Rischia una condanna per diffamazione aggravata chi offende online. Il monito della Suprema Corte sull’uso dei social: è sufficiente che le brutte parole siano riconducibili alla persona presa di mira
LECCE - Al giorno d’oggi è necessario prestare molta attenzione nell’utilizzo dei social network. A detta dei giudici italiani, rischia infatti una condanna per diffamazione aggravata chi offende su Facebook e ciò anche se non ha fatto nomi ma le brutte parole sono riconducibili alla persona presa di mira. Il monito arriva dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 10762 del 25 marzo 2022, ha respinto sul punto il ricorso di una donna che aveva scritto offese pesanti riferendosi a una conoscente, definendola nana per la bassa statura.



























