NOCI - Alla presenza della mamma Carla, dei famigliari, degli amici dell’Abate P. Paolo Maria Gionta provenienti dalla Liguria, dal Piemonte, dall’Abruzzo, del sindaco di Noci Francesco Intini e di altre autorità civili e militari si è svolta sabato 26 ottobre la Concelebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo della Diocesi di Conversano – Monopoli Mons. Giuseppe Favale.
Numeroso il pubblico di fedeli, di abadesse e monache della grande famiglia benedettina provenienti da diverse parti della Puglia, di suore di diverse Congregazioni e degli oblati benedettini secolari della Madonna della Scala.
I CONCELEBRANTI - Tanti i concelebranti: l’Abate Presidente della Congregazione Sublacense – Cassinese Dom Ignazio M. Fossas, Arcivescovi e Vescovi, Abati, Presbiteri, Priori tra cui abbiamo riconosciuto il Priore, monaco benedettino olivetano del Santuario di Picciano P. Donato Giordano e P. Natanaele Fantini che è stato Priore Amministratore della Madonna della Scala dal 2015 al 2017 prima dell’elezione dell’Abate Giustino Pege.
IL SALUTO DEL PRIORE GOFFREDO - Tutti sono stati abbracciati in un unico e caloroso e commosso saluto di benvenuto e di ringraziamento, all’inizio della Santa Messa, dal Priore dell’Abbazia della Madonna della Scala Don Vito Goffredo. In particolare rivolgendosi al neo Abate P. Paolo Maria Gionta ha detto: “Sarebbe bello vederti sempre con il braccio teso verso l’alto e l’indice puntato in alto verso il cielo. Ti chiediamo di mostrarci il volto del Padre Celeste, di prepararci all’incontro definitivo con Dio Padre, quando compariremo davanti a Lui e lo vedremo faccia a faccia. Indicaci la via del Vangelo attraverso la quale si va verso Dio”. È seguita la liturgia della Parola con la prima lettura dagli Atti degli Apostoli (1, 3-5.8-9.12-14: l’Ascensione di Gesù e la prima comunità), il Salmo 95(94) e il Vangelo secondo Luca (22,24-32: Chi è più grande? Colui che serve).
L'OMELIA DEL VESCOVO FAVALE - Poi è iniziata la liturgia della Benedizione con la così detta Presentazione in cui il monaco Padre Pasquale De Giglio ha chiesto al Vescovo Favale di dare la Benedizione abbaziale all’abate eletto. Di seguito nell’omelia Il Vescovo Favale ha detto tra l’altro: “Sia impegno dell’amore, caro Padre Paolo, guidare la comunità che ti è affidata. Attingendo alle immagini care a Papa Francesco, guida i tuoi fratelli camminando davanti a loro, in mezzo a loro, dietro di loro, per orientare i loro passi, davanti, per riscaldare i loro cuori, in mezzo, per custodire la loro vita, dietro. Caro Don Paolo, oggi, mentre chiediamo al Signore di colmarti dei doni del Suo Spirito per esercitare con frutto la paternità su questa comunità, il Signore Gesù si offre Lui stesso come modello a cui ispirarti nell’accompagnare i fratelli nel cammino di santità. Tra poco ti chiederò: vuoi insegnare ai tuoi fratelli più con i fatti che con le parole il modello di vita nuova ispirata al Vangelo? Il tuo sì lo voglio esprimerà la tua precisa volontà a non distogliere mai lo sguardo da Gesù, perché è Lui il Vangelo vivo. Per acquisire il suo stile trova diletto nell’ascolto della Sua Parola, fatta diventare carne della tua carne con la pratica della Lectio Divina. Gusta la dolcezza del suo amore nella Comunione Eucaristica. Lasciati avvolgere dal suo abbraccio nella contemplazione della Sua Bellezza, che deve afferrare tutta la tua persona. Contagia poi la tua comunità, caro Padre Paolo, con il profumo dell’amore di Cristo, perché tutti insieme possiate aiutare noi, che cerchiamo ristoro in questo luogo, a nulla anteporre all’amore di Cristo”.
