NOCI - Si è conclusa con due scudetti giovanili la stagione di Vincenzo Laera sulla panchina della Pallamano Camerano. Da quattro stagioni l’allenatore nocese ha sposato il progetto della formazione marchigiana dividendosi tra il ruolo di allenatore e quello di giocatore.
Con i due titoli conquistati quest'anno dall'Under 18 e dall'Under 20, salgono a cinque gli scudetti vinti nelle ultime tre stagioni con le formazioni giovanili del Camerano.Ora però è arrivato il momento di una nuova avventura professionale.
Al termine di questa importante stagione ha tracciato con noi un bilancio dell’annata e ha parlato dei suoi progetti futuri.
Come è andata la tua stagione da giocatore?
“La mia stagione da giocatore è stata un po’ travagliata. Ho iniziato l’anno in Serie A Silver e nel girone d’andata ho giocato quasi tutte le partite, saltandone solo una. All’inizio stavo bene fisicamente, ero in forma e credo di aver espresso un buon livello, così come la squadra stava giocando una buona pallamano.Il doppio ruolo da giocatore e allenatore non è stato semplice, ma nella prima parte, organizzando tutto nei minimi dettagli, ero riuscito a trovare un buon equilibrio. Poi ho avuto un piccolo infortunio al quadricipite e da lì è diventato più difficile gestire tutto contemporaneamente. Per questo ho deciso di fermarmi come giocatore e lasciare più spazio ai giovani, perché Camerano aveva tanti ragazzi di qualità che meritavano minuti”.
Invece da allenatore quali sono stati i risultati dell'anno?
“Da allenatore è stata una stagione ottima, forse anche oltre le aspettative. La società ha costruito gruppi giovani, equilibrati e con grande voglia di lavorare. La cosa più bella è stata vedere i ragazzi vivere ogni allenamento e ogni partita con serietà, grinta e desiderio di migliorarsi.Ho seguito Under 16, Under 18, Under 20, Serie B e Serie A Silver. Con Under 16, Under 18 e Under 20 ci siamo qualificati alle finali nazionali: l’Under 16 ha chiuso quinta in Italia, mentre Under 18 e Under 20 hanno vinto lo scudetto. In Serie B abbiamo chiuso secondi dopo essere stati a lungo in testa, mentre in Serie A Silver siamo arrivati a pari punti con l’Orlando Haenna, che è salito in A Gold per gli scontri diretti”.
Qual è il segreto del Camerano che a livello giovanile riesce a battere squadre più blasonate del panorama nazionale?
“Secondo me il segreto del Camerano è l’ambiente. A livello giovanile è fondamentale creare un clima positivo, sereno e stimolante, dove i ragazzi vengano in palestra con il sorriso e sentano fiducia. Quando un atleta è sereno, riesce a esprimersi meglio. Poi c’è il lavoro quotidiano: ritmo, volume, ripetizioni, qualità e cura del dettaglio. Cerchiamo di non bloccare la fantasia dei ragazzi, ma di dare loro strumenti e principi per scegliere meglio in campo. Credo che fiducia, lavoro, fame e qualità degli allenamenti siano ciò che permette a Camerano di competere anche contro società più blasonate”.
Cosa ti aspetti dalla prossima stagione?
“La prossima stagione non sarò più a Camerano, perché cambierò squadra. Credo che si sia chiuso un ciclo importante e che per me sia arrivato il momento giusto per vivere una nuova esperienza. Penso che possa essere positivo anche per i ragazzi, perché nuovi stimoli e nuovi metodi possono aiutare tutti a crescere. Camerano però resta un ambiente ottimo per lavorare. Ci sono le condizioni giuste, c’è materiale umano importante e i ragazzi hanno acquisito una buona mentalità. Per questo credo che il futuro della società possa essere ancora roseo e promettente”.
Quali obiettivi ti poni da allenatore nei prossimi anni?
“Come allenatore non mi pongo grandi obiettivi a lungo termine. Preferisco ragionare anno per anno, costruendo piccoli obiettivi che mi permettano di crescere passo dopo passo. Voglio continuare a migliorare, conoscere nuovi metodi, nuovi ambienti e nuovi livelli di lavoro. Credo che confrontarsi con altre realtà sia fondamentale per capire cosa prendere di buono, cosa adattare e come crescere sia a livello personale sia professionale”.
Parlando della finale Scudetto dell’Under 20, come ha reagito la squadra dopo le difficoltà iniziali con Cassano Magnago?
“La finale Under 20 contro Cassano Magnago è stata l’ultima partita della stagione e anche la mia ultima con Camerano. Ci siamo arrivati molto stanchi, perché tanti ragazzi avevano giocato anche le finali Under 18 e molti avevano accumulato tante partite durante l’anno, anche in Serie A Silver.Nel primo tempo abbiamo fatto molta fatica. Non siamo entrati bene in campo, eravamo poco lucidi e bloccati, sia fisicamente sia mentalmente. Questo non toglie nulla al valore di Cassano Magnago, che è una grande squadra, però sapevamo di poter fare di più. Poi i ragazzi si sono calmati e hanno iniziato a rientrare palla dopo palla. Abbiamo inserito il 7 contro 6, il nostro portiere ha fatto parate importanti e alcuni episodi hanno cambiato l’inerzia psicologica della partita. A cinque minuti dalla fine siamo riusciti a pareggiarla e nel finale, dopo un timeout, abbiamo conquistato il rigore decisivo per il +1. È stata una vittoria che rappresenta bene questo gruppo: difficoltà, stanchezza e sofferenza, ma anche cuore, lucidità e grande forza mentale nei momenti decisivi”.























