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Gruppo Folk “La Murgia - Don Vito Palattella”: il primo dei tre appuntamenti con la nostra storia e con le nostre tradizioni

04 15 Gruppo FolkNOCI – Il 13 aprile, presso il Chiostro di San Domenico e a partire dalle ore 18:30, ha avuto inizio il primo dei tre appuntamenti organizzati dal Gruppo Folk “La Murgia- Don Vito Palattella” con la nostra cultura, la nostra storia e le nostre tradizioni.

Illustre relatore della serata è stato il Dott. Pasquale Gentile, salda e rinomata icona della nostra storia locale. Assieme a lui, la platea ha potuto conoscere le tradizioni e le norme che scandivano la vita civile dal 500’ fino alle soglie del 900’. Il tutto ovviamente arricchito da tante curiosità di quelle che piacciono proprio perché non le si trova sui libri di storia ma unicamente attraverso l’impegno incessante nella ricerca. La serata è stata introdotta da Onofrio Ritella, Presidente del Gruppo Folk “La Murgia- Don Vito Palattella” e moderata dalla nostra collaboratrice Marica D’Aprile. A impreziosire l’incontro con note di colore e di allegria, anche i costumi tradizionali dei gruppi Folkloristici di Mottola, Alberobello e Locorotondo. I talentuosi componenti del gruppo Folk “La Murgia” hanno interpretato alcuni meravigliosi brani scritti dal nostro indimenticato Don Vito Palattella

