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temperamenteTemperamente - Nel corso di un'intervista rilasciata all'ex temperina Carlotta Susca, Vittorio Giacopini ha dichiarato: «Critici e giornalisti pretendono il romanzo (o il racconto o dio sa cosa) che illumini il presente, la realtà, ma sotto sotto vogliono un articolo di giornale in bello stile spacciato per illuminata visione delle cose che ci circondano. Alla fine, lo scrittore in questa ottica è un rimasticatore di prose scontate e prevedibili, spacciate per chissà quale ispirato punto di vista su quanto è ciò sotto gli occhi di tutti ma dentro il linguaggio dei Media, della Comunicazione.

Bisognerebbe ricordarsi sempre di una battuta di Orwell – un grande maestro – che diceva che niente è così difficile come vedere ciò che sta in front of your nose, cioè proprio sotto il nostro naso. Insomma, quel che credo è che la presunta realtà sia già replicata da troppi e troppi specchi (media, tv ecc. ecc.) e che per dire qualcosa di autentico, sentito, interessante, sia il caso di lavorare su un piano diverso, un piano sfalsato. Il realismo (vecchio o nuovo che sia) è sconfessato proprio da questa dinamica».

Prendo a prestito queste parole per introdurre il libro che ho privilegiato per la recensione di questo mese, L'occhio strabico di Lucia Stefanelli Cervelli. Il volume, che raccoglie dieci «racconti brevi e monologanti per intellettuali a riposo» e che si conclude con un Elogio dell'occhio strabico, è una vivace meditazione sull'importanza di assumere un'ottica obliqua che disdica i comuni – anzi, il comune, al singolare – punto di vista sul reale. A cominciare dal primo racconto, Il telescopio, denuncia del punto di vista fisso e immutabile come quello di certi giornalisti opinionisti «che afferrano a volo un angolo di visuale e se lo tengono stretto perché intendono camparci per una vita», l'occhio strabico si presenta come l'emblema di quella sana cittadinanza del distorto e del saggio punto di vista del defilato.

«Eh sì, lungo la tangente del mio occhio strabico lo vedo, lo vedo... il mondo!» esclama fiero il protagonista di Giro giro ton.../to; a differenza di quanti, in mancanza di strabismo, si ostinano a percorrere sentieri già battuti. Come Giovanni il panettiere, che nel fiabesco Il buco e la ciambella lavora giorno e notte per inseguire l'ambizione di una ciambella perfetta, ma senza avvedersi di un principio elementare: «Le cose, per riuscire, non devono più seguire la costrizione della logica e della forma. Oggi no, si sono liberate. Se costrette, imbizzarriscono. Oggi non si seguono più le leggi delle misure e delle norme. Bisogna cambiare prospettiva. Avere l'occhio strabico. L'occhio strabico aiuta il pensiero divergente, la creatività. Bisogna partire dal buco, non dalla ciambella, ovvero dalla pastafrolla. Occorre il vuoto. Ecco, allora riescono le cose».

Che L'occhio strabico strizzi l'occhio (appunto) alla riflessione sull'industria editoriale e culturale diviene esplicito in Presenta alla Feltrinelli..., parodia di un pomeriggio radical chic sul libro più «infascettato» e «nominato» dell'anno: un libro d'annata, insomma, come il vino, da bersi tutto d'un sorso salvo accorgersi che «in questo caso l'ebbrezza precede la bevuta». Se Etica etilica e Ambiduità sono due spaccati sul fenomeno escort e sui chiacchiericci televisivi fra uomini e donne, «è sempre l'occhio strabico che vede ai margini e capisce» come non farsi irretire; proprio come in Uscita di sicurezza, uno sketch su di un autobus sovraffollato, ma ancor più un racconto sull'uscita dalle risposte preconfezionate.

In conclusione, questa godibile pubblicazione di Lucia Stefanelli Cervelli, filosofa, sociologa e teatrante, si configura come uno sguardo lucido, ancorché strabico, sul contemporaneo. E non è un caso se leggendo questi racconti viene in mente proprio il monito espresso da Giorgio Agamben in Che cos'è il contemporaneo?, ossia che «per capire il proprio tempo occorre porsi in un'ottica sfalsata rispetto ad esso».

Lucia Stefanelli Cervelli, L'occhio strabico. Racconti brevi e monologanti per intellettuali a riposo, Photocity Edizioni, Napoli 2011, 107 pp

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