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MercoledÌ, 19 Febbraio 2020 - 14:06

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09 15 Piccolofestivaldellaparolaterzagiornata 4NOCI (Bari)- E’ stata la musica (nella sua diversità di genere) la protagonista della terza giornata di “Piccolo Festiva della Parola”.Nella serata infatti, gli ospiti d’onore sono stati la cantautrice Teresa De Sio, che era già stata a Noci  in occasione della “Serata dell’emigrante” (n.d.r) e il cantautore Frankie hi-nrg-mc. In mattinata invece, presso il Chiostro delle Clarisse, si è svolto un interessante incontro con la responsabile dell’ Accademia della Crusca Stefania Iannizzotto, relativo ai cambiamenti che la lingua italiana ha subito e sta continuando a subire soprattutto grazie all’avvento di smartphone e pc.

09 15 Piccolofestivaldellaparolaterzagiornata 1All’incontro con la Iannizzotto, svoltosi attorno alle 11:00 hanno presenziato alcune classi dell’IIS “Da Vinci-Agherbino”, spronati dai loro insegnanti. La loro massiccia partecipazione, è ovviamente dovuta al tema trattato, che interessa molto da vicino tanto i ragazzi quanto gli stessi docenti. In base a quali requisiti una parola viene accettata dall’Accademia della Crusca (ed entra quindi a buon diritto a far parte della lingua italiana)? Quali profondi mutamenti ha subito la nostra lingua con l’avvento della radio prima, e dalla tv in seguito? Sono solo alcune delle domande a cui la Dott.ssa Iannizzotto ha tentato di rispondere.

Innanzitutto, bisogna sfatare il mito che è L’Accademia della Crusca a decidere quali parole debbano entrare a far parte della lingua italiana. E’ una “forma mentis” che corrisponde solo parzialmente al vero.
La dottoressa Innizzotto lo ha spiegato molto chiaramente: “Tanti ricorderanno il caso della parola “petaloso”, inventata da un bimbo molto perspicace. Noi dell’Accademia della Crusca, ci siamo limitati esclusivamente a complimentarci per il fatto che la parola fosse ben strutturata. Tuttavia, questo non significa che il termine sia stato accettato come parte integrante delle lingua italiana. Affinchè un neologismo ne entri a far parte, è necessario che sia usato frequentemente e per un tempo non certo breve. Chi di voi abitualmente usa l’espressione “petaloso”? Credo nessuno!”.
In buona sostanza, se non si vuole che una parola faccia il suo ingresso ufficiale nella lingua italiana, basta evitare di usarla! Siamo noi che decidiamo in fondo: l’Accademia della Crusca si limita a registrare soltanto i dati di frequenza d’uso. Veniamo però ai profondi mutamenti che la nostra lingua (dopo secoli di immobilità) ha subito a causa dell’avvento dei media. I pc e gli smartphone hanno completato ed accelerato ulteriormente l’opera di cambiamento avviata dalla radio prima e dalla tv in seguito. Si è arrivati alla nascita di quello che è stato ribattezzato “e-italiano”. Si tratta di una lingua né scritta né parlata, ma digitata e visualizzata su un display. Una lingua che non è superiore né inferiore a quella parlata o scritta: è semplicemente diversa.

