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temperamente copiaTemperamente - Una sottile linea nera su sfondo bianco in copertina tratteggia un volto di profilo, che è anche un enorme orecchio in attesa di ascoltare quella Rivelazione promessagli nel titolo. Ed è ciò che si spera sfogliando le pagine spesse della quarta raccolta di Antonio Lillo, pronto a disattendere le aspettative del lettore: chiuso il libello, non solo il mistero della vita resta tale, ma vi si aggiunge una certa dose di dolorosa consapevolezza.

Attenzione, però: i testi di Rivelazione non pulsano di desolazione e sconforto. Ciascun racconto breve e ciascuna poesia della raccolta si fanno diario intimo e al contempo universale della parabola dell'esistenza. Il soggetto poetante dispone di una materia tagliente e morbida, che modella nei raccontini per offrire uno scorcio, un angolo visuale e indurre a leggere quel frammento della vita dell'uno in riferimento alla storia del genere umano tutto, del mondo.

Che il fil rouge dell'intera raccolta sia lo stesso poeta lo si capisce già da Quasi 40, il testo incipitario: una sorta di carta d'identità che fornisce tutte le chiavi di lettura di Rivelazione. Comincia così un viaggio nella memoria genetica del poeta, annunciato proprio dal racconto sopracitato: «Barba e capelli, a ripensarci, li portavo così per un motivo. [...] volevo assolutamente non assomigliare ai miei, a mio padre, a mio nonno, non ereditare le loro debolezze, le loro fisse, la riservatezza che si sfalda in risata se sono in imbarazzo. Più crescevo, invece, e più gli assomigliavo». Nonno, padre, figlio: questo è Rivelazione, un dialogo costante con il passato, con chi ci ha generato, con la malattia che annienta l'uomo e rinsalda i legami, e costringe il nipote a diventare padre di suo nonno, ad accudirlo come fosse un bambino anche dopo il trapasso: «allora ha preso coraggio e mi è venuto in braccio. Il mio nonno bambino ha poggiato la testa sul mio petto e si è lasciato cullare a lungo, fino a russare lievemente e a farsi così la prima dormita della sua morte da un anno a questa parte».

Se figura centrale della raccolta, dunque, è quella del nonno – e la malattia sua diretta interlocutrice –, non manca tutta una serie di personaggi cari all'autore: matti che al marciume sociale preferiscono il buio e il puzzo della fogna; umili che snocciolano verità, come quella di Peppe: «Lilli, mi dice, quando muori, quelli come te non vanno né in paradiso né all'inferno, finiscono sugli alberi a fischiettare con gli uccelli», o quella di Paoluccio, che «"Quante cose che ci sono nel mondo!", diceva, scoppiando in lacrime ogni volta, e si consolava così, d'esser non un ramo storto sulla terra, ma parte di una grandezza tale, che c'era bisogno anche di lui perché fosse completa»; dialoghi con tartarughe, topolini, gatte incapaci di dire cosa manchi all'affetto pieno di chi le accudisce; il Dio capriccioso al bar; l'umanità in crisi, che dovrà accettare l'aumento delle bevande («d'ora in poi, ci dicemmo, non solo la vita si farà più dura, ma saremo anche meno ubriachi per scordarcene») e che per prepararsi al peggio – nella fattispecie un nuovo diluvio di biblica memoria – dovrà farsi crescere le branchie.

C'è una profondità in Rivelazione che svela la maturità emotiva e artistica del suo autore. Antonio Lillo costruisce la raccolta su tre livelli di lettura: il percorso della morte e "resurrezione" del nonno, lo stesso percorso dell'umanità intera e, in ultimo, quello del poeta, rosa che «scossa dalle piogge di gennaio si aggrappa alle sue spine e resiste». Vi si racconta un passaggio dall'estate all'inverno, dalla scoperta alla consapevolezza.

Prosa e poesia, immagini dure e sublimi si fondono in un agglomerato scorrevole, attraente, certamente anche per l'assoluta sincerità della parola: non vi è traccia di finzione o esibizione alcuna, ché tutto quel che il poeta offre al lettore è frutto di uno scavo interiore, della decisione di mettersi completamente a nudo e mostrare le storture dell'esistenza, la sua bellezza e cattiveria.
È quest'autenticità, questo candore misto a disillusione, questo penetrare il mistero della vita senza necessariamente attendersi una risposta che cerco nelle mie letture: Rivelazione ne è latore. Leggetelo.

Antonio Lillo, Rivelazione, illustrazioni di Raffaele Fiorella, Pietre Vive Editore, 2014

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