Antonello Pizzarelli, la determinazione di chi non teme i sacrifici

03-18-antonello pizzarelli-2NOCI (Bari) – Antonello Pizzarelli (in foto) con i suoi 20 anni ha deciso, tre anni fa, di lasciare tutto e accettare una proposta di lavoro a Bruxelles, dove vive attualmente. Non sono mancate le rinunce e forte è ancora oggi la nostalgia per Noci e per la sua famiglia, ma l'amore per il proprio lavoro e la sua forte ambizione hanno spinto Antonello a dar voce alla voglia di conquistare, con determinazione e non senza sacrifici, il suo posto in questo mondo.

Hai iniziato a lavorare all'età di 14 anni come cameriere durante i fine settimana e qualche volta aiutando tuo padre. Per quale ragione hai sentito l'esigenza di iniziare a lavorare così presto?

Ho iniziato così presto non solo perché sono stato da sempre affascinato da questo lavoro, ma anche perché ho sin da subito sentito l'esigenza di avere la mia indipendenza così da poter soddisfare autonomamente i miei piccoli sfizi. Per questa mia scelta, devo ringraziare soprattutto i miei genitori e l'educazione che mi hanno dato. Da sempre mi hanno trasmesso il valore del lavoro suggerendomi che, qualora non avessi avuto voglia di continuare gli studi, avrei dovuto iniziare a lavorare, sebbene non mi hanno mai fatto mancare nulla.

Il tuo impegno lavorativo è proseguito anche quando hai iniziato a frequentare l'Istituto Alberghiero: hai deciso di tenerti occupato anche durante l'estate lavorando per quattro anni presso il lido Camaiore in Toscana. Cosa ti ha spinto dopo questa esperienza durata quattro anni a tornare a Noci?

Ciò che mi ha spinto inizialmente a tornare a Noci è stata l'esigenza di cambiare aria dopo aver trascorso quattro anni nello stesso posto e di ritrovare maggiore stabilità. Purtroppo però non è stato così semplice e, infatti, sono stato costretto a fare due lavori contemporaneamente. Dopo qualche mese ho ricevuto una proposta di lavoro a Bruxelles che, dopo un'iniziale esitazione, ho accettato: oggi sono esattamente 3 anni e un mese che vivo qui a Bruxelles.

Senza alcuna ombra di dubbio, puoi ritenerti una persona che, nonostante la sua giovane età, ha sempre dato importanza al lavoro. Per un ragazzo giovane come te, questo ha comportato delle rinunce sotto altri aspetti?

Indubbiamente questo mestiere comporta delle evidenti rinunce: durante i weekend diventa difficile uscire con gli amici, come fanno tutti i miei coetanei, o ancor peggio, nel mio caso sono costretto a stare lontano da famiglia e amici, oltre a dover considerare la difficoltà di trovare una stabilità sentimentale; ogni cosa, anche le più "normali", diventano difficili, come ad esempio quella di coltivare un hobby. Le rinunce sono dunque tante, ma diventano sopportabili quando si ama il proprio lavoro, così come io faccio.

Dopo esserti fermato per un po' di tempo a Noci, hai deciso di lasciare l'Italia e trasferirti a Bruxelles, affermando nella tua presentazione "avendo già 20 anni". Credi che questa sia l'età migliore per prendere una decisione importante come quella di lasciare famiglia e amici e ricominciare una vita lontani dalla propria casa?

Non esiste un'età giusta per lasciare l'Italia: si possono avere 20 anni, come nel mio caso, o anche 18, la cosa davvero importante è aver voglia di lavorare e di imparare continuamente cose nuove. Purtroppo però sono pochi i giovani che trovano il giusto coraggio per lasciare tutto e partire, spinti dalla paura e dalla comodità del dipendere dalla propria famiglia. Io personalmente avevo 20 anni quando ho deciso di partire: è stato quello il momento in cui mi si è presentata la giusta occasione e in cui ho capito che non sarei potuto restare a Noci.

Oggi, quasi quotidianamente, bisogna fare i conti con quella che conosciamo come "crisi". Ritieni che sia davvero questa la motivazione che induce sempre più giovani a lasciare l'Italia e a cercare lavoro in altri Paesi?

Innanzitutto personalmente credo che se si ha davvero voglia di lavorare, il lavoro lo si può trovare ovunque, anche a Noci: come si suol dire, volere è potere! La questione è un'altra: a Noci le condizioni lavorative non sono delle migliori, bisogna spesso accontentarsi di poco e può anche capitare di non essere sufficientemente tutelati. Io, stanco di tutto questo, ho deciso di dire basta. Ma ripeto, non tutti sono pronti a prendere una decisione così radicale. Tornando alla domanda: è vero, molti giovani oggi lasciano il proprio paese a causa della crisi, ma ci sono anche tanti altri che decidono di partire per il semplice gusto di fare una nuova esperienza e per la volontà di imparare nuove cose o di approfondire la conoscenza di una lingua straniera.

Se la situazione in Italia fosse stata diversa e quindi più favorevole, avresti comunque lasciato Noci o avresti, al contrario, preferito lavorare vicino al tuo paese d'origine?

Il mio mestiere è bello anche perché ti permette di viaggiare e di fare nuove esperienze. Se non ci fosse stata la crisi io sarei comunque partito, optando per il lavoro stagionale (6 mesi al mare e 6 mesi in montagna), perché penso che alla mia età sia giusto viaggiare e visitare nuovi posti prima di trovare quello in cui decidere di fermarsi. Credo che se mi fossi fermato per sempre a Noci, sarei stato limitato e non avrei avuto la possibilità di progredire. Non escludo che un giorno, dopo aver fatto tutte le mie esperienze, potrei tornare a Noci e perché no, magari aprire un ristorante tutto mio.

Attualmente, data la tua distanza fisica da Noci, quale rapporto hai mantenuto con il paese e con tutto ciò che a questo ti lega?

Ho sempre mantenuto un buon rapporto sia con il mio paese che con tutte le persone care che che mi legano a lui. Ho sempre il mio gruppo di amici che mi aspetta a braccia aperte e che mi incoraggia in tutto quel che faccio. Noci resta il mio paese e lo porto con me ovunque io vada, insieme alla mia famiglia e ai miei amici ai quali sono davvero tanto legato.

 

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