L’ “e-italiano” ha i suoi codici e le sue regole, che anche i meno avvezzi al digitale devono imparare a conoscere, affinchè non ci siano troppe difficoltà comunicative con le generazioni più giovani. Non va dimenticato però, che se ci troviamo nel mezzo di un compito in classe o stiamo partecipando ad un concorso dove c’è in ballo l’assunzione, dobbiamo usare un registro diverso da quello abbracciato dalla lingua digitale. Niente abbreviazioni, niente espressioni onomatopeiche: insomma sarà di casa la formalità. Qualche curiosità a proposito delle abbreviazioni: le usava già il buon caro vecchio Leopardi nel suo “Zibaldone”. E le amate emoticons? “Usiamole pure, ma sforziamoci sempre di trovare delle espressioni che fungano da corrispettivi”- ha ribadito la dottoressa Iannizzotto, che ha consigliato tra l’altro: “Non accantonate mai la lettura, e non vergognatevi di avere sempre un vocabolario a portata di mano!”
09 15 Piccolofestivaldellaparolaterzagiornata 2Nel pomeriggio, sempre presso il Chiostro della Clarisse, è stato proiettato il video-documentario musicale “Craj-domani”, realizzato dal regista Davide Marengo nel 2005, con la partecipazione di Teresa De Sio, Giovanni Lindo Ferretti, Uccio Aloisi, Matteo Salvatore, Cantori di Carpino, Antonio Piccininno, Antonio Maccarone.
A seguire, vero le 17:30, il giornalista di “Repubblica”, Gianni Messa, ha moderato un interessante incontro con Teresa De Sio e il giornalista e scrittore Beppe Lopez. La cantautrice partenopea ha lavorato con Matteo Salvatore, figlio della tradizione popolare italiana, musicalmente parlando. Così come a suo modo lo è stato il grande Domenico Modugno.
Scattata personalmente dalla De Sio è la bella foto che capeggia sulla copertina del libro scritto da Beppe Lopez, che è andato a scavare veramente in tutti gli aspetti della vita dell’artista, comprese le grandi ombre che l’hanno segnata. Matteo Salvatore, pur essendo analfabeta ha lasciato un patrimonio di 150 canzoni che presto potrebbe rientrare tra i beni immateriali tutelati dall’Unesco. Parlando dei suoi ultimi anni di vita, Teresa De Sio lo ha descritto come “Una tigre inchiodata ad una sedia a rotelle! Aveva ancora tanta voglia di fare e di dare, ma il corpo era debilitato e attorno a lui si era creato il vuoto!”. Sono stati infatti in pochi quelli che gli sono rimasti accanto dopo quello che Salvatore definiva “l’incidente”. Una nota dolente, ma che per dovere di cronaca va chiamata con il suo nome: femminicidio!
Il carattere sanguigno, passionale e talvolta collerico del cantante, rendeva frequenti e sempre più drammatici i suoi raptus di gelosia nei confronti di Adriana, la donna con cui aveva intrecciato una relazione sentimentale e che gli faceva da assistente e da manager, accudendolo in tutto. Fu proprio in preda ad uno di questi raptus che in una notte del 1973, Matteo Salvatore strangolò Adriana, mentre la donna era nella vasca da bagno.
La sua carriera venne praticamente stroncata: il cantante fu condannato a 7 anni (ma ne scontò solo 4 per buona condotta). Fu Renzo Arbore a pagare il suo avvocato e una volta rilasciato, Salvatore si accampò con una tenda nel giardino della casa che il collega e amico condivideva al tempo con Mariangela Melato. Per quanto un artista sia stato grande, un femminicidio è una macchia indelebile, un gesto assolutamente ingiustificabile, ma quelle 150 canzoni, da cui traspare curiosamente un animo così diverso, esistono e non vanno artisticamente ignorate.
In serata, alle 19:30, in piazza Plebiscito, si è parlato ancora di musica. Questa volta però, protagonista un genere totalmente diverso: il rap!
09 15 Piccolofestivaldellaparolaterzagiornata 3Piccolo Festival della Parola si è infatti pregiato della presenza di Frankie hi-nrg-mc che con la sua ricchissima produzione si è ben guadagnato il titolo di pioniere del rap in Italia. Nel dialogare con la giornalista di RadioNorba Stefania Losito, Frankie ha ammesso di essersi sempre sentito attratto dalla scrittura, tanto da aver coltivato per un po’ di tempo l’ambizione di diventare giornalista o comunque di lavorare a stretto contatto con le parole. Cosa che poi è avventua,sia per le parole musicate sia per le pagine del suo libro, intitolato “Faccio la mia cosa”. Agli amanti del rap puro e colto, non sfuggirà sicuramente che si tratta del titolo di una delle canzoni più famose di Frankie, contenute nel suo primo album.

Il titolo rappresenta in realtà il messaggio che voglio lanciare: fare ciò che ci piace senza farci troppi scrupoli e troppi problemi”- ha dichiarato l’artista.
Il volume ha lo stesso ritmo di una canzone rap: è veloce, schietto e anche romantico. Si può certamente definirlo anche innovativo perché realizzato appunto con la tecnica della “lettura aumentata”. Nei punti in cui Frankie cita determinati brani, sono presenti dei QR code, che inquadrati con il cellulare, rimandano seduta stante ad link che permette di ascoltare il brano in questione.
“Non si può parlare di arte senza mostrarla in concreto”- ha precisato il rapper. E se l’arte figurativa si autodescrive attraverso le foto, quella musicale esige l’ascolto. Il libro è un racconto a doppio registro: Frankie racconta come sono nati l’hip hop e il rap e come è nato lui artisticamente. Nato il 18 luglio 1969, soli due giorni prima dell’allunaggio, Francesco di Gesù sembra davvero un “ragazzo venuto dalla luna”, per usare le parole del collega e rapper Fabri Fibra, che rimase folgorato sentendolo cantare in Tv. Domanda che un pò tutti ci siamo posti:il rap è un genere musicale prettamente “di protesta”? A detta di Frankie può anche esserlo ma non sempre, non è un binomio dissolubile quello rap-protesta sociale. Parlare di rap nel senso di estrinsecare una sensazione di disagio (anche totalmente personale) magari è già più appropriato.
Frankie confessa di essere partito con una intensa e pura passione: “Stavo facendo musica, davo voce a quello che sentivo, non mi importava in quale genere la gente avrebbe fatto rientrare ciò che stavo producendo, quale etichetta c’avrebbe appiccicato. In genere rifuggo sempre le persone che usano l’imperativo “devi” e ti dicono come vanno fatte le cose!
Stefania Losito ha chiesto a Frankie quale sia la parola che odia di più.
Di una saggezza e schiettezza incredibile la risposta del cantante: “Come posso odiare una parola? Le parole in sé non sono odiabili, ogni parola ha in sé una bellezza propria! Odiabile è chi le usa a sproposito, in senso distruttivo”
Prossimamente, “Faccio la mia cosa” diventerà un vero e proprio spettacolo teatrale che Franckie hi-nrg-mc porterà in tour per l’Italia.
Alle 21:30, presso il Nuovo Anfiteatro ex pisicina comunale, l’artista si è esibito in un applauditissimo showcase live. 08 15frankiehing

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