(foto di repertorio: Esposito al centro in una edizione del Settembre in Santa Chiara fra gli storici Mottola e Gianfrate).
LETTERE AL GIORNALE - Lo sguardo al passato, che sostiene ogni memoria, è importante per orientare la società, per promuovere identità collettive, per proporre valori e idealità che si considerano valide anche nel presente e, dunque, da preservare.
Nel ricordo di Giulio Esposito, dopo un decennio dalla sua scomparsa, convivono più livelli di memorie: la memoria privata degli amici e dei familiari, densa di emozioni e, talvolta, di sofferenza per il vuoto che Giulio ha lasciato, la memoria degli storici che lo hanno visto impegnato nella comprensione del passato con rigorosa metodologia scientifica, la memoria delle Istituzioni scolastiche che lo hanno apprezzato come empatico e lungimirante insegnante ed educatore.
Memorie diverse che convergono e promuovono unitariamente una stessa memoria pubblica di Giulio Esposito che, per citare il titolo di un recente libro di Massimo Recalcati, assume sempre più i connotati di una luce, “la luce delle stelle morte”. Gli aspetti della sua personalità sono molteplici e complessi e affondano le radici nella sua infanzia e giovinezza che certamente hanno forgiato il suo carattere e determinato le sue scelte di vita e professionali.
Come insegnante presso il Liceo “Leonardo da Vinci” di Noci ricordiamo di lui l’approccio metodologico, il valore dell’accoglienza e della Scuola come presidio della democrazia, una valutazione vicina alla realtà umana degli studenti, un forte senso di appartenenza. Tutti aspetti, questi, che, accanto a quelli di studioso di storia politica, economica e culturale della Puglia e di ricercatore della complessità dell’animo umano definiscono a tutto tondo la sua personalità pubblica.
I fattori che incidono negativamente sulle scelte dei giovani riguardano la mancanza di contatti con la realtà, la separazione delle conoscenze insegnate a scuola dalla vita reale, la mancanza di approcci precoci ai metodi della ricerca. Giulio Esposito aveva la consapevolezza che l’approccio investigativo, da lui adottato nel suo lavoro di storico presso l’IPSAIC, può avere effetti positivi in ambito scolastico perché consente agli studenti di esercitare le proprie capacità di lavoro di gruppo, di argomentazione e discussione collettiva, di ascolto e rispetto delle posizioni e dei punti di vista altrui.
Lavorare a scuola in questo modo aiuta gli studenti a mettere in dubbio preconcetti e stereotipi per l’acquisizione di una mentalità aperta alla ricerca di soluzioni e aiuta a pensare meglio, ad esprimersi meglio, a vivere meglio ed a vedere più lontano, con benefici importanti nei domini del comportamento sociale e morale, dell’espressione linguistica e della formazione generale dei giovani. Un siffatto modo di insegnare alimenta anche l’apprendimento per tutta la vita poiché le ricerche «parlano tra di loro» come delle storie intrecciate l’una con l’altra e l’inizio dell’una corrisponde ad una parte dell’altra, spesso caratterizzata da risultati inaspettati. Abituare i giovani alla ricerca significa aprire orizzonti nuovi e inaspettati in un percorso senza fine: osservazione, formulazione di ipotesi, investigazione e ricerca di fonti, conclusioni e nuove investigazioni rappresentano le tappe di un percorso a spirale che può fare la differenza.
Nella fase di valutazione degli apprendimenti, che si svolge durante gli scrutini, la presenza di Giulio Esposito nei Consigli di classe era una risorsa preziosa: la sua capacità di individuare negli studenti che frequentavano le lezioni gli aspetti positivi non solo della personalità in generale ma anche dei più piccoli risultati di maturazione realizzati, spesso non immediatamente percepibili a tutti, permetteva di tracciare un profilo più equilibrato e di realizzare un repertorio valutativo più ampio e completo, più vicino alla realtà umana di ciascuno. La scuola, luogo in cui l’accoglienza rappresenta la condizione fondante per ogni azione educativa, è fin dai nostri primi anni di vita l’ambiente nel quale sperimentiamo il significato concreto dell’accoglienza soprattutto attraverso le relazioni con i nostri compagni. Quando i nostri insegnanti, favorendo momenti di scambio e di dialogo a scapito della competizione, promuovono la costituzione in classe di piccole comunità di socializzazione e di apprendimento, ci portano benessere e rendono l’apprendimento significativo, piacevole e duraturo perché condiviso insieme con gli altri. Giulio Esposito riusciva a fare tutto questo perché aveva una naturale disposizione dell’animo all’accoglienza, al rispetto, alla responsabilità che trasmetteva facilmente ed istintivamente alle persone che gli stavano intorno: prendersi cura, insieme con gli altri docenti, dei propri studenti, significava per lui non solo rendere più piacevole ed efficace il processo educativo e formativo ma soprattutto creare basi solide per la partecipazione civile e democratica.
La scuola, le scuole, erano per il prof. Esposito un presidio essenziale sul territorio per contrastare ogni deriva antidemocratica: la perdita di una scuola è una sconfitta per la democrazia. Nel 2012 l’autonomia del Liceo “Leonardo da Vinci” fu minacciata a causa delle leggi del periodo che avevano aumentato il numero degli studenti necessario per la sua sopravvivenza. Il prof. Esposito si impegnò personalmente in una serie di iniziative che furono messe in campo per la salvaguardia della Scuola che considerava un presidio sicuro per la formazione civile e democratica.
Prima di celebrare il cinquantenario della fondazione del Liceo, Giulio Esposito volle tracciare i fatti salienti che avevano connotato gli anni della fondazione, dal 1967 al 1975. Nelle ore libere si recava nell’archivio dell’Istituto per cercare i documenti e spesso si soffermava a parlare per fare il punto sullo stato dell’arte e riflettere sulle vicende che avevano caratterizzato la storia della Scuola nocese. In quelle occasioni raccontava anche alcuni aspetti che erano emersi durante la ricerca dalla quale era scaturita la sua ultima pubblicazione e si meravigliava spesso dei fatti che aveva studiato e che rappresentavano per lui un altro tassello per la inesauribile conoscenza della complessità dell’animo umano.
Una mattina mi consegnò una busta gialla nella quale erano presenti i fogli con il suo lavoro e fu quello il primo passo che ci indirizzò verso l’organizzazione delle celebrazioni: il forte senso di appartenenza mostrato da Giulio rappresentò per l’intera comunità scolastica un sicuro punto di riferimento per la difesa dei valori che il Liceo rappresenta sul territorio. Purtroppo Giulio Esposito non ha potuto presentare i risultati della ricerca da lui realizzata per quella occasione a causa di un tragico destino ma l’affetto e il rispetto di tutti noi restano nel tempo immutati: il suo impegno a favore dell’Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea, se ha privato la Scuola della sua presenza in campo educativo, ha in cambio permesso a noi tutti di apprezzare il fine storico, il ricercatore appassionato, l’inflessibile antifascista.
Rosa Roberto




















