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NOCI24.it

Quotidiano on-line della città di Noci (Bari)

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03 02 enzo silvestriNOCI (Bari) – Intraprendere la carriera militare quasi sempre si rivela come una scelta coraggiosa, insolita e che richiede molta forza, non solo fisica ma soprattutto interiore. Enzo Silvestri nel 2002 ha deciso di seguire la sua vocazione, con la convinzione che “difendere la propria patria e giurare di morire per essa non è da tutti”. Numerose sono state le sue missioni e gli elogi ricevuti nel corso della sua carriera, ma non pochi sono stati anche i sacrifici che Enzo ha affrontato con coraggio e dedizione.

Cosa maggiormente ti ha affascinato a tal punto da decidere di avvicinarti, subito dopo il diploma, alla vita militare?

Sai, di solito i giovani si avvicinano a questa vita perché ti garantisce uno stipendio sicuro a fine mese. Io nel 2002 ho deciso di arruolarmi perché sono sempre stato affascinato dallo stile di vita del Soldato, ma quello con la “S” maiuscola, perché difendere la propria patria e giurare di morire per essa non è da tutti, è un giuramento solenne e fedele, cosa che non tutti a mio parere riescono o si sentono di fare. E poi mi sono sempre piaciute le regole, il dover vivere con gente che ha i tuoi stessi ideali e che ha lo stesso fine, cercando di far rispettare le regole per una comune e civile convivenza.

Quali sono state le tappe più importanti nella formazione di questo lungo percorso?

Sicuramente il primo anno e mezzo a Roma presso il 1° Reggimento Granatieri di Sardegna, dove mi hanno dato un’impronta solida di soldato, perche è vero che mi piacciono le regole e lo spirito di corpo, ma l’Esercito porta anche a tante limitazioni: il dover rinunciare all’essere civile, a dire sempre si anche quando non pensi che sia così, il non tornare a casa anche per mesi, ecc. Diciamo che mi hanno modellato. Un’altra tappa importante, forse la più importante, è stato il periodo trascorso presso le forze speciali dell’Esercito, per la precisione ho fatto parte del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti Ranger di stanza a Bolzano. In questo reparto ho passato cinque anni e mezzo, dove mi sono evoluto professionalmente, e dove ho capito il significato della parola “sacrificio”; per poter far parte di questo corpo infatti ho dovuto fare delle selezioni durissime e, nonostante le avessi superate, rimasi in bilico fino alla fine del primo anno di formazione. Ti racconto un aneddoto per far capire ai nostri amici lettori a cosa mi riferisco. Il primo giorno a reparto, precisamente il 08/07/2004, io ed altri sei colleghi che giungevamo da Roma, ci eravamo messi in contatto con il Reggimento affinché appena arrivati a Bolzano qualcuno ci venisse a prendere, visto e considerato che non conoscevamo la città (adesso sorrido nel raccontarlo ma quel giorno…). Presi accordi e giunti a Bolzano, non trovammo nessuno in stazione, quindi ricontattammo il reparto e non appena sentirono la mia voce, iniziarono a gridare dicendoci di arrangiarci e che la navetta per il reparto era partita visto e considerato che noi (il treno in realtà) non eravamo stati puntuali; quindi, con tre valige enormi a testa e zuppi fino alle ossa, riuscimmo a raggiungere il reparto auspicando una meritata doccia, ma non era quello che ci aspettava: il nostro istruttore appena ci vide ci diede 30 minuti di tempo per svuotare le valige, preparare lo zaino con determinati equipaggiamenti, pronti a partire per tre giorni di pattuglia nei boschi Altoatesini. Ecco il mio benvenuto a Bolzano.

Tra le tue missioni, di inevitabile menzione sono i sei mesi vissuti in Afghanistan, vero e proprio “teatro di guerra”…

Come noto l’Afghanistan è un teatro di guerra, e tra le molteplici attività svolte dall’Esercito Italiano e dal mio reparto (missione di pace ed umanitaria), io avevo il compito di CPT (Close Protection Team), cioè insieme ad altre sette persone facevo la scorta ad un generale italiano, addetto in quel teatro come Deputy Chief of Staff Stability del Comando ISAF, quindi ogni giorno ero in giro per Kabul affinché il mio generale si rapportasse con gli enti Afgani per aiutare questa popolazione in notevole difficoltà. Io e miei colleghi avevamo il compito di portare la pelle a casa sana e salva (in gergo militare), prima quella del generale e dopo la nostra perché lui era la nostra preoccupazione principale.

