NOCI (Bari) - Lo svelamento dell'idendità del cantautore virtuale "Enantino" non era molto lontano prima del concerto dello scorso 3 agosto, a Masseria La Mandra, nell'ambito del primo appuntamento con Agricultura Festival 2018, tra laboratori didattici, enogastronomia e concerti.
La formazione musicale che esegue i brani del celebre folksinger della Murgia si era già esibita in altri contesti festivalieri, fino al mini tour "Sciatalgia e nostalgia" di quest'estate, con tappa conclusiva proprio nel paese d'origine di Enantino, Noci.
Ecco, appunto, la prima coincidenza: Enantino e il frontman Domenico Laera sono entrambi di origini nocesi.
Lo psicologo 36enne, ora polignanese d'adozione, aveva già fatto intendere a settembre 2017, dopo il suo live ad Aliano, in occasione del Festival "La Luna e i calanchi", di esser stato lui a registrare sin dall'inizio le canzoni di Enantino, che secondo la leggenda sarebbe nato a Noci nel 1920 e vivrebbe ora in una casa di cura.
Troppo "vecchio" molto probabilmente per una consapevolezza come quella del brano "L'amiche mi è recchiòne", ma allo stesso tempo perfettamente evocativo degli usi e costumi della vita contadina di un tempo.
Chissà, saranno state realtà e leggenda a forgiare il mito di Enantino, ma quel che è certo è che ora Domenico Laera non ha problemi nell'ammettere di parlare per lui.
Che le canzoni del folksinger della Murgia siano state solamente registrate ed eseguite dal nocese, non ci è dato sapere e questo contribuisce a mantenere ancora un'aurea di mistero intorno al mito di Enantino.
Quel che è certo è che Domenico Laera ha raccolto e diffuso questo patrimonio popolare (canzoni come Puttuène de na massère, A figghie du Mideche, Carmèle, Rète o parète e la stessa L'amiche mi è recchiòne), arricchendolo di inediti perfettamente in linea con il linguaggio e le atmosfere di Enantino, condensate in canzoni come A piche e Chedda cose.
Ad accompagnarlo venerdì in questo live atteso e nostalgico, seguito da fan sparsi per tutta la Puglia, c'erano suo "figlio" , il cantautore nocese Giuseppe Liuzzi, al basso e alla chitarra, il vero fratello Giovanni Laera (ukulele e chitarra), Francesco Bianco alla batteria e Francesco Sgobba Palazzi alle tastiere.
Un dialogo particolarmente "intimo" tra Enantino e i suoi fan che scorre sul filo di testi nudi, crudi e a volte anche sboccati, ma figli di una autenticità che sicuramente trova terreno fertile più nel passato della nostra terra e dei nostri nonni piuttosto che nei tempi presenti, seppur trattando temi senza tempo come l'omosessualità e il rapporto uomo-donna.
E se da un lato è difficile dare volto e voce a un personaggio ormai mitizzato nelle nostre menti, il gruppo di Enantino venerdì ha reso l'operazione il più piacevole possibile, con la giusta leggerezza, come in un dialogo già cominciato tra i fan e l'artista, che si chiama Domenico Laera, in arte Enantino.
{gallery}/media/jw_sigpro/users/0000000548/2018-08-06enenatinochack{/gallery}






















