Magic play dei Liorsi è disponibile sulle piattaforme digitali di musica da sabato 08 giugno
NOCI - Da sabato 8 luglio è disponibile sulle piattaforme digitali l'ultimo album dei Liorsi, storica band nocese, che presenta un lavoro inedito composto da dieci canzoni scritte da Phil (Pierfilippo Fusillo - testi e musiche) e arrangiate dai Liorsi tra cui la già edita “Un party leggendario” (2022). Ecco le dieci canzoni proposte:
1. Fra i colori di un ricordo
Fra i colori di un ricordo è stata l’ultima canzone ad essere stata scritta per Magic play. Il testo parla di una ragazza che appartiene al passato dell’io narrante del brano, il cui ricordo fa riaffiorare nella mente di chi canta immagini verosimili e immagini inverosimili, legate fra loro dal fatto di appartenere alla dimensione del ricordo. Ha un sound deciso che unisce una strofa ritmata a un ritornello pop e orecchiabile, come è nel nostro stile.
2. Un party leggendario
Un party leggendario è on-line già da un po’ di tempo. Se l’avete già ascoltata Nancy vi sarà familiare. In realtà Nancy forse non c’è mai stata, forse è il personaggio di un film o di una serie TV; oppure Nancy è esistita ed ha effettivamente dato un pugno all’alba a qualcuno di noi. Quello che è certo è che c’è stato un party leggendario da qualche parte, fosse anche in un sogno, e che questo party ha fatto sbocciare un fiore nel deserto di qualcuno. Questa canzone, apparentemente leggera e allegra, ha una sfumatura dannatamente malinconica nel testo e nella musica, la stessa malinconia che assale chiunque debba tornare alla normalità all’indomani di un breve arco di tempo di spensieratezza ed euforia come quello trascorso ad una festa che rimarrà per sempre impressa nella memoria di chi c’era.
3. C’è un certo Joe che mi vuole morto
C’è un certo Joe che mi vuole morto è la canzone più vicina alle prime produzioni de Liorsi come “Notti brave al bar”. Se esista o sia realmente esistito Joe non poco importa, ma prende figura in modo chiaro questo losco figuro con la barba lunga e un dente d’oro che cerca di attentare all’incolumità del narratore. Per fortuna l’oggetto dell’odio di Joe salverà la pelle, ma sarà costretto a “lasciare la città”. Un pezzo pop da suonare con la chitarra acustica e da cantare a squarciagola.
4. Natalie
Natalie è una ballata sostenuta da una potente chitarra elettrica crea una dissonanza incantevole con le atmosfere create dalle note di pianoforte e dagli accordi della chitarra acustica con chiari riferimenti ai Coldplay di Yellow e agli Oasis di Slide away. Il testo è nato ai tempi di EpPi e si è trasformato per raggiungere la cercata profondità espressiva.
5. Vecchia strada
In questa canzone si sentono forti le influenze musicali che caratterizzano il sound dei Liorsi: il brano è in debito con gli Stone roses e la chitarra di John Squire, ma l’atmosfera cupa della canzone deve anche molto agli Arctic monkeys di Humbug. La canzone parla del viaggio inteso come spostamento, esperienza, una sorta di vagabondaggio dell’anima; naturalmente non si tratta solamente di un viaggio fisico (né, tantomeno, di un percorso lineare), ma di una sorta di cambiamento della propria condizione attraverso le esperienze e l’unicità del vissuto di ciascuno di noi. Ciò che viviamo ci fa guardare il mondo attraverso nuovi occhi e apre la strada a una continua tensione tra passato, presente e futuro. A volte possiamo scegliere di fermarci un attimo e chiudere i nostri occhi per un momento, per poi riaprirli su un mondo sempre e comunque diverso da quello di prima, oppure di tornare con la mente al passato seguendo una “vecchia strada”.
