Verità, responsabilità e rispetto per la dignità della persona umana

blog tommaso turi
 
Il Papa incontra il Consiglio nazionale
dell’Ordine dei giornalisti italiani

 

Giovedì 22 settembre 2016, il Santo Padre ha incontrato nella Sala Clementina, il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti italiani: giornalisti, ha detto il Papa, chiamati a scrivere, per così dire, la prima bozza per la storia, intesa come il fatto detto o non detto da ogni essere umano che abita il pianeta (cf L’Osservatore Romano, 23.3.2016,8).

Papa Bergoglio non si è soffermato tanto sugli aspetti tecnici e telematici della professione giornalistica del nostro tempo quanto su quelli spirituali e morali, concernenti, soprattutto, i tre punti dell’amore per la verità, del senso di responsabilità e del rispetto della dignità della persona umana.

“Oggi vorrei condividere con voi – esordisce il Pontefice – una riflessione su alcuni aspetti della professione giornalistica, e come questa può servire per il miglioramento della società in cui viviamo. Per tutti noi è indispensabile fermarci a riflettere su ciò che stiamo facendo e su come lo stiamo facendo. Nella vita spirituale questo assume spesso la forma di una giornata di ritiro, di approfondimento interiore”. L’analisi di ciò che si fa e di come lo si fa rimanda all’idea quotidiana dell’esame di coscienza, di risonanza morale del proprio agire e di memoria sociale della narrazione proposta. Si tratta, cioè, di adoperarsi  per abbozzare una critica ed un’autocritica al proprio lavoro pre-interpretativo: lavoro delicato poiché riposa sulla decodificazione fiduciosa dell’informazione ricevuta. Per queste ragioni – non sempre chiare e distinte - a motivo  delle esigenze della “tempistica giornalistica contemporanea” – Papa Francesco sottolinea i tre atteggiamenti fondazionali per una corretta informazione e, indirettamente, per una sana formazione sociale e morale.

“Amare la verità vuol dire – sostiene il Papa – non solo affermare, ma vivere la verità, testimoniarla con il proprio lavoro. Vivere e lavorare, dunque, con coerenza rispetto alle parole che si utilizzano per un articolo di giornale o un servizio televisivo. La questione qui non è essere o  non essere un credente. La questione qui è essere o non essere onesto con sé stesso e con gli altri. La relazione è il cuore di ogni comunicazione”. Amare la verità per viverla e testimoniarla dice essenzialmente la cifra dell’onestà intellettuale, volitiva e affettiva della relazione comunicativa: relazione che non può essere amorale e umorale ma cordiale ed effettuale. Verità ed onestà camminano insieme poiché il giornalista rappresenta la cerniera tra il fatto in sé e il fatto per noi tant’è che la comunicazione si chiama sociale proprio per questa profonda connettività tra fatto immanente ed effetto trascendente, tra fatto visibile e fatto invisibile. Dire e dare la verità è un atto morale obbligatorio che passa attraverso la testimonianza di vita del giornalista: purtroppo, ci sono tanti giornalisti che, ritenendo di dire la verità, finiscono per non essere credibili poiché la verità detta e la verità testimoniata devono sempre  coincidere per essere oneste.

Vivere il senso di responsabilità è, “per il Papa venuto dalla fine del mondo”, […] comprendere, interiorizzare il senso profondo del proprio lavoro. Da qui deriva la necessità di non sottomettere la propria professione alle logiche degli interessi di parte, siano essi economici o politici. Compito del giornalismo, oserei dire della sua vocazione, è dunque – attraverso l’attenzione, la cura per la ricerca della verità – far crescere la dimensione sociale dell’uomo, favorire la costruzione di una vera cittadinanza”. Si vive la responsabilità se si ha a cuore la libertà degli altri nell’essere persone solidali e cittadini di una democrazia progressiva e compiuta: un autentico giornalista è soggetto soltanto alla verità dei fatti, degli eventi e degli avvenimenti. Ogni riduzionismo arbitrario fa cadere la propria libertà e quella altrui: perciò, ad ogni riduzionismo della verità corrisponde un relativismo morale e ad ogni relativismo morale corrisponde un’irresponsabilità comunitaria, che degrada l’unità e la coesione sociale della collettività.

Infine, conclude il Papa “[…] rispettare la dignità umana è importante in ogni professione e in modo particolare nel giornalismo perché anche dietro il semplice racconto di un avvenimento ci sono i sentimenti, le emozioni, e, in definitiva, la vita delle persone. Spesso ho parlato delle chiacchiere come ‘terrorismo’, di come si può uccidere una persona con la lingua. Se questo vale per le persone singole, in  famiglia o al lavoro, tanto più vale per i giornalisti, perché la loro voce può raggiungere tutti, e questa è un’arma molto potente”. Su questo delicatissimo terzo punto, il Papa tocca due aspetti: il primo riguarda il linguaggio che, dal punto di vista penale e civile, può essere anche di “tipo terroristico”:  il secondo concerne l’intenzionalità malfamante della notizia e dei suoi precipitati incontrollabili verso le zone abitate dal maligno e dal peccato costante. Il rispetto della dignità della persona è, di conseguenza, la causa finale di ogni comunicazione giornalistica, che se ama la verità ed ha il senso della responsabilità, deve avere necessariamente a cuore la stessa dignità della persona, soggetto-oggetto della notizia: rigorizzando la questione, il rispetto della dignità della persona s’identifica col rispetto della vita dell’uomo e della donna. Rispetto che esige il riconoscimento morale della vocazione storica ed eterna di ogni essere creato “a immagine di Dio” (cf Gn 1,27).- 

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