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03 08giuliabasile 1NOCI (Bari) - Quest'anno il rumore dell'8 Marzo ha il rumore del pianto: piove. La prima cosa che ho pensato svegliandomi è stato cercare nella memoria un altro 8 Marzo con la pioggia, e non ne ho trovati. L'8 Maggio dal 1988, anno in cui ho fondato la Darf, dunque 32 anni fa, ha avuto sempre il colore festoso delle mimose e il sapore di una rivalsa contro le ingiustizie.

Non è l'8 Marzo una festa e sappiamo bene che ha origine dalle prime rivendicazioni legate al lavoro e ai diritti politici delle donne, già dal 1907 in Russia, e poi in America nel 1908/09 con le prime azioni di lotta per i diritti delle donne sul lavoro. E dal 1911 molte furono le rivendicazioni, in Russia, America, Svezia, Germania e Francia e si parlò di Giornata internazionale delle donne. Poi arrivò la prima guerra mondiale e tutto si fermò, fino al 1921 con il terzo Congresso Internazionale. Nel frattempo in America e in Inghilterra si era arrivati alla Costituzione e al voto alle donne. Fu proprio in America che nella lotta dei diritti per il lavoro fece scalpore la terribile disgrazia di 147 operai di una industria di camicie, quasi tutti donne, morte in maniera tragica nel fuoco sprigionato in fabbrica o perchè si lanciarono nel vuoto come farfalle da quel maledetto grattacielo. Erano immigrate, alcune giovanissime, e molte erano italiane, tra cui una decina di pugliesi, onorate con l'intitolazione di strade a Bitonto, Casamassima, Polignano. Io stessa sono stata presente, come referente di TOPONOMASTICA FEMMINILE, nei festosi momenti di quelle intitolazioni con scolaresche e una miriade di palloncini gialli e mimose.
In Italia la Giornata internazionale della donna fu tenuta per la prima volta nel 1922, ma solo dopo la seconda guerra mondiale si arrivò alla Costituzione e al voto. Un cammino lungo che ha visto le donne in lotta per l'uguaglianza sul lavoro in varie nazioni, per es. con il movimento delle "Suffragettes" e poi con il Femminismo, subendo (anche in Italia, tra gli anni 50‒70) cariche della polizia, arresti e violenze.

Dal 1977 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite propose per l'8 Marzo la "Giornata Internazionale per i diritti delle Donne e per la Pace".
Dunque da allora, purtroppo, alcuni diritti sono rimasti sulla carta e non si sono trasformati in parità concreta. E per di più oggi si nota un certo astio generale nei confronti del Femminismo, quasi connotato di negatività. Colpa forse anche delle stesse donne, che non hanno avuto spesso la maturità di andare al cuore delle giuste rivendicazioni. Le nuove generazioni spesso dimostrano di non conoscere bene le origini del movimento, ma con superficialità si sono fermate alle apparenze, quasi a sedersi sulla sedia pronta che avevano trovato, senza conoscere le ragioni dei nuovi traguardi. Si sono fermate magari a rivendicare diritti di facciata, con la stessa violenta reazione maschile.
Sì perché oggi questa giornata viene celebrata anche per ricordare la violenza dei femminicidi, che ormai da un decennio hanno raggiunto l'impressionante numero di 140/150 morti all'anno. Una strage sociale.

Secondo me, la violenza sulle donne che oggi si combatte è un'aberrante figlia della nostra società, che non accetta i limiti che ognuno, maschi e femmine, dovrebbe consigliare a se stessi per una felice convivenza. Le difficoltà di un mondo sempre più legato all'AVERE piuttosto che all'ESSERE ci ha condotti pian piano ad essere scontenti, nevrotici, impazienti, rancorosi. Prevale più l'occhio per occhio che il perdono e la condivisione. L'indifferenza verso i bisogni dell'altro ha prodotto un egoismo esasperato che ha portato alla disgregazione delle famiglie divenute più deboli e che meno si adattano a quel "sacrificio" che rientra nel modo generoso di condurre la vita.
La lotta alla sopraffazione reciproca ha impedito un cammino paritario di conquiste e di benessere. Cammino ancora doloroso fino a quando il lavoro, il successo, il governare e l'amministrare, la guida di un gruppo sociale, di aziende e imprese, il posto più alto insomma, non sarà legato al merito e alle proprie potenzialità, ma al genere. Il pregiudizio del maschilismo non permette ancora di sconfiggere la violenza contro le donne, colpevoli di voler vivere "libere".