6. La canzone del sombrero
In una puntata di Futurama uno dei protagonisti, Fry, entra in scena per chiedere: “Qualcuno ha visto il mio sombrero?”. Phil ha subito pensato di scrivere una canzone, “La canzone del sombrero” in cui la ricerca del sombrero da parte di chi canta si intreccia con una storia d’amore finita per cause di forza maggiore: la seconda strofa descrive il saluto in una stazione tra i due amanti, prima di dividersi. Il narratore si trova così a dover lentamente ripartire da zero e a rialzare gli occhi da terra per sbirciare oltre il “muro” del passato e della malinconia che ne deriva. Dal punto di vista musicale, è come immaginare che il protagonista del testo suonasse chitarra e voce in un luogo solitario: da qui la scelta dell’intro e della finale. In mezzo, è come se i Liorsi suonassero e cantassero per lui la fine di una storia d’amore. Ma come termina la vicenda? Riuscirà il nostro eroe a riconciliarsi con l’amata? E soprattutto… riuscirà a ritrovare il suo sombrero? Scopriamolo
7. Un’odissea
Un’odissea riporta alla mente casi avventurosi, un’esperienza travagliata, talvolta eroica, ma cosa c’è di più eroico che osservare il tempo trascorso e fare un bilancio di quanto è accaduto? Il testo inizia con l’immagine delle nuvole: osservarle e notare che la loro forma ci ricorda qualcosa o qualcuno è qualcosa che ognuno di noi ha fatto almeno una volta nella vita. Assieme alle nuvole ci sono una serie di immagini che richiamano un vissuto individuale e allo stesso tempo collettivo, fino a mescolare e rendere difficilmente distinguibili mondo interiore ed esteriore, realtà e fantasia, prima e dopo: visoni e miraggi che alludono al vero e proprio “mito” dei vent’anni e a tutto il carico di dolore e bellezza che porta con sé. A livello musicale, questa canzone è nata chitarra acustica e voce, come fosse una ninnananna per poi raggiungere la versione di “Magic play” con un ritmo più sostenuto.
8. Mille finestre
Mille finestre a differenza di quanto accade di solito con le altre canzoni ha avuto una stesura della musica e del testo abbastanza rapida. L’ossatura principale del brano ha portato via una mezz’ora di una mattina della primavera dello scorso anno, poi labor limae. Mancava un pezzo di questo tipo nell’album: una ballata di questo tipo era in effetti la tessera mancante del puzzle. E' venuta fuori di getto, ma credo non sia arrivata per caso: quella mattina di primavera dell’anno scorso c’era una specie di magia nell’aria.
9. (Lontano dal) Grigiore urbano
(Lontano dal) Grigiore urbano parla della voglia di andare in cerca di tutto quello che non c'è e che si sogna di avere o di essere. Andare via, allontanarsi da una situazione più o meno opprimente, lasciarsi tutto alle spalle per abbracciare e andare incontro a qualcosa di meglio; non si tratta solo di una fuga fisica, ma è anche una fuga con il pensiero, un mettere da parte il grigiore della quotidianità e rifugiarsi nella fantasia. Questo atto di ribellione allo stato delle cose è, nel mondo di oggi, quanto mai necessario e le canzoni sono, in questo senso, simili a una boccata d’aria. Uno scopo nobile, per un brano di musica leggera, quello di alleggerire il peso interiore dell’essere umano e permettergli di sognare ad occhi aperti. La forza di questo pezzo sta anche nel dialogo immaginario con un interlocutore simile a noi, che ci capisce e ci comprende, che un giorno incontreremo o ritroveremo, appunto, lontano dal grigiore urbano (che sia un amico/a, una persona che amiamo o un/a perfetto/a estraneo/a non fa differenza). La strofa, sorretta da un’architettura musicale spensierata e a tratti sognante, scivola via con naturalezza verso un bridge dove la chitarra elettrica di Pierfrancesco e la batteria di Vito sono come uno scossone, un risveglio improvviso, un richiamo alla consapevolezza e all’azione; il ritornello sembra sprigionare tutta l’energia accumulata nel bridge e nella strofa, con Phil che urla a squarciagola.
10.Un’era fa
“Un’era fa” parla della scrittura che fissa la fluidità del tempo che passa e del tempo che passerà. il testo di questa canzone è composto da una serie di immagini surreali suggestive. Il titolo della canzone è un’indicazione importante per coglierne al massimo il tema, che è quello dello scrutare il futuro con gli occhi del bambino e, di tanto in tanto, volgere lo sguardo indietro per raccogliere i piccoli momenti di felicità del passato. Passato e futuro, in questo pezzo, si intrecciano e i loro contorni sfumano nel territorio della fantasia; ciò che è accaduto davvero non importa, perché il ricordo arricchisce e trasforma la realtà in ogni istante. “Un’era fa” è un brano di dolce e pacata malinconia, con chitarre alla Johnny Marr degli Smiths e una melodia vocale che accarezza le parole e dà peso al loro senso fino ad aprirsi in un ritornello che risolve la tensione creata dalle strofe e dal bridge.
Tutte le canzoni sono state registrate da Phil (voci), Vitolorso (batteria), Pierfrancesco Trisolini (chitarre), Nicola Liuzzi (basso), Michele Pinto (pianoforte e chitarre) con Niki Intini presso Vinyl Sound a Noci (BA), mixate da Samuele Lomonaco (1, 3, 5, 6, 7, 8, 9, 10), Niki Intini (4), Gabriele Dalena (2). Il master è stato curato da Samuele Lomonaco.
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