NOCI (Bari) - La realtà ha superato tutte le aspettative di un pubblico gremito. Anche ieri sera, sabato 3 dicembre, l'appuntamento “Luci Versi e musiche nelle gnostre”, in itinere per il centro storico, ha confermato il proprio successo. Catapultati in un'atmosfera quasi incatata grazie alle interazioni di digital art di Matthew Watkins e alla bravura nell'improvvisazione dei musicisti G. Console,G. Tria, D. Console, V. Fusillo, C. Mascolo, ogni spettatore presente si è lasciato travolgere dal perfetto ingranaggio di note musicali e luci, dando,così, il via ad una serata colma di scoperte.
"Non si vive per miracolo me l'ha detto/ il Naviglio stanotte. E' dura sintassi la mano/ che tiene le mie parole/ alle tue un segreto da omettere alla specie". Sono questi i versi che hanno accolto il pubblico, immortalati sulla parete delle bianche case di Largo Torre, del poeta Damiano Scaramella. Giovane scrittore, attivo su riviste, ma soprattutto nel campo dell'editoria e al centro dell'attività poetica italiana odierna. Una personalità delicata, ma al contempo forte, un concentrato di influenze, definito "Lirico, antilirico intriso di filosofia e attento alla prosa d’eccezione di certo Ottocento e Novecento, sia già un’acquisizione per il comparto accidentato del nostro contemporaneo poetico. E’ un sollievo". Scaramella ha letto alcune delle sue opere, concentrando l'attenzione su quelle immagini precise, geometriche che sarebbero poi diventate tangibili all'uditore nelle brevi, ma intense pause di silenzio.
Questo intenso viaggio è culminato nella magica musica del duo Antonio Di Martino e Fabrizio Cammarata, scelti dall'associazione BucoBum che ormai da anni si occupa di far conoscere al pubblico nocese e non, i migliori nomi presenti nel panorama del cantautorato italiano. Un progetto, quello portato sul palco ieri sera, interamente dedicato all'artista messicana Chavela Vargas, dal titolo "Un mondo raro". Lei, un personaggio d'altri tempi, amante di Frida Kahlo, fu definita da Pedro Almodóvar «la ruda voce della tenerezza», per aver interpretato e "reinventato" con le sue doti la musica latino-americana, a tal punto da infrangere gli schemi di un intero secolo. Una performance, un tripudio d'emozioni, che ha rievocato gli odori e i costumi messicani, i colori e il calore di una terra caratterizzata da sempre da un animo rivoluzionario e femminile, come la voce della Vergas. La Llorona,colonna sonora del film Frida, interpretata da Cammarata durante il concerto in un modo sconvolgente e travolgente, è stato il file rouge che ha permesso la stretta connesione tra lo spirito latino di Città del Messico e lo spirito siciliano dei due cantatutori. Numerosi i brani eseguiti come: "Metti la mano qui Macorina", un brano completamente pink, nel quale si racconta la vita di Macorina, una prostituta cubana d'alto borgo di quei tempi,che si suppone fosse stata protagonista della vita mondana dell'Havana, ma sopratutto una donna rivoluzionaria in quanto si pensò, fu la prima ad avere nell'isola, la patente; "Non son di qui, e ne di là" per il quale è stato utilizzato uno strumento cubano ed infine il brano una vera e propria ninna nanna siciliana, tradotta, nella quale compare la figura di un teschio che posato su di un cannone da guerra parla di amore, morte e vita.
Una proposta musicale e romanzo biografico completamente in anteprima per la calorosa e folta platea, presente nella piazza di Largo Porta Nuova, che ha visto i cantautori rapiti dalla cultura messicana non solo a livello interpretativo, ma anche e soprattutto dal loro nuovo approccio alla canzone, diretta ad esprimere, in maniera passionale ,ma mai banale, i sentimenti profondi. "Adiós, adiós amor /Recuerda que te amé /Que siempre te amaré" (La Cruz de Olvido).
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