Chiostro delle Clarisse, mercoledì 11 marzo, ore 18:00
NOCI - «Serve la separazione delle carriere»; «La riforma rende la giustizia più efficiente»; «Il sorteggio eliminerà lo strapotere delle correnti nel CSM»… La riforma serve a impedire «l’intollerabile invadenza della magistratura» (Giorgia Meloni); Serve a riequilibrare «i poteri tra politica e magistratura» (Alfredo Mantovano); «Oggi serve a noi, domani servirà a loro» (Carlo Nordio); Obiettivo finale: «mettere i pubblici ministeri sotto l’esecutivo» (Andrea Delmastro delle Vedove).
Mettendo semplicemente in fila il primo ed il secondo gruppo di dichiarazioni si svela immediatamente il progetto politico di questa riforma: se infatti, da un lato, si può affermare, senza alcun timore di smentita, che dopo la riforma Cartabia i passaggi di funzione dalla magistratura requirente a quella giudicante, e viceversa, sono diventati rarissimi (meno di 30 magistrati l’anno su oltre 9.000), che la riforma costituzionale oggetto del referendum non accelererà i processi, non stabilizzerà i precari della giustizia, e soprattutto non ridurrà gli errori giudiziari, o, ancora, che il sorteggio mina competenza e autorevolezza e non esiste in nessuna parte del mondo per ruoli di alta garanzia democratica; d’altro canto, è di tutta evidenza che la posta in gioco sia l’equilibrio tra i poteri dello Stato, essenziale in una democrazia, perché obiettivo, ed effetto, concreto di questa riforma è Indebolire il potere giudiziario, su cui la politica otterrebbe un controllo diretto.
C’è un aspetto ulteriore, importantissimo, su cui vale la pena insistere, perché dà la misura della “postura” di questo Governo e della sua maggioranza rispetto al confronto democratico: per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, una riforma costituzionale di questa portata, che interviene su ben 7 articoli della Costituzione, è arrivata in Parlamento blindata dal Governo, approvata senza possibilità di modifica, nemmeno di una virgola.
Il Parlamento è stato di fatto cancellato. Questa riforma però non risolve i problemi della giustizia, anzi li ignora del tutto.
Ma non è una riforma che riguarda i magistrati, o non solo. È una riforma che riguarda tutte e tutti noi, è un voto sui nostri diritti. Se l’autonomia della magistratura viene indebolita, anche i diritti dei cittadini diventano più fragili: dalle cause di lavoro alle decisioni sui diritti civili, serve un giudice indipendente per garantire tutela effettiva.
E ogni voto conta. Questo referendum infatti non prevede quorum: vince chi prende un voto in più.
Allora, informiamoci, parliamone, partecipiamo.
Mercoledì 11 marzo, alle ore 18, presso il Chiostro delle Clarisse (Noci), dopo i saluti di Marta Jerovante, Segretaria del Circolo di Noci del Partito Democratico, lo faremo con Gigia Bucci, Segretaria Generale CGIL Puglia; Giuseppe Trisorio Liuzzi, Avvocato e Ordinario di diritto processuale civile presso l’Università degli Studi di Bari; Ubaldo Pagano, Consigliere Regionale del Partito Democratico e Presidente Commissione Bilancio.