Ci sono stati momenti in cui hai avvertito momenti di tensione per la tua incolumità?

Paura? Bhé si ed anche tanta. Ogni giorno ero in giro per la capitale Afgana, ed ogni giorno c’era un’auto bomba che esplodeva, e in quei casi le pensi sempre tutte, e pensi ai tuoi cari lontani migliaia e migliaia di chilometri che attendono con ansia la sera affinché arrivi una tua chiamata ad allietare il loro stato d’animo. Ricordo ancora gli occhi di mia madre quando partii per la prima volta per l’estero, uno sguardo fisso nel vuoto, tremante, rotto da una lacrima che solcava il suo viso. Sono cose che non dimentichi più, soprattutto quando diventi genitore e ti immedesimi nel ruolo.

Quali sono stati i riconoscimenti più importanti ottenuti durante questi anni?

Il riconoscimento più importante, che non mi farà fare strada in carriera, ma moralmente mi ha fatto sentire importante, è stato il ringraziamento di un cittadino americano, che l’anno scorso a Noci durante una chiacchierata sul mio lavoro, mi ha abbracciato e con le lacrime agli occhi mi ha detto: “Thank you so much for your job in Afghanistan.” E’ stato il riconoscimento più grande che io abbia mai ricevuto. Poi ufficialmente, ho ricevuto un Encomio Semplice rilasciatomi dal Deputy Chief of Staff Stability del Comando ISAF per il lavoro svolto alle sue dipendenze, ed un Elogio rilasciatomi dal mio vecchio Comandante di Reggimento.

Attualmente quale ruolo ricopri?

Attualmente sono un Carabiniere Scelto e presto servizio nelle Marche. Effettivamente manca un passaggio, nel 2009 sentivo l’esigenza di volermi creare una famiglia, cosa che il 4° Reggimento Alpini Paracadutisti Ranger non mi permetteva di fare, poichè tra addestramenti, corsi e missioni non mi dava la possibilità di intraprendere relazioni, in quanto non ero mai presente a Bolzano, ed allora mi si propose l’occasione di fare un concorso nell’ Arma dei Carabinieri, concorso che ho poi superato.

Nonostante la tua forte passione mostrata sin dall’inizio verso la carriera militare, quali sarebbero gli aspetti da circoscrivere tra i lati negativi di questa professione?

Mi fai una domanda pericolosa! Comunque come in tutti i lavori ci sono i pro e i contro, e nel mio lavoro precedente, cioè nell’Esercito e in quel reparto, il lato negativo per me è come detto prima il non poterti creare una famiglia, o per lo meno porre le basi solide per poi crearla.
Anche nel mio lavoro attuale ci sono dei lati negativi, uno su tutti è quello di non essere tutelato dalle istituzioni, in quanto ogni giorno sei di pattuglia fuori, non sai chi potrai mai incontrare e se malauguratamente ti imbatti in qualcuno che non ha nulla da perdere e ti costringe a fare cose a cui non vorresti mai pensare, passi dalla parte del torto. Infine l’altro aspetto negativo, a mio parere, è lo stipendio; faccio una piccola premessa, ringrazio il Signore che ogni mese ricevo un salario, visto che c’è gente che non percepisce nemmeno quello, ma a confronto con le altre polizie d’Europa e il rischio giornaliero, siamo messi veramente male. Speriamo di crescere un giorno, come Stato Europeo, adeguandoci al trattamento che altri stati membri riservano già alle forze dell’ordine. Il nostro lavoro ci espone inevitabilmente a rischi legati al dover quotidianamente affrontare gente malavitosa…e posso garantire che la maggior parte delle persone che ricopre questo ruolo lo fa con passione e dedizione…convinti di poter contribuire a rendere migliore questa società. Credo quindi che dovremmo essere maggiormente tutelati dallo Stato che rappresentiamo, il quale dovrebbe agire con lo spirito del buon padre di famiglia che tutela i suoi figli… perché noi siamo figli dello Stato, e come tali difendiamo il nostro “padre”. Purtroppo però, troppe volte quello stesso padre si dimentica quali figli deve tutelare e quali punire.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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