Basti dire che per anni, quelle che io chiamo le imprese eroiche delle donne nei vari campi del sapere e del vivere sono state avversate o misconosciute. Eppure di eccellenze si trattava, che spesso hanno cambiato il corso della storia, ma sono state messe in ombra. E mi riferisco a quelle che hanno dato lustro all'umanità, anche nei settori padroneggiati dagli uomini. Pochi nomi per tutte: Marie Curie, due premi Nobel, per i suoi studi sulla radioattività, pioniera della lotta al cancro; Anna Byron (figlia del poeta Byron) la prima programmatrice nella Silicon Valley; Rosalind Franklin che ha scoperto il genoma umano, e l'ingegneria genetica e la struttura dei virus; Milena Maric, moglie di Einstein, coautrice della grande scoperta della relatività; Tu Youyou, premio Nobel per la medicina, che ha salvato migliaia di vite dalla malaria.
E non parliamo di tutte le eccellenze nel campo dell'arte, dello sport, della cultura, del teatro, del cinema della scrittura e di tutti i mestieri più disparati. Anche nel volontariato è stata una donna per es. a fondare nel 1912 la Croce Rossa, che tanto merito ebbe durante la prima guerra mondiale, e continua ancora.
Dovremmo pensare a tutto questo ogni volta che sentiamo parlare di femminicidio. E mi dispiace che oggi questo 8 Marzo sia ricordato in sordina per la presenza tra noi, ahimè, di un nuovo mostro che ci sta facendo preoccupare. Mi sono chiesta: che cosa ha di comune con il femminicidio il coronavirus che sta travolgendo la nostra vita? Ha molto in comune: è invisibile, come la violenza contro le donne che viene da chi dovrebbero amarle, che arriva all'improvviso, che non perdona dove trova terreno fertile. Solo che mentre la violenza contro questo virus si combatte insieme, quella contro le donne vede spesso le donne sole, uccise fisicamente e spiritualmente da chi deve proteggerle.

Le radici di questo fenomeno sono lunghissime. Potremmo immaginare la violenza di genere come un iceberg, che ha una parte visibile e una sommersa. Quella visibile è fatta da stupri, aggressioni fisiche varie, urla, insulti e minacce, omicidii; quella sommersa( peggiore e più forte) è fatta di umiliazioni, di ricatti emotivi, di disprezzo, di una continua de‒valorizzazione della persona, fino a soggiogarla e distruggerla. Questo iceberg non è certo presente solo nei casi estremi di femminicidio, ma è latente nella società tutta e in una vecchia cultura. E mi riferisco al controllo palese o subdolo esercitato sulle donne, dal disprezzo e invidia per i successi delle donne, dalla pubblicità sessista e da un linguaggio sessista che stenta a cambiare. Basti pensare a quanta fatica si faccia a coniugare al femminile i nomi di cariche importanti rivestite da donne, mentre non si fa fatica ad applicare la regola del femminile, cambiando dalla vocale o alla vocale a, per operaio‒operaia, contadino‒contadina, maestro‒maestra, quando si arriva a magistrato, ministro, sindaco, avvocato non si accetta magistrata, sindaca, avvocata…"suona male" . Ma è proprio questo il sintomo di un maschilismo retrogrado, che fa fatica ad accettare i cambiamenti sociali a favore delle donne.

Ma vorrei chiudere in modo positivo questa nostra conversazione, che potrebbe sembrare blasfema a qualcuno in questo momento difficile per tutto il popolo italiano. Qui a Noci qualcuno direbbe: ma addove stè pinze, tu tìne a chepa fresche! Invece stamattina, proprio in questa coincidenza di un 8 Marzo pieno di timori e preoccupazioni, io voglio ricordare a tutti che spesso nella storia sono state le donne a risolvere problemi sociali anche gravi: uno per tutti le donne che nelle guerre hanno sostenuto e mantenuto il peso della vita mentre gli uomini erano al fronte. Sono le donne che hanno l'ardore e l'ardire di mettersi sulle spalle problemi difficili e , in silenzio, agire per risolverli. E' dell'amore di una madre che si riesce a fare puntello, pietra d'angolo, nelle situazioni dure, piccole o grandi che siano. Perciò confido che anche questa volta saranno le donne che, a denti stretti e col cuore in mano, saranno capaci di aiutare tutti in famiglia a sopportare i cambiamenti in atto nelle nostre vite, a confortare, a consolare anche solo con lo sguardo e le premure, come hanno fatto in tutti i tempi. Certo il raggio d'azione è limitato, così come si stanno mostrando limitati i singoli Governi, e certo in futuro, in un mondo globale non basterà l'azione locale senza un coordinamento unico e comune, planetario, per risolvere disgrazie come le pandemie, perché la terra è tonda e non ha muri rettangolari di difesa.

Dunque, le donne, sono sicura, sapranno mettere in moto tutte le loro risorse nascoste per aiutare e aiutarsi a sconfiggere questo virus finchè le scienziate e gli scienziati trovino il mezzo per sconfiggerlo definitivamente. Aiutiamo dottori e dottoresse, infermieri e infermiere, volontari e volontarie a fare il loro compito. E viviamo questo 8 Marzo e tutti i giorni che verranno possibilmente con un sorriso e ottimismo, perché è uno stato d'animo positivo che aiuta il corpo a sconfiggere la malattia. Posso dirlo forte per esperienza, perché una dozzina di anni fa ho sconfitto il cancro aiutandomi con il buon umore, con la voglia di vivere, convinta che la vita è meravigliosa, è unica, è nostra. Ma ricordiamoci anche con naturalezza che la morte fisica è con noi dal momento in cui usciamo dal ventre materno respirando, e che è l'Amore che rende vivibile la vita fino e oltre la morte.

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