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temperamente copiaTemperamente - Dopo una serie di recensioni piuttosto impegnative sull'inferno di Auschwitz, sulla psicocritica e sui prodromi dell'individualismo anarchico, in occasione delle vacanze pasquali ho deciso di privilegiare un volumetto molto leggero, un libello sfizioso da portare magari in gita a Pasquetta, e tuttavia a suo modo istruttivo: "Nemici di penna. Insulti e litigi dal mondo dei libri", di Giulio Passerini.

Si tratta di un testo molto interessante in quanto affronta un argomento "non trattato", quello delle frecciatine, più o meno cattivelle, fra gli scrittori. In copertina si possono infatti ammirare due bellissime pistole da duello, che per l'occasione diventano delle originalissime "pistole-stilografiche" che sparano inchiostro (inchiostro velenoso, aggiungerei). Per darvi un'idea piuttosto precisa del contenuto, vi basti sapere che i capitoli del saggio si intitolano "Gabriel García Márquez VS Mario Vargas Llosa", "Jonathan Franzen VS Philip Roth", "William Faulkner VS Ernest Hemingway", "Umberto Eco VS Ken Follett" e così via. Inoltre, un'idea molto simpatica dell'autore è quella di assegnare a ogni duello un voto finale, un voto che va da un minimo di una pistola (nel caso di una piccola scaramuccia) a un massimo di cinque pistole (nel caso in cui fra i duellanti siano volate parole grosse, se non addirittura ceffoni e altri colpi proibiti).

L'efficacia di questo saggio poggia indubbiamente sulla vastità della documentazione, una mole che però non appesantisce mai l'atmosfera "soft" della trattazione. Il merito di Passerini, che non a caso lavora in campo editoriale e giornalistico, è quello di aver spulciato e ricercato tra le fonti più varie: dai telegiornali alle riviste d'epoca, dalle lettere agli articoli sui quotidiani, fino al più recente mezzo informatico di internet, con particolare riferimento a Twitter.

Quanto ai motivi delle liti, il fuoco che alimenta molte di esse è certamente l'invidia. Fu così per Truman Capote, che non accettò mai di essere scavalcato in termini di popolarità da Jack Kerouac (Sulla strada superò infatti Colazione da Tiffany nelle classifiche di vendita americane) e che per questo dichiarò che «quello di Kerouac non è scrivere, è battere a macchina»; e pare sia così anche per Stephen King, al quale proprio non va giù che il record di autore più pagato di sempre spetti a James Patterson: «James Patterson ha molto successo ma è uno scrittore terribile», «Lui non mi piace, e non rispetto i suoi libri» sono solo alcuni dei "complimenti" del Re del terrore.

Motivi più elevati, per quanto possibile, stanno invece alla base dei commenti di Vladimir Nabokov. A causa di una concezione di estetica letteraria un tantino ristretta (un po' come il suo connazionale Pavel Florenskij in campo storico-artistico, per capirci), l'autore di Lolita dimostra di essere davvero impietoso, e di bocciare indistintamente tutti i colleghi ad eccezione dei soli Joyce, Kafka e Proust. Ecco allora che «Saul Bellow è un emblema di mediocrità miserabile», Thomas Mann «un pedante tradizionalista, un monumento alla convenzionalità» ed Hemingway è capace di scrivere solo di «bells, balls and bulls» (campane, coglioni e tori).

E questi non sono che pochi esempi. Senza privare il lettore del gusto di scoprire da solo le risse (verbali e non) e le frecciate più pepate, che sono poi il vero punto di forza di questo libro, occorre dire che i duelli degni di tal nome non sono quelli in cui l'uno offende e l'altro incassa, ma sono appunto quelli in cui ride bene chi ride ultimo, o se preferite, chi di spada ferisce di spada perisce: è negli scambi di "cortesie" reciproche, infatti, che emerge tutta la nobile arte dell'insulto.

Sì, ma i critici? Due paroline sui critici non possiamo non pronunciarle, perché, se gli scrittori sono bersaglio di stroncature e recensioni spesso spietate, ci sembra anche giusto che a volte sia resa la pariglia. E in questi casi, fa notare Passerini, abbondano le metafore rettali e fecali: se D'Annunzio, senza mai tradire la sua retorica magniloquente, affermava che «i critici sono un utile termometro anale», similmente Mark Twain paragonava il critico allo scarabeo stercoraro, in quanto depone le uova nello sterco degli altri. Decisamene più simpatica fu invece la reazione di Ray Bradbury, il quale disse una volta: «quando qualcuno critica i miei gusti in fatto di bizzarrie e viaggi spaziali, prendo i miei dinosauri e lascio la stanza».

Giulio Passerini, Nemici di penna. Insulti e litigi dal mondo dei libri, Editrice Bibliografica, i Libri di Wuz, Milano 2014, 94 pp.

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