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fdi anMESSAGGIO REFERENDARIO GRATUITO - Siamo convintamente contrari rispetto all’ultima colossale truffa di Renzi. La Costituzione va profondamente e radicalmente rinnovata, anche a partire dal bicameralismo. Sarebbe stato semplice, decisamente incisivo e più corrispondente alle necessità di maggior efficienza e snellimento della macchina legislativa abolire veramente il Senato. La finta riforma di Renzi non abolisce il Senato - così come non ha abolito le Province - ma più banalmente abolisce la democrazia in Senato, trasformandolo in una Camera a elezione di secondo grado. 

In buona sostanza la grande rivoluzione di Renzi è mantenere le due Camere, trasformando il Senato in un organo medievale con elezioni di secondo livello come per i valvassori e i valvassini. Noi, in termini di ingegneria costituzionale, siamo per il ben più efficiente monocameralismo perfetto con una sola Camera e l’abolizione del Senato. In altri termini la riforma Renzi è il boccaglio con cui si prolunga la sopravvivenza del bicameralismo, noi vogliamo stappare il boccaglio della respirazione artificiale che tiene in vita il passato per pensare all’Italia del domani profondamente rinnovata nel suo sistema legislativo, nel suo sistema di rappresentanza politica, nel suo rapporto con i cittadini e le imprese, nel suo rapporto con gli altri Stati.
Ma il “NO” non basta a una Nazione che deve affrontare su uno scenario internazionale sempre più connesso e sempre più in rapido movimento sfide economiche, sociali e culturali. Vogliamo rinnovare radicalmente il rapporto Cittadino - Stato, aggredendo la Costituzione che magari per alcuni sarà la più bella costituzione del mondo, ma che certamente è ormai superata e non più all’altezza delle sfide che l’Italia ha di fronte a sé. Oltre al monocameralismo perfetto e oltre al dibattito sulla riforma proposta che apre nuovi scenari rispetto alle esigenze della Nazione, noi vogliamo: 

Elezione diretta del Capo dell’esecutivo - Il capo dell’esecutivo deve essere direttamente eletto dal popolo, godendo così del prestigio e dell’autorità per governare seriamente la Nazione. Siamo stanchi di assistere a improbabili maggioranze parlamentari che determinano, con trasformismi e ignobili contegni, chi debba guidare la Nazione. La maggioranza parlamentare decade insieme al Capo del Governo che viene eletto direttamente dal popolo e dal popolo trae diretta legittimazione, sul modello di quanto accade oggi per i sindaci: elezione diretta, e vita dell’assemblea legata al vertice eletto. Basta trasformismi, governi deboli, capi del governo soggetti a veti incrociati: chi vince governa, con la massima responsabilità e senza scuse! Più democrazia, più decisionismo: questa è la miscela vincente per affrontare i problemi di una società sull’orlo dell’abisso che deve affrontare il problema di un’autorità capace di decidere, di assumersi responsabilità e di riordinare una società in cui tutti abbiano diritto di parola e di rappresentanza. 

Federalismo municipale - Il tema dell’elezione diretta del Capo del Governo richiede un rinnovato patto repubblicano che parta dal basso. È necessario – a fronte dell’ampliamento dei poteri dell’esecutivo per varare finalmente una democrazia “decidente” – aumentare la partecipazione dal basso, consentendo ai Sindaci sempre più poteri di intervento e più deleghe. È la questione aperta della via italiana al Federalismo. Il federalismo, secondo le definizioni dei più autorevoli politologi, si realizza nel momento in cui il rappresentato può stringere la mano al rappresentante perché significa intervento puntuale e di prossimità, politiche incisive e capaci di contenere gli sprechi. Municipio e Sindaco sono l’istituzione e il volto dell’istituzione che possono rappresentare la seconda, più radicale e innovativa fase del federalismo italiano. È necessario ripartire dall’identità dei mille campanili italiani per rilanciare un modello di federalismo che esalti i comuni e conceda maggiori poteri ai Sindaci nella quotidiana difesa delle loro comunità. Dalla cura del territorio alla sicurezza pubblica, dalla sempre più spiccata autonomia fiscale alla possibilità di immaginare politiche fiscali di rilancio dei singoli comuni e di attrazione di imprese tramite detassazioni e defiscalizzazioni, dall’ambiente al commercio, è necessario allargare i confini della capacità di incidere e decidere dei Sindaci che devono diventare veri e propri manager delle loro città, capaci di rispondere del loro operato ai cittadini perché dotati di reali poteri per incidere. È a partire dai Comuni che l’Italia può affrontare, in termini decisamente più agili, condivisi e incisivi, le sfide di sicurezza, di rilancio economico e occupazionale e di difesa del territorio che gli italiani si attendono.

Tetto costituzionale alla tassazione - Lo Stato pensato come “redistributore”, per via di un mancato chiarimento a livello di diritti costituzionali del rapporto Stato Cittadini in relazione alla imposizione fiscale, si è progressivamente trasformato in Stato “rapinatore”. Noi, anche quando immaginiamo uno Stato sociale che ridistribuisca la ricchezza, prima ancora avvertiamo la necessità di porre le condizioni perché ancora si possa creare ricchezza in Italia. Nel tempo la tassazione è diventato elemento centrale del rapporto fra Stato e Cittadino. L’ormai insostenibile livello di pressione fiscale rasenta l’esproprio incidendo, dunque, sulla dignità di cittadini e imprese. Proprio per la considerazione centrale che assegniamo alla tassazione, è necessario introdurre in Costituzione un tetto alla tassazione al 35% nel rapporto tra entrate tributarie e Prodotto interno lordo. L’introduzione del tetto in Costituzione della tassazione non solo costituirebbe una garanzia di lungo respiro sul nuovo modello della tassazione italiana anche per gli investitori esteri, ma provocherebbe una rivoluzione copernicana nel mondo politico e nel rapporto fra cittadino e Stato. Il tetto di tassazione in Costituzione rappresenta infatti una nuova “ecologia” del rapporto fra governanti e governati. Oggi si stabilisce la spesa e successivamente si decide come recuperare le risorse. È necessario invertire il rapporto e per sempre: conoscere la capacità di gettito e solo successivamente decidere la spesa. Solo così torniamo ad essere cittadini e non sudditi. 

Abrogazione del divieto costituzionale di referendum sui trattati internazionali - Liberi e sovrani: così vogliamo i cittadini italiani! Sempre più la vita economica e sociale della Nazione viene influenzata dall’Europa. L’Europa interviene sulla vita concreta dei cittadini italiani nonostante lo spaventoso deficit di democrazia sulla quale si fonda. Dalle politiche sociali alle politiche industriali, dalle politiche agricoli a quelle della difesa non v’è campo su cui la UE non intervenga. È necessario eliminare l’art.75 della Costituzione che impedisce agli italiani di esprimersi, tramite referendum, sui trattati internazionali. È una disposizione sopravvissuta ad un mondo che non esiste più, un mondo con i confini e un mondo in cui la vita concreta di una Nazione veniva regolamentata all’interno dei suoi confini. Abrogare l’art.75 della Costituzione significa restituire ai cittadini la sovranità popolare, tornando ad essere padroni del loro destino. Vogliamo che il popolo si esprima direttamente ogni volta che si debba decidere se aderire a una organizzazione internazionale o accettare una norma o un trattato che limitano la sovranità popolare.

 

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