04 15 TradizioniIn apertura, il suggestivo canto “U sol apponne” (il sole tramonta) che tratta di vita contadina e, in modo particolare, del momento più atteso: quello del tramonto. Tramonto significa ovviamente riposo, ritorno dai campi alle proprie case e ai propri affetti. La serata ha quindi preso il via con l’introduzione da parte del Presidente Onofrio Ritella. La nostra collaboratrice Marica D’Aprile ha così introdotto Pasquale Gentile: “Pasquale non ha affatto bisogno di presentazioni, perché lui è la nostra storia locale. Colui che ha dedicato la sua intera vita alla ricerca e allo studio approfondito, per scovare anche i più piccoli e curiosi tasselli della nostra storia (quindi della nostra identità comunitaria) da consegnare soprattutto alle nuove generazioni. Pasquale Gentile è la chiave che apre lo scrigno della storia, ricco di tesori”. E le curiosità, le “chicche” non sono mancate neanche durante la serata dedicata alle nostre tradizioni civili.
04 15 Pasquale GentileLa vita, nel passato, è disciplinata dalle consuetudini tramandate oralmente. A metà ‘500, vengono codificate mediante la compilazione di appositi statuti che interessano tantissimi ambiti della vita civile. Si va dalle disposizioni riguardanti la vendita di prodotti alimentari (farina, carni, frutta e verdura, pesce ecc) a quelle che regolano i dazi dell’olio. Il capitolo sulla Balgiva abbraccia, invece, le disposizioni riguardanti la comparizione dei testimoni e altri cittadini davanti ai giudici e le norme di polizia urbana. Degna di nota è la lunga vicenda della “Vigesima”, ovvero l’adjutorio al Conte di Conversano, che da consuetudine divenne un diritto d’esazione. Del tutto liberamente e per puro piacere, il popolo di Noci si offre di sostenere le spese necessarie al Conte Acquaviva per recarsi a Vienna, dove ricopre incarichi importanti presso la corte. Ne consegue un ulteriore aumento della gabella civica. Cessata l’esigenza del Conte, resta però in vigore l’adjutorio, che diventa anzi obbligatorio. Il Conte esige la vigesima parte della mietitura di grano e orzo e del raccolto di fave nell’ambito del territorio detto delle “tre miglia”. Di più: nel 1739 il Conte estende l’imposizione a tutto il territorio assegnato a Noci. Il popolo insorge, dichiarando di trovarsi di fronte a un grande abuso. Ne scaturì una causa lunga mezzo secolo (il Conte Acquaviva fa di tutto per portarla per le lunghe). Il Comune la spunterà solo nel 1809, quando paradossalmente il feudalesimo è già stato abolito.
Veniamo ora ai “capitoli matrimoniali”, che più interessano i romantici. In realtà, è giusto precisare che nei matrimoni dell’epoca c’era molto, ma veramente molto poco di romantico e di afferente all’amore nel senso pieno del termine. La denominazione “contratto matrimoniale” ci rimanda già all’idea di un “patto di interesse” tra due famiglie, messo nero su bianco di fronte a un notaio. Perché prima dell’amore devono contare i soldi, la dote che il padre della sposa assicura allo sposo.
Nell’atto notarile è elencato tutto minuziosamente, dal corredo (compresi gli utensili di casa) al patrimonio costituito da beni immobili e da ducati sonanti.
Il risultato di questo porre il denaro e i beni materiali prima dei sentimenti? Molti giovani (e soprattutto molte giovani) “ingabbiati” in matrimoni infelici, che spesso finiscono con il “maledire” i genitori per aver fatto in modo che dividessero la loro vita con qualcuno di caratterialmente incompatibile, verso il o la quale non si prova il minimo sentimento. E’ appunto quello che il nostro Don Vito Palattella ha brillantemente raccontato nel brano “ Ahi cia’ m’ha fatte mamme “ interpretato durante la serata dalla bravissima Rosita Curci. Una giovane ragazza si lamenta con la madre responsabile della sua infelice sorte matrimoniale. A volte, l’amore e il coraggio riescono a trionfare, in barba agli interessi economici e al rango sociale, ma si tratta di casi molto esigui. Registri appositi erano anche dedicati ai figli illegittimi, lasciati sui sagrati delle chiese o sulla cosiddetta “ruota dei proietti”, situata al di fuori dei conventi. I piccoli vengono allattati anche fino a un anno di età presso alcune famiglie, il tutto a spese del Comune che indirizza dei fondi non soltanto per l’acquisto di pannolini e per appositi lacci in piombo per legare al collo dei ‘proietti’ una targa come “marchio indelebile” del loro essere figli di nessuno, o “figli dell’amore”, come si è soliti dire in “bella forma”. Toccante a questo proposito la storia di una donna nata agli inizi del 1900, abbandonata dalla madre per la quale, su richiesta dei parenti, Pasquale Gentile ha effettuato delle ricerche per ricostruire la sua storia di bambina illegittima e abbandonata. E le feste nuziali del tempo? Nulla da invidiare a quelle dei nostri giorni. Gli sposi arrivano in chiesa con fiori, suonatori e gentiluomini a seguito, la messa la si ascolta sotto il palio con tenendo in mano una candela accesa. Di ritorno a casa, lanciano pugni d’orzo in ‘presagio di numerosa figliolanza’. Il giorno seguente alla domenica dello sposalizio poi dispensano l’ova a tutti gli intervenuti. E avreste mai sospettato che esisteva già un servizio “catering ante litteram”? Dirigendosi alla casa dei novelli sposi, alcuni addetti portano le portate della cosiddetta “mesciola”, tenendo il tutto esposto alla vista dei passanti che possono percepirne il profumo e ammirarne l’abbondanza. Anche lo scambio dei “presenti” è regolamentato prima in modo spontaneo, poi addirittura ascritto negli atti notarili: uova a Pasqua; grano a giugno; formaggio a San Rocco; tacchini a Natale e verdure in primavera. Parecchio scalpore fanno nel 1887 dei bei caciocavalli donati dal Capitolo di Noci a Papa Leone XIII. Sul Corriere delle Puglie, nel gennaio 1888, appare un articolo dedicato al graditissimo dono. Pasquale Gentile ha recuperato il documento e ricostruito storicamente il contesto in un suo articolo del 2020 per “La Gazzetta del Mezzogiorno”. La serata avrebbe dovuto abbracciare anche le tradizioni religiose, ma Pasquale Gentile, che tiene a essere sempre completo ed esaustivo, ha preferito rimandare la trattazione del tema a un altro eventuale incontro.
La serata si è conclusa ancora con un bellissimo canto composto sempre da Don Vito Palattella, intitolato “Salute a vu”. Niente di meglio per salutare l’attenta platea.
Il prossimo appuntamento, stesso luogo e stessa ora, è fissato per il 21 aprile per un affascinante viaggio tra masserie, trulli, cisterne, chiese, jazzi e l’architettura caratteristica del nostro territorio.
Un viaggio nel quale ci condurranno l’Architetto Franco Tinelli e la Dott.ssa Francesca Tinella.

 

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