione, le donne della Torregrossa sono delle vere rivoluzionarie per spirito, coraggio e determinazione. La scrittura fluida e armoniosa della scrittrice sicula le accompagna con leggerezza, precisione e un pizzico graditissimo di dialetto, e conduce per mano il lettore nel cuore dei personaggi fino a sfiorare la dimensione del soprannaturale, altra nota sempre presente nel romanzo con naturalezza e forse qualche piccola forzatura.

Probabilmente l’ultima parte della storia poteva colorarsi di qualche dettaglio in più, ma il lettore si congeda dal romanzo con la sensazione di aver davvero vissuto un pezzo di Storia e storie assieme ai protagonisti, ma soprattutto con una certezza: alla fine, l’unica vera trasgressione di questi anni è l’amore per la cultura.

Giuseppina Torregrossa, Il figlio maschio, Rizzoli 2015, pp. 320.

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