Noci ricorda la visita di Aldo Moro, la figlia Maria Fida: "E' ora che la Puglia si riscatti"

04 04mariafidamoroNOCI (Bari) - “Io ho una missione per la Puglia: voglio reclamare una cosa per mio padre in cui solo la Puglia può metterci del suo. E se la Puglia lo fa, si ritaglia uno spazio nella storia futura. Vorrei che la Puglia riscatti quel silenzio dei 55 giorni dal rapimento alla morte”. L’Italia non può essere assolta per la morte di Aldo Moro. O almeno, non potrà essere assolta fino a quando non avrà fatto chiarezza sulla sua morte e su quella della sua scorta. Questo, Maria Fida Moro, lo ha ribadito più volte a Noci e non si stancherà di farlo fino a riscatto avvenuto. Non per altro, se non per rievocare il diritto sacrosanto della verità, per il quale suo padre, un innocente, si è battuto fino ai suoi ultimi istanti di vita.

Lo scorso sabato primo aprile 2017, a distanza di 50 anni dalla prima visita ufficiale, Noci, e l’amministrazione comunale tutta, ha voluto ricordare Aldo Moro, politico, accademico e giurista italiano, cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri, nonchè segretario politico e presidente del consiglio nazionale della Democrazia Cristiana. E lo ha fatto ricordandolo non solo con una mostra fotografica che riportava gli scatti della sua visita all’ospedale, alla Sala Consiliare e alla scuola elementare del rione Cappuccini ma anche con chi, come la primogenita ospite illustre della serata, ha condiviso i suoi passi più intimi, le sue scelte, le sue difficoltà.

Introdotti dunque dal giornalista Gianni Messa, a testimonianza del ricordo di Aldo Moro - uomo “Politico” che metteva al centro le persone prima di tutto ed equiparava i problemi dei braccianti pugliesi a quelli dell’Europa - i contributi di chi, quegli anni, li ha vissuti da vicino, vuoi per motivi familiari vuoi per legami politici. Primo fra tutti il sindaco Nisi che, riprendendo l’articolo della Gazzetta del Mezzogiorno del 2 aprile 1967, ha augurato il ricordo “festoso” della sua persona; in seconda istanza invece l’avvocato amministrativista Gennaro Notarnicola: “Il rapporto politico che Noci aveva con Aldo Moro e viceversa” ha dichiarato, “era molto forte. Basti pensare alle elezioni politiche del ’53 che per la DC non furono del tutto felici perdendo il consenso dell’elettorato che da 70.000 delle tornate precedenti scendeva a 39.000. In quell’occasione Noci fu l’unico paese a mantenere il suo alto livello di preferenze”. E ancora: “Quando Moro raggiunse Noci nel 1967 aveva da poco superato la crisi del suo secondo governo. Qui trovò nuova linfa e nuove idee che di lì a poco si sarebbero concretizzate al convegno di Lucca. Erano gli anni della stesura del piano quinquiennale dello sviluppo economico; non a caso Noci chiese a Moro qualche anno più tardi anche che fosse istituita la scuola media di grado superiore che oggi conosciamo come Liceo Scientifico”. “Come si spiega dunque che un uomo dalle alte ambizioni politiche come lui si interessasse dei problemi dei singoli paesi, dei braccianti, degli studenti?” ha concluso. “Perchè questo fanno i politici!” ha risposto a gran voce la primogenita Maria Fida Moro, con toni sarcastici e velatamente polemici.

Come da programma, l’occasione è stata propizia per far intervenire anche il senatore Piero Liuzzi e non ultimo per importanza Gero Grassi, Deputato della repubblica, da sempre attivo nella commissione d’inchiesta per l’uccisione di Moro. “Moro è stato ucciso per tre motivazioni” ha dichiarato riservandosi di commentare anche i risultati delle ultime relazioni della commissione. “Perchè credeva in una creazione dell’Europa che superasse le divisioni scelte da Churcill, Stalin e Roosvelt. Perchè la politica inglese era fortemente anti morotea ed infine perchè era suo desiderio una democrazia compiuta in cui solo due partiti dovevano governare: quello di maggioranza e quello di minoranza che fungesse da organo di controllo”.

Ed infine le parole attese della figlia Maria Fida, in cui abbiamo carpito senso di speranza e di riscatto ma allo stesso tempo anche di decisione.”Quei 55 giorni dal rapimento di papà fino alla sua morte” ha commentato, “Io li ho trascorsi aspettando che dalla Puglia partisse almeno un pullman carico di studenti, che si sedesse a fare un sit-in, una messa, qualsiasi cosa pur di chiedere allo stato di trattare per la sua liberazione; invece no: insieme a tutta l’Italia la Puglia è rimasta in silenzio; per paura, per timore di quello che stava accadendo. Come facciamo ad assolvere un paese che è stato indebitamente in silenzio lasciando morire da solo un innocente? E’ importante questo ruolo che la Puglia dovrebbe riprendersi: spero che il presidente attuale, passato o futuro faccia qualcosa e ascolti me per aiutare Moro, i bambini pugliesi ed il futuro. E’ vero che papà aveva un rapporto particolare con i pugliesi: ma con quali? Con i silenziosi braccianti agricoli, non di certo con l’establishment di cui si sente tanto parlare. Non è ora che la Puglia restituisca a se stessa la propria grandezza di intelligenza operativa e a papà quello che non ha fatto in quei 55 giorni? Da mio padre ho imparato che il diritto è in favore dell’uomo: le leggi sono grandi ed hanno una valenza. Sul suo caso va fatta chiarezza fino in fondo, ed io la cercherò fino a quando non mi ricongiungerò con lui”.

A conclusione della serata, l’Amministrazione Comunale ha consegnato a Luca Moro (figlio di Maria Fida per cui Aldo Moro aveva espressamente richiesto che portasse il suo cognome) e a Maria Fida Moro due pubblicazioni su Noci e ha fatto firmare loro inoltre un registro sul quale il 1° aprile 1967 il Presidente appose la sua firma. L’occasione è stata propizia anche per scoprire una targa commemorativa che Noci ha voluto dedicare ad Aldo Moro, affissa sulla parete esterna del chiostro delle clarisse: “Nel cinquantennio dalla visita di Aldo Moro, Presidente del Consiglio dei Ministri, l’Amministrazione Comunale e i Nocesi tutti memori e grati posero. Noci, 1° Aprile 2017”.

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