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NOCI - Sulla rivolta del pane a Milano nel 1898, che a causa del criminale ordine di Bava Beccaris di sparare con i cannoni sulla folla inerme costò la vita a ben 80 persone, la storiografia da tempo ha condotto delle minuziose indagini. Parimenti anche i tumulti di Bari dell'aprile dello stesso anno hanno avuto una qualche attenzione storiografica, ma privi di ogni riferimento a quanto accadde a Noci in quello stesso arco di tempo.


storia_1898_mulinoPrima di trattare degli episodi occorsi alla nostra cittadina vale la pena ricordare che per sanare la crisi di bilancio, dovuta anche alle folli imprese africane di Crispi, il Governo decise di ricorrere a nuove imposte ed in particolare all'odiosa tassa sul pane, da cui derivò un alto rialzo del costo di questo elemento di primaria importanza per i ceti meno abbienti. Si disse, con una certa ironia, che su 7 bocconi di pane 3 erano di tasse, poiché in effetti la imposizione fiscale aveva superato il 40%. D'altra parte i grossi proprietari terrieri convinti che il prezzo del grano dovesse subire degli aumenti, a causa di un cattivo raccolto avuto nel 1897, si rifiutarono di immettere sul mercato il prezioso cereale, gettando nella disperazione il proletariato urbano e rurale.

(Il vecchio mulino a cilindri sulla Via per la Madonna della Croce. Foto tratta da : Pasquale Gentile - Noci : percorsi storici nel centro antico, Noci, 2007)


Così, già nel dicembre 1897 in Basilicata ci furono le prime avvisaglie di sommossa, a cui fecero seguito i tumulti nel gennaio del 1898 in Sicilia e nelle Marche. Il Governo, non prendendo atto della gravità della situazione, reagì con la più spietata repressione. Ma il 27-28 aprile il malcontento esplose spontaneamente a Bari e a Foggia e contemporaneamente si registrarono sommosse, spesso guidate da donne e ragazzini, in diversi centri minori come a Molfetta, Modugno e Minervino murge.


Nel nostro centro in quell'anno si erano appena svolte le elezioni, dopo l'ennesimo scioglimento dell'amministrazione. Votata a grande maggioranza fu la lista "popolare" che faceva capo all'on. Vito De Bellis, discusso esponente della sinistra moderata. L'incarico quindi veniva affidato al dott. Sebastiano Miccolis con tre assessori: Vito Notarnicola, Vito Attolini e Luigi Palazzi. Il Consiglio era composto, inoltre, da Giuseppe Caramia, Nicola Tinelli, Giambattista Palazzi, Vito Nicola Romanazzi, Ignazio Curci, Giuseppe Recchia, Giuseppe Tartarelli, Francesco Paolo Morea, Giovanni Fazio, avv. Giuseppe Saponari, Stefano Leoconte, avv. Vito Lenti, cav. Oronzo Lenti, Nicola Intini, Sebastiano Dongiovanni e Onofrio Pace.


L'amministrazione alla fine di aprile, su indicazione degli organi prefettizi e probabilmente emulando i provvedimenti assunti da tempo a Putignano e Gioia del Colle, prendeva delle importanti decisioni. La Giunta il 28 aprile deliberava misure per la vendita del pane a prezzi agevolati e contro la disoccupazione. Entrambi i provvedimenti venivano adottati espressamente per impedire che il malcontento di una larga fetta di cittadini, oppressa dai bassi salari e dall'alto costo del pane, degenerasse in turbamenti dell'ordine pubblico. Si deliberava così l'acquisto di 100 q.li di granone al prezzo di lire 20,40, da vendersi al minuto al prezzo di centesimi 15 al kg. andando a carico del Comune la partita totale di lire 540.

Contestualmente per alleviare la disoccupazione si dava immediata esecuzione alla realizzazione di diverse opere pubbliche, alcune già deliberate dal R. Commissario nel 1897. In particolare la sistemazione della strada Progresso appaltata a Giuseppe Silvestri per lire 1.360,44, il completamento dei lavori per la sistemazione della strada S. Maria la Croce appaltati a Leonardo Sgobba e Pietro Sansonetti per lire 760, la riparazione dei basolati interni delle strade S. Giovanni e Torre (su progetto dell'ing. Palermo), da eseguirsi in economia «per dar lavoro al maggior numero possibile di operai e scalpellini che in questo paese costitui[vano] una classe numerosissima, non eccedendosi all'uopo la spesa di £. 500» ed infine la sistemazione degli uffici municipali «nella vecchia residenza». In mancanza di fondi si decideva quindi di stornare i denari da altri capitoli di spesa.


