Isabella Elmi, il riscatto di chi ha creduto in se stessa, andando oltre i pregiudizi

09-08-isabella elmiNOCI (Bari) – Isabella Elmi. L'esempio di chi sin da bambina ha saputo trasformare i giudizi troppo severi dei propri insegnanti in uno stimolo a crescere e a dimostrare agli altri tutte quelle capacità che lei stessa non ha mai messo in dubbio. A soli 25 anni Isabella ha le idee ben chiare su quello che vuole per il suo futuro: viaggiare, conoscere, crescere, esplorare, intraprendere lunghe strade e tagliare traguardi. Oggi, soddisfatta e orgogliosa di se stessa, Isabella vive e lavora a Manchester, dove continua ad inseguire i suoi sogni con la forza che sin da subito le ha permesso di superare qualsiasi ostacolo.

Già ai tempi del liceo hai maturato la convinzione di non voler vivere a Noci. Cosa ti ha spinto a maturare questa insoddisfazione verso la vita nel nostro paese?

In realtà questa convinzione l'ho maturata molto tempo prima. Già quando frequentavo la scuola elementare dicevo a mia madre che sarei andata a studiare fuori. Le ragioni sono tante! Il motivo scatenante è stato che molti insegnanti che ho avuto...offendevano! Ammetto che a scuola studiavo giusto per passare l'anno ma esistono modi e modi per dire ad una madre che il figlio non studia come dovrebbe. Nessuno, e dico nessuno, si deve permettere di dire ad un genitore che il proprio figlio non vale niente. Litigavo sempre con mia madre per questo motivo, ma io continuavo a dirle che un giorno si sarebbe visto chi aveva ragione. Il rapporto con mia madre è migliorato durante il periodo universitario, durante il quale non sono mai stata bocciata ad un esame.
La seconda ragione è nata durate il liceo, quando ogni giorno avevo la sensazione di trovarmi ad una sfilata di moda. E molti ti guardavano anche male se vestivi Terranova e non Armani. Il fatto stesso che quando esci la sera sembra che ti squadrino dalla testa ai piedi, mi ha sempre fatto sentire a disagio. Non voglio fare di tutta l'erba un fascio ma la maggior parte dei giovani nocesi è così. È un consiglio quello che vorrei dare agli adolescenti. Lo dico soprattutto perché non tutte le famiglie possono permettersi di acquistare vestiti firmati, soprattutto in questo periodo. Ringraziate i vostri genitori che risparmiano investendo nel vostro futuro; i miei hanno fatto esattamente questo. Se non fosse stato per loro, a quest' ora non sarei a Manchester (o in giro per il mondo)!

Nonostante la tua intenzione di frequentare la IULM a Milano, decidi di restare a Manchester, dove vivi dal 2012...

A marzo del 2012 mi sono laureata ad DAMS di Bologna. Avevo deciso di frequentare la IULM perché c'era il master in giornalismo che mi interessava. Io amo il calcio e Milano è la città perfetta, soprattutto per una tifosa del Milan come me. Dopo la laurea avevo deciso di andare qualche mese nel Regno Unito per imparare l'inglese. Grazie ad un'amica di famiglia sono arrivata a Manchester dove avevo fatto domanda per un stage al Manchester United, ma il mio inglese era abbastanza scarso, quindi avrei avuto un sacco di problemi.
Tuttavia, volevo frequentare un master in giornalismo all'estero. Pensavo di andare a Madrid dato che conosco lo spagnolo avendo fatto l'Erasmus a Valencia, ma le condizioni economiche in Spagna sono simili a quelle italiane quindi l'ho scartata a malincuore. Occorre essere coscienti del fatto che l'inglese è importante e avere una laurea in Inghilterra vale tanto. Quindi ho deciso di restare a Manchester, studiare per l'IELTS (esame di lingua richiesto dalle università inglesi), e fare domanda per il master in giornalismo nelle università inglesi. Idea che i miei genitori hanno condiviso al 100%. Ho fatto domanda per 4 università, e mi hanno accettata in 3. Ho deciso di restare a Manchester perché ormai conoscevo la città e devo anche dire che qui ho degli amici fantastici. Città ideale anche per il lavoro che vorrei fare io. Voglio diventare una giornalista sportiva e fra Manchester United e Manchester City, sono molto spesso allo stadio! La cosa bella è che qui molte ragazze seguono il calcio, a differenza di quanto accade in Italia. Mi sento meno sola da questo punto di vista.

La tua attuale occupazione ti consente di essere un punto di riferimento per molti studenti. Eppure, allo stesso tempo, stai terminando i tuoi studi in International and Online Journalism alla University of Salford. Quanto il tuo essere ancora una studentessa ti aiuta nella tua professione?