I SIMBOLI DEL SERVIZIO - Poi Il Vescovo ha dato inizio alle interrogazioni fatte al neo Abate: se intende servire la propria comunità secondo lo spirito del Vangelo e di San Benedetto; è seguita l’implorazione dell’assistenza e dell’intercessione della Vergine Maria e dei Santi; poi la preghiera di Benedizione che il Vescovo ha rivolto a Dio. Poi il Vescovo ha consegnato all’Abate Gionta alcuni simboli del suo servizio autorevole, cioè la Regola che egli è tenuto a vivere e a far vivere ai suoi fratelli, l’anello segno di fedeltà, la mitria segno dell’autorità che deriva da Cristo vero Pastore del suo popolo, il pastorale anche questo un segno cristologico: è Cristo Buon Pastore che attraverso anche la mediazione dell’Abate conduce il suo gregge ai pascoli della vita eterna.
IL SALUTO DEL SINDACO DI NOCI - Dopo la liturgia Eucaristica il sindaco Francesco Intini ha rivolto una parola di saluto dicendo: “Mi consentirete un po’ di emozione, perché questo è un luogo che per la comunità nocese, per i Nocesi è un luogo storico, pieno di significati. Noi oggi celebriamo un momento storico. Noi oggi celebriamo il dono della elezione di Padre Abate Paolo Maria Gionta. È un dono perché da 100 anni, l’Abbazia della Madonna della Scala è stata un dono per questa comunità. È un dono, perché è un luogo di preghiera, è un dono perché è un’oasi di pace, è un dono perché è uno scrigno di cultura ed è un dono perché tante volte ci ha insegnato che nelle difficoltà si può e si deve andare avanti. Questo è un insegnamento grande per un’amministrazione e per una comunità. Non sempre le cose vanno con il vento in poppa, non sempre viviamo tempi facili, tempi felici. Ma la storia ci insegna. Questi cento anni ci insegnano che c’è un baluardo, che c’è uno scoglio a cui potersi aggrappare. E questo scoglio è per Noci l’Abbazia della Madonna della Scala. Dunque io oggi indegnamente porto il saluto di tutta la comunità e faccio un grande augurio che è quello di camminare insieme; un cammino lungo, proficuo, di collaborazione e che questo cammino sia di due comunità che sono legate da un legame di fratellanza. I fratelli si sostengono gli uni con gli altri. E dunque Grazie e buon cammino a tutti noi”. Il Sindaco ha poi donato all’Abate Paolo Maria una croce pettorale da parte di tutta la comunità nocese.
IL SALUTO DELL' ABATE GIONTA - L’abate Gionta ha preso poi la parola dicendo: “Gentile signor Sindaco, che ha avuto anche la bontà di venirmi a salutare qualche giorno fa personalmente e con il quale c’è stato subito un bel rapporto, una bella intesa, anche le Autorità civili e militari, sua Eccellenza Mons. Giuseppe, Vescovo della nostra Diocesi di Conversano – Monopoli, voi Presuli che avete voluto prendere parte a questo rito. Eccellenze Bruno, Ciro, Giovanni, Savino e Luigi, caro Padre Abate Presidente Ignazio, Abati qui presenti con tutti i quali ci lega un’amicizia ormai di lunga data e tra i quali vorrei menzionare in particolare Padre Donato Ogliari e Padre Michele Petruzzelli, che facevano parte, e ancora lo fanno, del cuore di questa comunità. Cari monaci dei vari monasteri, oblati di questo monastero, miei carissimi famigliari, tutti voi fratelli e sorelle in qualsiasi condizione di vita abbiate abbracciato, al termine di questa bella celebrazione solenne, vorrei esprimere alcuni sentimenti che ho nel cuore. No nobis Domine. Anzitutto, come le parole appena citate evidenziano: non a noi Signore. La convinzione che quanto abbiamo vissuto noi oggi, non riguarda solo me, anzi non riguarda in primo luogo me, ma l’Abbazia della Scala, i suoi membri, cioè i suoi monaci, ma anche tutte le persone che la amano e la frequentano come gli oblati e gli amici. È stato un segno della vicinanza di Dio, di una sua Benedizione su questa porzione di Chiesa. Inoltre brevemente