Questi provvedimenti, però, non servirono a placare gli animi. Dagli oscuri tuguri dove abitavano i ceti meno abbienti si levava cupa la protesta, anche perché la qualità del pane confezionato con quella farina era davvero immangiabile. Fu questa l'origine di un grave malcontento che sfociò, il 1° maggio, in un corteo di protesta, che chiedeva all'amministrazione nientemeno che la ripartizione delle terre demaniali ai poveri. Alla manifestazione parteciparono sicuramente i socialisti nocesi Francesco Paolo Cazzolla, l'avvocato Riccardo Intini e Francesco Zito. Il primo fu denunciato per violenza al sindaco ed ai Carabinieri della Stazione di Noci (il 21 Giugno 1898 il Tribunale lo condannò a tre mesi di reclusione), il secondo per oltraggio al sindaco, il terzo perché resisteva alle intimazioni di scioglimento del corteo.


Tuttavia se la protesta non degnerò in tumulto lo si dovette, in qualche misura, alla stessa presenza dei socialisti, che incanalarono le contestazioni tutto sommato nell'ambito delle forme consuete e senza degenerare, come accadde invece in altri paesi, in aperta violenza. A Modugno, per esempio, dove non c'era traccia neppure di un'organizzazione sindacale, intervenne l'esercito sparando contro una folla senza controllo che scagliava sassi e bastoni. D'altra parte il sindaco Sebastiano Miccolis per far fronte alla protesta fece affiggere un manifesto ove prometteva, forse in attesa dei rinforzi dell'Arma, che per il 4 maggio si sarebbe proceduto alla ripartizione delle terre.


Il 4 maggio per procurarsi il grano il sindaco otteneva dal sottoprefetto di Altamura il blocco transitorio delle "esportazioni" del prezioso cereale. Successivamente il 5 maggio la Giunta prendeva un altro provvedimento, onde impedire che l'investimento del Comune ridondasse, come al solito, «anche a vantaggio degli agiati», deliberava di limitare il concorso del Comune ad un nuovo tipo di pane di terza qualità (a Bari si confezionava invece quello di seconda qualità), commestibile solo ai più poveri. In particolare si provvedeva di far vendere un tipo di farina (40 lire al q.le) con cui confezionare un pane che doveva essere commercializzato a 30 cent. il kg e fino al 15 giugno, cioè fino al nuovo raccolto. Sicché, data la scarsa quantità di grano in commercio, si decideva che il Comune doveva assicurarsi la fornitura della farina presso il molitore Nicola De Tintis. Il 7 maggio il Consiglio ratificava la delibera di Giunta del 28 aprile, ma degna di nota fu l'assenza del sindaco, forse contrariato perché il nuovo prefetto di Bari, gen. Pelloux aveva stigmatizzato il suo operato per aver promesso "inconsultamente" la ripartizione delle terre.


Lo stesso 7 maggio il consigliere Francesco Paolo Morea propose l'acquisto di una migliore qualità di farina, perché sebbene il prezzo di cent. 30 rappresentasse un vantaggio per i consumatori, pure la scadente qualità delle farine adoperate dava luogo ad un grave malcontento e toglieva «ogni pregio al benefico prevedimento». La risposta del presidente del Consiglio fu che la cattiva qualità del pane dipendeva dal confezionamento del prodotto, perché altre volte quel pane era risultato addirittura "eccellente", anche se prometteva, comunque, di studiare il caso.


Così la Giunta il 9 maggio 1898 deliberava per il miglioramento della qualità del prezioso alimento adibendo alla confezione del "pane per i poveri", anziché la farina di sesta, quella di quinta qualità. Il presidente specificava che tale variazione si rendeva necessaria specialmente nell'interesse dell'ordine pubblico, assicurando la calma ed evitando malcontenti. Nel frattempo della situazione ne approfittava l'ala agraria del Consiglio che invitava la Giunta a deliberare un altro provvedimento: rimandare ad agosto la formazione dei ruoli delle tasse sul valore locativo di esercizi, rivendite e vetture pubbliche e private, perché date le condizioni di crisi la maggior parte dei contribuenti mancando «dei mezzi necessari per far fronte ai pagamenti delle imposte» sarebbe stata «esposta alle spese coattive di riscossione e ai pignoramenti».


I risultati dei fatti di maggio furono le dimissioni, l' 8 giugno 1898, di Sebastiano Miccolis e la elezione di Nicola Tinelli. Il prefetto, gen. Pelloux, fece sciogliere, come in tutta la provincia di Bari, il locale circolo socialista. Nelle successive competizioni amministrative l'elettorato si spostava dal moderatismo del partito debellista a quello agrario, rappresentante dei grossi proprietari terrieri. I ceti più poveri continuarono a vivere in condizioni miserevoli dopo che per un giorno avevano sperato, toccando il cielo con un dito, che sarebbero stati proprietari di quelle terre del demanio.

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