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“Spillover” si chiude con Antonella Boralevi e il suo romanzo “Tutto il sole che c’è”

04 12 AntonellaBoraleviSpillover 1NOCI – Si è concluso lo scorso 11 aprile il ciclo di appuntamenti online con “Spillover”, la rassegna letteraria organizzata dalle associazioni “Vivere d’arte eventi” e “Pugliè”. Ospite della diretta, iniziata a partire dalla 19:00 è stata Antonella Boralevi, nota scrittrice, giornalista, conduttrice e autrice televisiva. Assieme a Gabriele Zanini e all’operatrice culturale Monica Bruno, la Boralevi ha parlato del suo ultimo romanzo intitolato “Tutto il sole che c’è”. Una vera e propria saga familiare che si snoda in circa 700 pagine, in cui la microstoria della famiglia Valiani, si intreccia con la macro storia degli anni più difficili per la nostra nazione: quelli del fascismo e del secondo conflitto mondiale, fino a giungere al dopoguerra.

Attorno alla famiglia Valesi e in particolare alle due sorelle Ottavia e Verdiana, che sono le protagoniste indiscusse del romanzo, ruotano tutta una serie di personaggi, che offrono uno spaccato assolutamente completo della società dell’epoca a tutti i livelli. La saga familiare incentrata sì sugli avvenimenti storici tangibilmente documentati, che hanno scandito gli anni più difficili della nazione, ma soprattutto sui sentimenti. La figura femminile, che trova la massima rappresentanza nelle sorelle Valiani, Ottavia e Verdiana, gioca un ruolo determinante.
Due sorelle veramente molto diverse, che proprio in queste evidenti discrepanze caratteriali, rappresentano a tutto tondo l’essenza di essere donne. Ottavia bella, determinata, spregiudicata, allegra e desiderosa di mordere al massimo la vita. Veridiana più “bruttarella” e timida, la cosiddetta “sorella ombra”, quella che non riesce a brillare di luce propria, e a cui non resta altro che scrutare Ottavia da dietro le quinte, con un misto di ammirazione ma anche di odio e di invidia. E’ invidiosa, Verdiana, sia come sorella che come donna. Sarà infatti proprio la sua la voce narrante del romanzo. Divenuta infatti un’arzilla e lucidissima novantunenne (che per altro ha imparato benissimo a utilizzare il pc) Verdiana racconta la storia della propria famiglia e del rapporto conflittuale con la sorella. Basta ascoltare proprio tramite il computer un vecchio motivetto del “Trio Lescano”, perché i cassetti della memoria si spalanchino e i ricordi fluiscano inarrestabili. A Verdiana non resta altro da fare se non scriverne. Giunta a quella veneranda età, ella sente di non aver mai veramente vissuto, ma se il destino ha voluto farla vivere tanto a lungo, farle attraversare momenti tanto tragici, un motivo dovrà pur esserci. La penna scorre come una tavola da surf tra le continue onde dei flashback, e dal 1939 fino agli anni del dopoguerra, il lettore vede le sorelle Valiani trasformarsi lentamente da bambine a donne. Pur trattandosi di una saga familiare a sfondo storico, che va in scena sul palcoscenico del passato, è innegabile l’attualità del romanzo. Quante volte, in questi tempi di pandemia, abbiamo sentito dire o abbiamo affermato noi stessi “E’ come essere in guerra?”. Una guerra non più tra nazioni, ma contro un nemico ben più subdolo e insidioso, proprio perché invisibile.
Il messaggio conclusivo però è di speranza, la stessa che contrassegnò interamente gli anni successivi al Secondo Conflitto Mondiale.
C’è infatti una frase molto significativa all’interno del romanzo: “C’è il futuro nell’aria, e il bello è che lo vediamo tutti”. Perché non provare a scorgerlo anche noi, dunque? Immergersi in questo mondo passato, eppure ancora tanto presente (perché i sentimenti umani e le dinamiche che li caratterizzano in fondo non mutano così tanto nel corso della storia) sicuramente aiuterà il lettore a dissipare un po’ della nebbia che offusca quella speranza di ricominciare.

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