desidero condividere tre considerazioni che mi hanno accompagnato nelle ultime settimane e che possono essere illustrate con tre simboli, che in un modo o nell’altro sono stati al centro di questa celebrazione. Il primo è il pastorale: come il termine chiaramente fa intendere, esso si riferisce alla funzione di guida, affidata a chi lo impugna. Più precisamente dal punto di vista cristiano, il pastorale è il segno dell’autorità di Cristo. E che autorità è? È l’autorità del pastore. Con tutto quanto la Bibbia e in particolar modo il Vangelo dicono a riguardo. È un’autorità pertanto che va concepita e vissuta come un servizio. Ciò non significa, certo, che si tratti di qualcosa dai lineamenti tanto platonici da diventare aleatoria o da dover rinunciare alla fermezza quando è necessaria. No, è una vera autorità, ma da esercitare in vista del bene delle persone, dell’autentico loro bene. Come l’esempio sublime di Cristo e quello di San Benedetto mostra. Secondo simbolo è quello dell’anello. È un segno di grade significato, ci sono vari aspetti racchiusi in esso, ma di essi mi piace sottolinearne uno, il più incisivo. Nel matrimonio l’anello che i coniugi portano al dito, indica il legame di amore e fedeltà con il quale essi si sono uniti l’una all’altra. L’anello dell’Abate esprime il rapporto con una precisa comunità monastica. É così il segno della mia dedizione ai fratelli dell’Abbazia della Madonna della Scala e, come spero vivamente, della loro fiducia e del loro affetto nei miei confronti. E, infine la scala. È un titolo mariano che contrassegna questa Abbazia e ancora prima il colle su cui essa sorge. La Scala è Maria, la Madre di Dio. Contando sul suo amore, sulla sua intercessione, si può salire sulla strada della vita. Contando su questa Scala si può intraprendere il viaggio non facile della sequela di Cristo, oppure riprenderlo, quando lo si fosse, per qualsiasi motivo, abbandonato. A Lei desidero affidare gli inizi e tutto intero questo servizio abbaziale. A Lei domando di pregare Dio, affinché io sia Pastore secondo il cuore di Cristo. Viva strettamente unito ai fratelli di questa comunità monastica, come l’anello indica, attraverso anche le sfide e le difficoltà che potranno presentarsi. E domando di continuare a stare costantemente affianco di mia mamma, delle mie sorelle, e dei miei amati nipoti”. La commozione dell’Abate ha interrotto più volte la sua riflessione accompagnata da calorosi e affettuosi applausi.
LA BENEDIZIONE DI PAPA FRANCESCO - Il Priore don Vito Goffredo ha letto poi la Benedizione del Santo Padre: “Sua Santità Francesco imparte di cuore una particolare Benedizione Apostolica all’Abate Padre Paolo Maria Gionta in occasione della Benedizione Abbaziale. E mentre la estende ai famigliari e alle persone unite al suo gaudio, invoca per lui nuova effusione di lumi e doni dello Spirito Santo, affinché il suo ministero sia sempre allietato da copiosi frutti spirituali e si conformi sempre più a quello di Cristo, il quale non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti. Abbazia Santa Maria della Scala, Noci 26 ottobre 2024”.
GLI AUGURI DELL'ABATE FOSSAS - Infine c’è stata la Benedizione solenne del Vescovo Favale. A seguire poi un momento di festa con un buffet nel chiostro del monastero a cui tutti i presenti sono stati invitati. Qui abbiamo chiesto all’ Abate Presidente Dom Ignazio Fossas di esprimere un suo augurio all’Abate Gionta: “Io auguro al Padre Abate Paolo Maria un servizio proficuo e consolante sia per lui che per la comunità. In questi momenti penso che la vita monastica abbia una parola da dire alla nostra società e sono convinto che Padre Paolo potrà dare un contributo alla comunità di Noci, offrire un grande servizio alla Chiesa e alla società".
(Foto di Fortunato Calderaro)


























