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bari inps sedeBARI - I dirigenti sono aumentati in Puglia dal 2008 al 2013 dell’11% (+2,9% uomo e +99% donna), a fronte di un calo a livello nazionale del 4,5%, ma sono ancora troppo pochi, solo 1.155 pari allo 0,25% dei lavoratori dipendenti (1% la media nazionale). Anche i quadri sono aumentati del 12,4% (+6,6% uomo e + 43,4% donna), e sono oggi quasi 10mila (9.665). Oggi se ne discuterà dalle ore 9,30, presso Hotel Parco dei Principi a Bari, nell'assemblea Manageritalia Bari (Foto: sede INPS Bari).

«Per raggiugere una sufficiente managerializzazione delle aziende e dell’economia - dice Giuseppe Trisciuzzi, presidente Manageritalia Bari - la strada è ancora lunga e bisogna far presto. Anche perché, come dimostra una recente ricerca di AstraRicerche per Manageritalia, la presenza di manager nell’economia di un territorio è inversamente proporzionale al tasso di disoccupazione e di presenza di Neet (giovani che non studiano e non lavorano), la vera piaga dell’Italia oggi, ancor più nel Mezzogiorno».

Interessante è notare che l’aumento generale registratosi in regione è quasi tutto dovuto alla crescita delle donne manager soprattutto le dirigenti, quasi raddoppiate (+99%), oggi pari a 196 unità e al 14,5%, contro la media nazionale del 15%. Forte è stata anche la crescita delle donne quadro (+43,4%), oggi pari al 20% del totale, a fronte di una media nazionale del 28%. Però le donne dirigenti in Regione sono a macchia di leopardo: il 27,5% a Lecce,  il 12,2% a Bari, l’8,4% a Foggia, il 3,6% a Brindisi e lo 0,8% a Taranto.

<<Nel corso della nostra assemblea - chiude Trisciuzzi - lavoreremo per delineare gli scenari futuri. E non ci sono dubbi che se la Puglia vuole crescere e tanto, sfruttando le abbondanti e valide risorse umane che ha, deve rendere più competitive le aziende del territorio aumentando la collaborazione con unioni, accordi e reti d’impresa, introdurre manager esterni e valorizzare i giovani e donne che non trovano spazio, dovendo spesso andare altrove. Insomma, anche noi dobbiamo gestire la fuga dei cervelli, ma attirando aziende sul territorio, favorendo l’arrivo di cervelli da fuori e il ritorno dei nostri. Il mondo del lavoro a livello globale è profondamente cambiato e sta cambiando ancora, e noi questo cambiamento dobbiamo smettere di subirlo e dobbiamo, invece, cavalcarlo>>.

Come noto i Neet, giovani 15-29enni, che non lavorano e non studiano, sono ormai purtroppo un fenomeno di massa che riguarda 2,4 milioni di italiani. Come emerge dalla recentissima ricerca di AstraRicerche per Manageritalia, ci sono grandi differenze regionali visto che Il Trentino Alto Adige ha la percentuale più bassa (14,3%), la Sicilia quella più alta (40,3%) e gli uomini (1.162.772) hanno quasi raggiunto le donne (1.250.525) con l’aumento vertiginoso degli ultimi anni (+56,2%), rispetto alla quasi stabilità femminile (+4,6%). Negli ultimi anni, il problema è scoppiato anche tra laureati (+80%), e diplomati (+59%), mentre è addirittura in calo tra chi ha titoli di studio inferiori (-9,5%). A livello di Neet la Puglia non è certo messa bene, visto che ha quasi 235mila (234.560) giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano, pari al 33,4% della popolazione in quella fascia d’età. Anche se è l’unica regione italiana che dal 2008 al 2014 registra un lievissimo calo del fenomeno (-0,3%, pari a 1.180 individui). Magra consolazione il fatto che Sardegna (34,2%), Campania (36,3%), Calabria (38%) e Sicilia (40,3%) siano messe peggio di lei. Il fenomeno è però qui storico e poco ha influito la crisi. Infatti, i Neet della regione erano 235.740 nel 2004, 204.876 nel 2008, prima dell’inizio della crisi, e sono aumentati un poco sino a 234.560 a fine 2014, con un calo dello 0,5% dal 2004, ma un aumento del 14% dal 2008 a oggi.

L’Assemblea, oltre alla parte ordinaria, prevede l’intervento di Cosimo Finzi, amministratore delegato di AstraRicerche, sulle dimensioni e misurazioni del benessere in ottica futura. Uno stimolo che porterà i manager presenti a lavorare in gruppi e poi in plenaria sui temi del lavoro, della salute e previdenza e del benessere guardando a dieci anni, al 2025. Un modo per anticipare e governare il futuro e non subirlo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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