In realtà, quello che studio non c'entra molto con il mio attuale lavoro. Io lavoro in una scuola di lingua inglese privata per studenti stranieri, la stessa dove io ho studiato per 6 mesi. Sapevano che stavo per lasciare Manchester e mi hanno proposto di restare e lavorare per loro. Nella scuola sono assistente marketing e, nonostante io non abbia una laurea in marketing, ho scoperto di avere una predisposizione per la materia. Ho la fortuna di avere una collega che mi sta insegnando tanto. È questa la cosa bella del Regno Unito, tutti sono disposti ad insegnare, puntano molto sui giovani e sulle loro capacità.
Tuttavia, la mia principale occupazione all'interno della scuola è quella di Students Ambassador. Provo a spiegare in breve di cosa si tratta. Nella scuola arrivano molti studenti da tutte le parti del mondo. Molti di loro arrivano con un livello d'inglese molto basso e hanno bisogno di aiuto su come muoversi all'interno della città: come aprire un conto in banca, come registrarsi dal medico, come muoversi con bus o tram ecc. Diciamo che io, essendo arrivata con un livello molto elementare, so cosa significa arrivare in una città dove ognuno ha un proprio accento e non sai come comunicare. Quindi in ogni studente che arriva, rivedo me stessa quando sono arrivata. Allo stesso tempo, organizzo attività come visite in città vicine Manchester, oppure per i musei, cinema... attività dove lo studente può imparare e svagarsi allo stesso tempo.

Avendo deciso di lasciare il Paese ad una così giovane età (se si può effettivamente parlare di "momento giusto"), quanto i tuoi genitori hanno guidato o addirittura influenzato le tue scelte?

Avevo 22 anni quando sono atterrata a Manchester la prima volta. I miei genitori alla fine hanno quasi sempre condiviso le mie idee. Mio padre più di mia madre. Lui ha lavorato molto nel nord Italia e anche all'estero. È lui stesso che mi spinge a restare qui. Onestamente, sono rimasti a bocca aperta quando hanno saputo che io, non cercando lavoro, ho trovato una buona occupazione. Una cosa del genere in Italia, non mi sarebbe mai capitata!!! Se tutto procede come spero, questo dicembre termino il master, e mia madre stessa mi ha proposto di andare in un'altra nazione ad imparare una lingua nuova. Parlando inglese e spagnolo, siamo d'accordo entrambe per il tedesco. Quindi è probabile che andrò 5/6 mesi in Germania nel 2015. Dimostrate ai vostri genitori che vi impegnate, che quello che fate vi piace sul serio e vedrete che loro stessi saranno i primi ad avviarvi verso nuove strade.

A soli 25 anni hai maturato innumerevoli certezze e fatto tesoro di importanti esperienze, avendo le idee sempre ben chiare. Si può dire lo stesso per il tuo futuro?

Si. In Italia per il momento non ci torno. Io voglio ancora viaggiare, imparare nuove lingue, e fare esperienze all'estero. Dove lavoro, la maggior parte degli studenti è araba e sto imparando anche l'arabo. Quando vivi in Inghilterra, tutto ciò che prima ti sembrava impossibile, diventa possibile. Ad esempio, la University of Salford mi ha permesso di fare un'esperienza stupenda. Avevo vinto un concorso per scrivere articoli in Sud Africa quindi vorrei continuare a fare progetti di questo tipo.
Magari, in futuro, tornerò in Italia. Sarei ipocrita se dicessi che la mia nazione non mi manca. Io amo il nostro il clima, il nostro cibo, la nostra storia. A Noci ho amici speciali che ogni volta che saluto, piango! Mai dire mai. Un giorno, forse, riuscirò a lavorare per il calcio italiano.

Uova e bacon a colazione, tè alle cinque del pomeriggio, un clima tendenzialmente freddo e spesso piovoso, il rigido rispetto per code e turni, forte attaccamento alle proprie tradizioni e ai propri costumi. Quanto di tutto questo corrisponde a quello che può essere definito uno stereotipo e cosa, invece, ti è apparso più marcato di quanto si è soliti immaginare?

All'inizio il clima è stato un trauma. Il 2012/2013 è stato davvero freddo. Ci sono stati due mesi dove non ha smesso mai di piovere. Per quello però, ormai, ci sono abituata! Adesso non ci bado nemmeno. Manchester non è una città di cui ti innamori a prima vista. È una città che va capita!
Per il cibo ancora non riesco ad adattarmi, motivo per cui i latticini nocesi sono diventati famosi a Manchester! Per la rigidità delle code alla banca e posta, non ho avuto problemi. Mio padre è esattamente come loro quindi sin da piccola sono stata abituata a rispettare file, semafori, e code!!! È divertente: ogni tanto mi dicono che potrei non essere italiana data la mia puntualità. L'unico stereotipo che considero veritiero è quello sul carattere degli inglesi. Sono persone fredde che difficilmente ti permettono di entrare nel loro giro. Sono freddi come il tempo. Durante la settimana sono tutti molto professionali, il weekend diventano amici di tutti. Anche qui comunque non si dovrebbe fare di tutta l'erba un fascio. Sono comunque persone che rispettano molto la cultura dello straniero e sono anche troppo gentili. Quando iniziano a conoscerti, ti danno confidenza e inizi ad entrare così nel vero mondo inglese.

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