“L’amore non ha cuore”, il nuovo disco di Checco Curci

Un “manuale di educazione sentimentale” per provare a capire l’amore e perdonarlo

02 19 Checco Curci Foto Anna Squicciarini

NOCI - Imperfetto, crudele, fragile, deflagrante, passionale. Otto tracce che attraversano fasi e sfumature dell’amore con profondità, lucidità e delicatezza e restituiscono un “manuale di educazione sentimentale” per provare a capirlo e allo stesso tempo coltivarlo.  

“L’amore non ha cuore” è il nuovo disco di Checco Curci per Dischi Uappissimi in uscita il 23 gennaio, a tre anni di distanza dal suo esordio discografico e anticipato dal singolo Non si torna indietro. È realizzato con il contributo di NUOVOIMAIE, l’abile mano produttiva di Francesco Piro e la supervisione artistica di Riccardo Sinigallia, che torna a battezzare il lavoro dell’artista, ancora una volta anche in veste di editore.

Il cantautore pugliese – milanese di adozione – sceglie per il titolo due delle parole più abusate nella storia delle canzoni, promessa di ovvietà e romanticismo dozzinale. Eppure, legandole tra loro per mezzo di una negazione, ne scombina il sapore melenso e scontato. Questa sorta di provocazione poetica annuncia l’intensità di una scrittura e un’interpretazione che attraversano tanto l’amore quanto la vita, e lo fa tramite una trappola semantica che è in realtà una dichiarazione di intenti. L’obiettivo è sì quello di esplorare le ferite e i solchi dell’amore, ma per provare ad accettarlo in ogni sua forma, perdonarlo ed elevarlo senza limitazioni.  

Dall’architettura musicale complessa e stratificata, “L’amore non ha cuore” è un disco raffinato e materico. Se i testi conferiscono concretezza agli oggetti e ai corpi, dei quali sembra di percepire i colori e gli odori, l’approccio produttivo dona un suono naturale, organico, vivido. La chiave è nell’uso preponderante di microfoni, riverberi naturali, scansioni poliritmiche, variazioni di tempo più o meno percettibili. La canzone è pensata e interpretata come materia viva, sonora e spirituale che, ove possibile, evita l’uso di loop e campioni preesistenti, privilegiando una tessitura originale basata su esecuzioni, arrangiamenti e suoni realizzati su misura per ogni brano. La voce di Curci è profonda, a volte cupa, ruvida; altre più leggera, accompagnata solo dalla dolcezza del suo pianoforte.

Il risultato è una raccolta di canzoni da attraversare come organismi in evoluzione, più che come oggetti seriali e replicabili, musica costruita per generare e accompagnare pensieri trasformativi. Suoni unici che sposano la voglia di perdersi e soffrire ancora un po’, come “vecchi adolescenti”, per vivere o rivivere amori rischiosi, dolorosi e persino patetici, di ridere di sé stessi mentre si incassa un’altra illusione che sembrava ormai impossibile.

Questo disco lo ascolti e piangi, perché ci riguarda tutti: dice Riccardo Sinigallia. È un lavoro pazzesco che racchiude convergenze di tutti i tipi: spirituali, tecniche, fisiche, metafisiche e anche casuali, perché anche la casualità va saputa cogliere e qui lo si fa con la bravura.

Gli amori descritti da Checco Curci sono imperfetti e mitologici, come quello di Leonard Cohen e Marianne lhlen (Un’idea di libertà), violenti e crudeli come la title track (L’amore non ha cuore), illusi (Cosa mi ero messo in testa) nostalgici e teneri come un ritorno a casa che aiuta a ritrovarsi (Decide sempre il cielo). Sono passaggi fondamentali per chi cerca di smontare il buio pezzo a pezzo, dopo avere attraversato le paludi della tristezza cantate in Stupido cavallo, delicata ma potente metafora che omaggia Artax de La Storia Infinita; ma anche per chi con la razionalità cerca di contrastare la passione (Non si torna indietro). Sono sentimenti che assomigliano a una macchia lasciata su un tavolo di legno da un liquido penetrato così a fondo da diventare indelebile (Detto tra noi). Sono segni di una fragilità che non ha paura di mostrarsi e di andare sempre più a fondo, perché è proprio qui che lo sforzo diventa resistenza e rende vivi (Tra te e te).

Rispetto al precedente progetto, qui la narrazione si fa più intima e introspettiva: spiega Checco Curci. L’amore è un’arma potentissima, che lo può rendere spietato. Ma questo non deve farci chiudere ai sentimenti, anzi. Dobbiamo imparare a capirlo per non farci sopraffare. L’amore non accade, esiste e si evolve dentro di noi e tramite noi, ma solo se riusciamo a riconoscerlo. Il cuore di questo disco è a Noci, in Puglia, paese di origine del cantautore, dove è stato registrato durante una residenza artistica che ha intrecciato le storie personali a quella del luogo.

BIOGRAFIA

Checco Curci nasce e cresce a Noci, in provincia di Bari. Si avvicina alla musica attraverso il pianoforte e il violoncello. Al liceo suona in un gruppo d’ispirazione brit pop finché non si trasferisce a Venezia per studiare architettura. Nei primi anni universitari forma un trio in cui inizia a scrivere e cantare in italiano. Nel 2005 si stabilisce a Milano per specializzarsi in urbanistica, materia che oggi insegna al Politecnico di Milano. Nel 2009 fonda l’associazione BucoBum e per 10 anni cura la direzione artistica dell’omonimo festival che porta a Noci il meglio del cantautorato emergente italiano (Dente, Dimartino, Giovanni Truppi, Levante, Maria Antonietta, Thegiornalisti, Motta, Moltheni, Edda e tanti altri). Oltre alla canzone e all’urbanistica coltiva attivamente, da studioso e allevatore, la passione per i cavalli.

Nel 2023 pubblica “Anche solo per un saluto”, album d’esordio accolto come una delle novità più intense e originali della canzone italiana recente, con la supervisione artistica di Riccardo Sinigallia. “L’amore non ha cuore” è il suo secondo disco.

(Foto Anna Squicciarini)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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