“Maria in-canta”: con don Giosy Cento tra musica e preghiera

05 11 DonGiosyCentoNOCI (Bari) - Prosegue la bella iniziativa ribattezzata “I sabati di maggio”, fortemente voluta dalla Parrocchia della Chiesa Madre per stimolare i fedeli, attraverso le dirette social, con spunti di riflessione originali in merito ai temi più attuali.

Perno principale attorno a cui ruota tutto è ovviamente sempre Maria Ss.ma, a cui è interamente dedicato il mese di maggio. Ospite d’eccezione della diretta svoltasi sabato scorso è stato don Giosy Cento, il notissimo sacerdote e cantautore che ha composto oltre 900 brani e tenuto circa 3.600 concerti. Facendo del “chi canta prega due volte” il motto della sua vita, Don Giosy ha proposto ai fedeli tre significativi brani: “Quando discende la sera” (composto da Romolo Rossi); “Fiore Meraviglioso” (di Giosy Cento) e “La carezza tua”, musicata su un testo dell’indimenticato e indimenticabile don Tonino Bello. Ad intervallare ogni brano, riflessioni che hanno presentato ancora una volta una Vergine Maria quasi inedita, in tutta la sua umanità. Una umanità che la avvicina ancora di più ai fedeli.

Don Giosy ha voluto esordire con quello che è stato il momento sicuramente più importante nella vita di Maria: l’annuncio dell’Angelo.
Al saluto “Ave o Maria, piena di grazia”, segue per questa fanciulla una notizia che la sconvolge: concepirà un figlio.
“Chi? Io che non conosco uomo?”- risponde Maria timorosa, quasi rifiutando, in un primo momento, di diventare la madre del figlio di Dio.
A quell’iniziale tentennamento, segue però il “Fiat voluntas tua”, espressione di totale accettazione. “Mi viene spontaneo pensare a tutte le famiglie che proprio in tempo di pandemia hanno ricevuto la notizia dell’imminente arrivo di un bambino. Una notizia tanto attesa e arrivata proprio nel momento in cui magari quasi tutte le speranze erano perdute”- ha affermato don Giosy, prospettando però anche l’altra faccia della medaglia- “Altresì penso a tutti coloro che hanno sventuratamente perso un bambino: un dolore aggiunto in questi tempi difficili. Il mio pensiero va anche a quanti non si sono sentiti ancora pronti ad accogliere un nuovo nato. Come le statistiche della pandemia confermano, ci sono state madri che hanno preso la dolorosa decisione di abortire. Ecco che nel silenzio si è levato anche il grido assordante dei bambini soppressi. A queste madri, a queste famiglie, dico una parola: coraggio! La misericordia del Signore è infinita per chi ad essa di affida con cuore sincero!”. Una volta proferito il suo sì, Maria deve affrontare anche la diffidenza iniziale di Giuseppe. Don Giosy ha citato  a questo proposito il film “Il Vangelo secondo Matteo” di Pasolini, la cui scena iniziale mostra Giuseppe che lancia a Maria e alla sua pancia appena accennata uno sguardo pregno di sgomento e delusione, derivanti dal sospetto di un tradimento che in quel momento è per lui quasi una certezza. Ripercorrendo ancora la vita della Vergine, la si riscopre in tutto e per tutto uguale a tutte le madri dei nostri giorni, preoccupate per il futuro dei figli e speranzose di garantir loro il miglior futuro possibile. Anche la Madonna vive con profonda angoscia i giorni della fuga in Egitto, spaventata da Erode che minaccia di uccidere suo figlio. Quando Gesù, appena dodicenne, si allontana dalla famiglia per sedersi nel tempio tra i dottori della fede e interrogarli, Maria e Giuseppe lo cercano angosciati. Il figlio, con naturalezza risponde loro “Perché mi cercavate? Non sapete forse che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”- e i genitori non comprendono immediatamente le sue parole. Succede la stessa cosa anche a tante madri e a tanti padri, che non sempre riescono a comprendere le decisioni dei figli, ma si sforzano costantemente in questo senso. Maria è anche la donna che dispensa il dono della fede, che riconduce le pecorelle smarrite presso il l’ovile del Buon Pastore. A questo proposito, don Giosy ha raccontato un episodio molto particolare: “Nel mio paese, dove la devozione mariana è particolarmente sentita, c’era un uomo che si vantava di essere ateo, e non perdeva occasione per ricordare che neanche da morto avrebbe gradito entrare in Chiesa. Sua moglie, che invece era una fervente cattolica, si ammalò a lasciò questa terra. Marito e figlia non misero piede in Chiesa, attendendo sul sagrato per l’intero svolgersi delle esequie religiose. Andai a porgere le mie condoglianze alla famiglia e me ne ringraziarono, facendomi però presente quanto fossero incompatibili il mio e il loro mondo. Tempo dopo, seppi che quest’uomo stava molto male, e dal suo letto d’ospedale chiedeva di vedermi. Giunto al suo capezzale, mi accolse con un “Don Giosy, finalmente”- che mi fece provare brividi di commozione. Accondiscesi al suo desiderio di confessarsi, e dopo il sacramento della riconciliazione, l’uomo mi fece una richiesta che mi stupì ancora di più. Voleva che lo aiutassi a ricordare l’ “Ave o Maria” che la sua mamma gli faceva recitare da bambino prima di dormire, e di cui aveva dimenticato le parole. Io recitavo la preghiera e lui ripeteva assieme a me. Spirò con il nome di Maria sulle labbra. Quando si tennero le esequie, in tanti mi domandarono come mai avessi portato in Chiesa un ateo che aborriva quel luogo. Risposi semplicemente che la Madonna ce l’aveva portato, non io!”
Nell’introdurre l’ultimo brano musicale, intitolato “La carezza tua”, non poteva mancare un affettuoso ricordo del suo autore, il pugliese don Tonino Bello, grande amico di don Giosy, che negli ultimi giorni della sua vita, tormentato da un tumore, aveva tappezzato il suo letto di immaginette della Madonna, asserendo che: “Voglio essere sicuro di poter percepire, per il poco tempo che trascorrerò ancora sulla terra, la carezza di Maria!”.

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